Recensione IL RUMORE DELLE COSE CHE INIZIANO di Evita Greco

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Pagine: 328

Rizzoli

Le cose quando iniziano fanno rumore. Adesso per me le cose che iniziano fanno il rumore dei tasti mentre scrivo queste parole. Ogni volta che riascolterai quel rumore saprai a cosa pensare, ogni volta che ne sentirai uno diverso saprai che qualcosa di nuovo sta per accadere.

È questo quello che nonna Teresa insegna alla nipotina Ada, a prestare attenzione a quale rumore fanno le cose quando iniziano. A volte sentirà tonfi e botti, altre volte saranno soffi di vento, ma ogni nuova cosa è portata da un suono.

L’amore e la malattia hanno il loro rumore, Ada lo sa.

Questo romanzo funziona proprio così: in un alternarsi di mormorii e colpi viene narrata la storia di un’unione viscerale (tra la nonna e la nipote) e di infiniti dubbi e sensazioni; Teresa è in fin di vita e Ada, che non ha nient’altro che lei, si trova a fare i conti con la paura della perdita, della solitudine, del cambiamento. Tutto quello che le rimane della nonna sono i suoi insegnamenti e i suoi ricordi. Tuttavia Teresa l’ha protetta, l’ha fatta crescere in un mondo che ha costruito appositamente per Ada, la quale ora non si sa orientare, non sa vivere. Evita Greco costruisce un personaggio sempre disposto a fare un passo indietro rispetto al mondo, la sua è una personalità incorrotta, sembra non essere mai stata toccata dal mondo reale. Ad essere reale è, invece, il suo dolore. Davanti alla vita che cambia riemergono le ferite del passato, quelle ferite che la nonna le aveva fatto dimenticare. La possibilità della perdita genera nella protagonista un senso di smarrimento che prova anche il lettore. Il mondo di Ada e quello che condivide con sua nonna è ovattato, sembra di ascoltare una storia sussurrata all’orecchio, sembra che la scrittrice stia raccontando un segreto al lettore.

La delicatezza della vita della protagonista, l’amore integro della quale è portatrice, colpirà le vite di Giulia, l’infermiera che si occupa di Teresa, ormai affezionata ad entrambe, con la quale costruisce un rapporto d’amicizia completamente basato sul bisogno e sulla loro reciproca diversità, e Matteo, l’uomo che incontrerà riflesso in uno specchio, un grande amore. L’incontro di questi tre personaggi segna il cambiamento del tono. Nella seconda parte del libro la storia non è più sussurrata, arrivano i colpi, i tonfi, seppur mai sferrati con violenza eccessiva; l’intrecciarsi dei loro mondi è la messa in scena dell’imprevedibilità della vita: Ada è convinta che le esistenze siano fatte per tagliare la strada di altre esistenze e più volte si interroga sull’importanza di cambiare involontariamente la vita di qualcuno; quando per caso questo accade si è irrimediabilmente costretti a sterzare, a mutare direzione, ad arrendersi all’imprevedibilità. Ada spalanca agli altri personaggi un mondo che è fatto di cose semplici, di ricordi, di un rapporto completamente esclusivo con Teresa, di insegnamenti senza tempo, ma soprattutto un mondo caratterizzato dall’affetto per le piccole cose.

I personaggi sono messi davanti a grandi interrogativi: in che direzione sta andando la loro vita? Sono loro a condurre il viaggio o ormai percorrono sentieri sicuri e senza stimoli? Dove vogliono andare e con chi? Matteo si chiede quando ci si può considerare un adulto, scambia la felicità per la sicurezza e così questa si rivela solo apparenza, comprende che la serenità necessita di una sofferta ricerca; anche Giulia sarà costretta a fare i conti con ciò che vorrebbe essere e ciò che realmente è. I più importanti quesiti li solleva involontariamente proprio Ada, così fuori dalle dinamiche della realtà, costretta nel suo mondo molto più concreto e saggio di quello reale, lei che crede che diventare grande significhi restare soli, terrorizzata dagli addii che costellano la sua vita, proprio lei che dimostrerà il contrario, che riuscirà involontariamente e silenziosamente a stravolgere le loro esistenze.

Le scrive sua nonna:

Sei bella come un mattino di maggio, che se anche piove, sai che ogni cosa è pronta sbocciare. Che se anche piove, ogni cosa pare una promessa di un giorno di sole.

La vita di Ada sta sbocciando, fa un rumore diverso. Così come per Matteo, Teresa e Giulia, tutto è in movimento, tutto si rigenera, come la terra con la pioggia.

Questa è una storia di ricerca, di crescita, di speranza e di rinascita. Evita Greco ci pone davanti ad una riflessione sul dolore e sul suo superamento, ci dice che la soluzione che tanto spesso cerchiamo lontano da noi è racchiusa nelle piccole cose. Ma questa è anche una storia che parla di coraggio, quello che ci vuole per arrendersi al dolore della perdita così come della vita e dei suoi scherzi, ma anche il coraggio di riconoscersi felici, di ammettere di non avere più paura. Sembra suggerirci che non importa quanto distanti siamo: quando si crea un legame tra le vite questo diventa indissolubile e la cosa più importante che ci resta sono le cose che quella vita ci ha insegnato. Quello che rimane non è mai insufficiente, non è mai insignificante, anzi è potente.

Teresa scrive alla nipote:

Diffida di quelli che credono di poter spiegare tutto. Certe cose non si spiegano. Ridi, piccola mia. Ridi più spesso che puoi. E sbagliati. Arriva tardi, allunga la strada. Sporcati. […] Non avere paura, se le cose banali ti fanno felice. Le cose banali hanno un pregio: il più delle volte sono vere.

Questa autrice è stata una bellissima scoperta. Difficilmente dimenticherete il rumore che fa il suo libro quando inizia.

Elisa

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Cuore Zingaro ha detto:

    Come promesso eccomi…ho amato molto questo libro che somiglia alla mia vita in diverse sue parti. Una scoperta bellissima Evita Greco come bellissimo il rumore che fanno le sue parole.

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  2. Paper leaves ha detto:

    Grazie per essere passata! Ci fa piacere sapere che per te questo libro è stato molto importante ❤

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