Recensione STANZA, LETTO, ARMADIO, SPECCHIO di Emma Donoghue

room

Pagine: 341

Oscar Mondadori, 2016

Immaginate di essere chiusi in una stanza qualunque della vostra casa. Siate sinceri: quanto tempo resistereste?

Immaginate ora di essere costretti a vivere in una stanza. Mangiare, dormire, passare le proprie giornate senza vedere mai la luce del sole, senza sapere cosa accade al di là di quelle quattro mura, se non attraverso le immagini di una misera tv. Ad una dei protagonisti del romanzo di Emma Donoghue accade proprio questo. In una giornata come tutte le altre, una giovane universitaria è rapita con l’inganno da uno psicopatico, e relegata in un capannone blindato in cui è stata costruita la Stanza. “Room”, non a caso, è il titolo del film diretto da Lenny Abrahamson nel 2015, ispirato al romanzo finalista del Booker Prize 2010 e approdato nelle sale cinematografiche italiane soltanto il mese scorso.

 

room (1)

Tra le quattro pareti la ragazza è costretta a subire gli abusi del suo rapitore, mentre il mondo si interroga sulla sua misteriosa scomparsa e sulla probabile morte. Come si può immaginare, in conseguenza alle ripetute violenze, la ragazza rimane incinta.

Immaginate ora di non conoscere il mondo. Di venire alla luce su un tappeto sporco, di avere come unico riferimento una madre giovanissima e di avere a disposizione solo gli oggetti di una singola Stanza: questo è esattamente ciò che capita a Jack, il bambino che racconta la sua storia a partire dal giorno del suo quinto compleanno:

“Oggi ho cinque anni. Ieri sera quando sono andato a dormire dentro Armadio ne avevo quattro, ma adesso che mi sono svegliato su letto, al buio, abracadabra: ne ho compiuti cinque. Prima ancora ne avevo tre, poi due, poi uno, poi zero. «Sono mai andato sotto zero?»

«Eh?» Ma’ si stiracchia tutta.

«Lassù in Cielo avevo meno un anno, meno due, meno tre?»

«No, no, il conto è cominciato solo quando sei atterrato qui»”

Jack e la sua Ma’ trascorrono le giornate insieme facendo passare il tempo, si fa per dire, nel migliore dei modi: fanno ginnastica, guardano la tv, leggono, giocano, mangiano quel poco che l’uomo porta a casa di tanto in tanto. Anche le notti sembrano tutte uguali: quasi ogni sera Jack dorme in un armadio, e, quando Old Nick (una sorta di uomo nero agli occhi del bambino) torna a dormire nella Stanza, il piccolo conta il numero dei cigolii provenienti dal letto senza capire bene cosa quell’uomo orribile faccia a sua madre. Quando Jack compie cinque anni, la sua Ma’ è relegata in quella stanza da sette. Durante quel periodo la ragazza ha costruito per il bambino un mondo fittizio e assurdo per proteggerlo. Jack vive in un mondo immaginario, perché per lui il mondo è la Stanza, nient’altro. Ma la ragazza non riesce a più a vivere in quelle condizioni: la prigione diventa di giorno in giorno sempre più soffocante, per cui decide di raccontare, con grande tatto e sensibilità, la verità: al di là della Stanza esiste un mondo inimmaginabile, in cui tutto sarà una scoperta per il piccolo Jack. Ella lo convince ad escogitare una fuga, ma non sa che il passaggio dal chiuso della Stanza all’ esterno sarà più complicato del previsto…

Il mio giudizio su questo libro è decisamente positivo: l’autrice, attraverso una sensibilità grandissima, che non tutti gli scrittori hanno, racconta una storia dolorosa dal punto di vista di un bambino. Un bambino che si pone delle domande, che cerca conferme nella sua mamma, che pretende, nella sua ingenuità, ciò che lei non può darle, come le candeline per la sua torta di compleanno. Jack fa i capricci, come tutti i bambini. Jack ama i programmi per bambini, soprattutto “Dora l’esploratrice” perché è l’unica che gli rivolge delle domande a cui rispondere.

Forse proprio per questo motivo sua madre decide di coinvolgerlo nella fuga: sente di non essere abbastanza, sente che è crudele privare il suo bambino dell’immensità del mondo, sente che non è giusto né per lui né per sé stessa. Di sicuro non è un racconto semplice. Quando si parla di tematiche come abusi, violenze, spesso ci si trova di fronte a storie quasi insopportabili da leggere. La novità del romanzo è proprio questa: il punto di vista del bambino attutisce e allo stesso tempo esaspera i contorni dolorosi, li rende spigolosi e taglienti per l’immaginazione del lettore. “Stanza, letto, armadio, specchio” è una storia drammatica, molto, ma allo stesso tempo è una storia di speranza, di riscatto. Dalla violenza, paradossalmente, nasce l’unica possibilità di salvezza per la giovane madre. Il lettore si sente coinvolto in prima persona: conosce ogni angolo della Stanza, impara a seguire pazientemente e con una certa ansia le giornate di Jack e della sua Ma’, teme il peggio ad ogni visita di Old Nick, fa il tifo per Jack quando si renderà protagonista di un’azione eroica e commovente.

Si tratta di un libro che coinvolge insopportabilmente tanto, sia nella prima parte, in cui sono raccontate le giornate di madre e figlio in una stanza di pochi metri quadrati, sia nella seconda, con il progetto della fuga e di una possibile salvezza. Devo riconoscere che non mi sono annoiata mai, anzi, sono entrata da subito in simbiosi con i pensieri di Jack, ho avuto paura per lui e la sua mamma, ho aspettato pazientemente che tutto finisse nel migliore dei modi, mi sono commossa nel finale. Solitamente prediligo le storie drammatiche, ma il tocco “infantile”, ingenuo ed originale della narrazione mi ha convinta ancora di più, se non addirittura, spiazzata. Non aspettatevi un libro piacevole. Tutto è descritto in maniera  nuda e reale, seppur nell’ irrealtà e nell’ assurdità della situazione in cui i due sono costretti a vivere. È una storia che colpisce come un pugno nello stomaco. Ma ve lo prometto: vi innamorerete di Jack, diventerete suoi genitori, amici, complici. I suoi ragionamenti, così lineari come quelli di ogni bambino ma allo stesso tempo così lucidi e spietati, vi metteranno in difficoltà più di una volta e vi inviteranno a riflettere su argomenti apparentemente scontati.

Imparerete che la realtà, a volte, non è esattamente quella che conosciamo, ma quella che costruiscono gli altri per noi. E capirete che, se c’è anche una minuscola, impercettibile e difficilissima possibilità beh, quella microscopica possibilità, se c’è il coraggio, può diventare una salvezza, per sé stessi e per gli altri. Regalatevi o regalate questo romanzo, per tornare bambini come il piccolo Jack ma allo stesso tempo per guardare la vita da una prospettiva matura, diversa ed insolita.

Ioanna

 

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