Recensione LA SIGNORA DELLE CAMELIE di Alexandre Dumas

signora camelie

Editore: Feltrinelli, 2013

Autore: Alexandre Dumas (traduzione di Cinzia Bigliosi)

Pagine: 288

Prezzo€ 9.00

Link al sito Feltrinelli

Ho appena terminato questo libro con la voracità che solo una grande scrittura è in grado di provocare!

Ben ritrovati lettori, oggi vi parlerò di un testo non proprio conosciutissimo, pur essendo un classico della letteratura ottocentesca. Qualche giorno fa, come mio solito, mi aggiravo tra i succulenti corridoi della mia amata Feltrinelli e, gira che ti rigira, il mio occhio cade su questo titolo che così tante volte ho avuto il piacere di incontrare nei miei studi, senza mai aver avuto la curiosità (o meglio, lasciandomi trascinare dalla pigrizia) di approfondire. Ebbene sì, devo dirvi che “La signora delle camelie” mi ha lasciata senza fiato!

Il motivo secondario (e decisivo) che mi ha incoraggiata all’acquisto è stata la lettura delle prime righe di questo romanzo:

È una mia opinione che si possano creare dei personaggi solamente dopo aver studiato molto gli uomini, così come non si può parlare una lingua se non a condizione di averla imparata veramente. Non avendo ancora raggiunto l’età in cui si inventa, qui mi accontenterò di raccontare. Invito dunque il lettore a credere all’autenticità di questa storia i cui protagonisti, a eccezione dell’eroina, vivono ancora.

Era successo: me ne ero innamorata e mi ero terribilmente incuriosita! Vi svelo una piccola chicca: l’autore, Alexandre Dumas, è figlio dell’omonimo romanziere e drammaturgo (per capirci, il padre de “I tre moschettieri” e de “Il conte di Montecristo”).

Fatta questa piccola premessa, passiamo alla trama del romanzo. Pubblicato per la prima volta nel 1848, esso ripercorre l’infelice vicenda amorosa tra Marguerite Gautier, una delle prostitute più famose dell’epoca a Parigi, ed il timido ed appassionato (piagnucolone, aggiungerei) Armand Duval. Il racconto è sempre condotto in forma di prima persona, ma senza cedere alla stanchezza di una prospettiva unica: dal discorso del narratore (che fa da cornice ideale al testo) si passa al racconto vero e proprio di Armand, per poi scivolare nelle lettere di Marguerite. Il bello nasce proprio dalla capacità analitica di scandagliare gli animi di entrambi gli amanti: con una predilezione, a mio parere, per quello di Marguerite.

La storia inizia quando il narratore, venuto a sapere di una vendita all’asta, scopre che una delle mantenute più famose di Parigi è morta e, per pagare i suoi creditori, la casa è in vendita, insieme a numerosi oggetti di lusso.

Ricordandosi della donna che più di una volta aveva incontrato in città, egli ne rievoca un ritratto talmente vivido e realistico da suggerirci una reale conoscenza da parte di Dumas:

Fin troppo alta ed esile, possedeva al massimo grado l’arte di far sparire nell’oblio della natura con un abile uso dell’abbigliamento. (…) Il volto, meraviglioso, era oggetto di una civetteria speciale. Era tutto piccolino e sua madre, come direbbe de Musset, sembrava averlo fatto con particolare cura.

Non riporto altro, per non privare il lettore del piacere di seguire le pagine che, con la delicatezza degna di un pittore di miniature, descrivono i tratti del volto della donna. Non diceva il falso, questo narratore, quando parlava di una storia vera! Curiosando nella biografia di Dumas figlio, ho scoperto che nelle vicende di Armand si riflettono, almeno in parte, le sue: Marguerite è Marie Duplessis, una prostituta con cui egli aveva intrecciato, per qualche tempo, una storia amorosa e tormentata. Tisica, febbricitante, indipendente come lei nel carattere, Marguerite è la vera eroina del nostro romanzo. Per quanto deprecabile possa sembrare, in virtù dell’esercizio di uno dei mestieri più antichi del mondo, ella non può che conquistare, a poco a poco, la simpatia e l’appoggio del lettore, che non vedrà in lei nient’altro che una ragazza affamata di vita ma soprattutto d’amore.

Perchè “La signora delle camelie”? Lo stesso narratore lo rivela nel ricordo di quella famosa cortigiana, che frequentava abitualmente teatri e feste:

Marguerite assisteva a tutte le prime e trascorreva ogni sera a teatro o al ballo. A ogni commedia nuova si era certi di vederla, insieme a tre cose che non l’abbandonavano mai e che, occupavano sempre il parapetto del palco in platea: l’occhialino, un sacchettino di caramelle, e un mazzolino di camelie. Per venticinque giorni al mese le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse; non si è mai conosciuta la ragione di tale varietà di colore che io segnalo senza poterla spiegare e che gli abituali frequentatori dei teatri dove essa si recava più di frequente e i suoi amici avevano notato come me. Non si era mai vista Marguerite con fiori diversi dalla camelie. Ecco il motivo per il quale la signora Barjon, la sua fioraia, aveva finito per chiamarla la Signora delle Camelie, e il soprannome le era rimasto.

Non crediamo all’ingenuità del narratore e capiamo perfettamente a cosa si riferisca il colore delle camelie.

Ma mi sto perdendo in chiacchiere, per cui ritorno alla trama. Dicevo, il nostro narratore si reca all’asta degli oggetti della casa della donna e, per qualche strano motivo, decide di acquistare un libro: “Manon Lescaut”, che contiene una dedica ad un certo Armand. Lo stesso Armand, qualche giorno più tardi, si reca a casa del narratore per chiedergli di restituirgli il libro, a cui è legato un ricordo importante con Marguerite, sua amante. Da questo incontro, a cui poi seguiranno altri, nasce una complicità tra il narratore ed il povero Armand, che decide di raccontare nei minimi particolari la storia del suo infelice amore e di come, animato dal desiderio di sottrarre la donna alla vita dissipata, le abbia regalato l’unica passione autentica e disinteressata della sua vita. Ma la tragedia nasce nello scontro con le convenzioni sociali: il rapporto tra Armand e Marguerite, che ad un certo punto sembra aver raggiunto una stabilità idilliaca, precipita nel momento in cui il mondo ideale si scontra con le durezze, le malelingue e le convenzioni della bigotta società: la purezza di un amore, nata dal fango, è restituita al fango stesso. Tutto ciò avviene senza puntare il dito contro nessuno: è questo che lascia al lettore un senso di amarezza profondo. La tragicità è insostenbile poiché ognuno ha le proprie ragioni. E le ragioni del cuore a volte non bastano, per quanto un amore possa essere sincero.

Armand è un uomo dal carattere introverso, tant’è vero che il primo incontro con Marguerite si rivela un fallimento: è il tipico inetto “Sveviano” (se per inetto intendiamo una totale incapacità di relazionarsi con il mondo esterno e con le convenzioni sociali). La presentazione di Marguerite come personaggio positivo ed eroico, passa soprattutto attraverso le sue parole. Il suo amore è puro, sembra innalzare l’animo di Marguerite da diavolo tentatore ad angelo del focolare. Al contrario, il personaggio di Marguerite, non apparirebbe interessante agli occhi del lettore se il suo comportamento non subisse delle trasformazioni nel corso della vicenda: da prostituta gaudente a donna raffinata, legata all’amore dell’unico uomo capace di guarire le ferite del suo cuore. Armand, con la sua totale devozione, diventa per la donna un’ancora di appoggio. Non si tratta di colpi di fulmine o di passioni subitanee. L’amore di Marguerite per l’uomo, a mio parere, pur essendo vero, nasce da una necessità propria, egoistica. Sembra che a spingerla ad amare quest’uomo sia più l’idea dell’amore, che l’uomo stesso. Armand non è la passione della sua vita ma la sua ragione per cambiare vita, la possibilità che gli è stata data di abbandonarsi tutto alle spalle. Questo spiegherebbe il fatto che una donna dal carattere così forte si sia lasciata andare all’amore idealizzante e totalizzante di Armand. A me, personalmente, questo biondino che neutralizza se stesso pur di conquistare la donna amata, fa un po’ pena. È quasi insopportabile! Viene da chiedersi come una donna come lei abbia deciso proprio di trascorrere la sua vita con lui. Chi può mai capire cosa si celi dietro il cuore di ogni donna? Tuttavia il passato non è una bestia così semplice da eliminare, e bussa alle porte del suo nuovo mondo paradisiaco (la loro casa in campagna sembra una riproposizione del locus amoenus e dell’otium pastorale di tanta letteratura latina) proprio quando pensa di esser passata a miglior vita. Da lì il precipizio inarrestabile e la triste constatazione della propria impotenza di fronte alle ingiuste ed incomprensibili conseguenze del suo passato. La storia della prostituta sembra “insegnare” che non esiste redenzione senza il sacrificio estremo.

Non si resta insensibili al fascino del personaggio di Marguerite Gautier. La protagonista è amorevole nei suoi capricci, nei toni nevrastenici, nella sua sete di riscatto e di libertà, nella sua commovente scoperta dell’amore ed infine, nel suo martirio conclusivo. Dumas costruisce un personaggio complesso, che conquista ed intenerisce, ma fa anche riflettere sulle conseguenze delle azioni e su come, a volte, nella vita si sia costretti a subire dolorose scelte altrui, senza via di scampo.

Non ci stupiamo se la Traviata di Verdi, una delle opere più conosciute al mondo, sia basata su questo prezioso racconto di Dumas.

La mia frase cult:

Io sono di quelli che credono che il tutto sia nel poco. Il bambino è piccolo e racchiude l’uomo; il cervello è limitato e custodisce il pensiero; l’occhio non è che un puntino e abbraccia tutto lo spazio.

Se vi siete incuriositi, correte a leggerlo e non ve ne pentirete!

Ioanna

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Piccola Crisalide ha detto:

    Ciao! Complimenti per la recensione, davvero stupenda! Ha rafforzato la mia intenzione di inserire questa lettura nella challenge e, soprattutto, di affrontarla al più presto!
    Complimentissimi anche per il bellissimo sito!
    A presto e in bocca al lupo per la challenge! 😀

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  2. Paper leaves ha detto:

    Grazie per tutti questi complimenti! Sono contenta che ti sia piaciuta la recensione, ho amato questo libro… in bocca al lupo anche a te! 🙂

    Ioanna

    Liked by 1 persona

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