Recensione EQUAZIONE DI UN AMORE di Simona Sparaco

sparaco

Pagine: 345

Giunti

Mi sono presa un po’ di tempo per scrivere questa recensione. 

È una di quelle storie in cui anneghi totalmente e quando ne esci fuori hai bisogno di riprendere ossigeno prima di ricominciare a parlare.

E credo che anche parlarne sia bello e difficile allo stesso tempo perché è uno di quei libri che leggi tutto d’un fiato, ti appassionano ma poi ti lasciano un magone enorme, terribile dentro. Mettetevi comodi lettori, perché stavolta la farò un po’ più lunga del solito (non me ne vogliate!). Dunque, si parla d’amore, ma non di amore, come dire… normale.

Iniziando a leggere Equazione di un amore, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte all’ennesimo amore “malato”. Lei è un’ingenua e ama lui follemente, ma lui, pur amandola, la respinge. Conoscete casi simili? Dio mio, che odio questi “amori”! Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ne ha incontrato uno. Può capitare (soprattutto quando si è ancora molto giovani, ma non è detto) di trovare una persona che, non si sa come, non si sa perché, ci conquista immediatamente. Non si tratta di quegli amori ragionati o cresciuti nel corso del tempo, ma di quelle fulminee palpitazioni che nascono da un incontro fortuito. Ecco, questo è quello che succede alla protagonista, Lea.

Lea vive a Singapore, in un appartamento costoso insieme a suo marito Vittorio, uomo ambizioso e avvocato di successo. Ha lasciato Roma per vivere in un mondo totalmente diverso e apparentemente perfetto. Vittorio è premuroso, innamorato e vorrebbe costruire insieme a Lea una famiglia. Tutto sembrerebbe fantastico, detto in questi termini. Ma ecco il problema: il cuore di Lea. Un cuore infelice, che non si dà pace. Che nasconde al marito un passato sentimentale sofferto ed inconcluso.

Qualcosa cambia quando il romanzo scritto da lei, Diario di un’expat, viene approvato da una piccola casa editrice romana: Lea sarà costretta a tornare a Roma e ad imbattersi, ancora una volta nel suo amore – non amore di sempre, Giacomo, incontrato per la prima volta sui banchi di scuola.

Il filo che tiene unite le due vite è rappresentato da una formula fisica:

dirac

“Cos’è?”domandò, continuando a guardarsi intorno con circospezione.

L’equazione di Dirac”.

E chi è?”

“Paul Dirac, il fisico che la formulò nel 1928. Un’ equazione d’onda, che riguarda il fenomeno della possibile correlazione quantistica tra le due particelle di cui ti ho parlato. Gli ignoranti della fisica la chiamano l’equazione dell’amore.”

Fece una pausa. “Se fossimo due particelle quantiche,” continuò in tono giocoso “ora che siamo venute in contatto, dovremmo essere considerate un unico sistema, di fatto inseparabili per l’eternità.”

Le vite intrecciate di Lea e Giacomo si comporteranno esattamente come queste due particelle indivisibili, seppur lontane negli anni e nello spazio.

Il rischio di spoiler è dietro l’angolo, per cui preferisco darvi i miei buoni motivi per comprare e leggere questo travolgente ed appassionato romanzo:

1 – i personaggi: impossibile, almeno per me, non immedesimarmi in Lea. È la tipica ragazza coscienziosa e riflessiva che tuttavia, davanti all’amore, è capace di perdere qualsiasi tipo di freno o orgoglio. Ci prova, ci prova eccome, ma non le riesce.

È una testarda dell’amore, una di quelle che credono alle sensazioni di pancia, di cuore. L’altro, Giacomo, è apparentemente il tipico “stronzetto” (passatemelo) indeciso della situazione. Sì, tu sai bene di cosa sto parlando. Di quella persona che ti vuole e poi si allontana, torna quando vuole, ti infuoca corpo e mente e poi, inspiegabilmente, per i motivi più strani, torna sui suoi passi. Che strazio! Quante volte me la sono presa con lui mentre leggevo, quante volte, come la protagonista, ho cercato di capire cosa si nascondesse dietro quei comportamenti irritanti. Di cosa ha paura l’altro se mi ama così follemente? Perché si allontana ogni volta? Ecco, forse questo non è un romanzo adatto a chi sta vivendo un amore di questo tipo. Però, forse, lascia intravedere un piccolo spiraglio di luce. Dietro i comportamenti delle persone, esistono motivazioni a cui mai saremmo arrivati. Ed è proprio il caso di Giacomo, che nasconde per anni ed anni un segreto terribile, che l’ha sempre frenato alla storia d’amore.

Il problema, in questa vicenda come nella realtà, sono le tempistiche. Quando puoi amare sei incasinato, quando finalmente trovi l’happy end il destino si diverte, ancora una volta, a giocare brutti scherzi. Ho trovato estremamente interessante anche il fatto (non scontato) che l’autrice abbia dato al lettore un ritratto psicologico molto forte del marito di Lea. Vittorio rappresenta l’amore giusto, quello che ti fa star bene, quello che ti fa conoscere la luce dopo il tunnel dell’odio e dell’amore che ti toglie tutte le forze.

È un personaggio positivo e con le sue ragioni, un uomo che si è costruito con sacrificio una carriera ed è arrivato ai livelli più alti solo grazie alle sue capacità.

Egli è estremamente pratico: raggiunge una stabilità lavorativa e una stabilità sentimentale. L’esatto opposto di Giacomo, che vive di ideali, ideali mescolati a paure insormontabili. Un uomo che non sa ciò che vuole perché, in fondo, non sa neppure chi è in realtà.

Lea ha un marito ricco, vive una vita agiata, non ha bisogno di lavorare, l’uomo che l’ha sposata vuole solo una cosa da lei: un figlio. Che non arriva. Ma è anche una donna che ha messo da parte le sue ambizioni. Mettere da parte Giacomo significa anche mettere da parte sé stessa. Ed è proprio nel momento in cui scrive il libro che ella ha la possibilità di incontrarlo di nuovo.

Il dramma sta proprio in tale situazione: ogni personaggio ha le sue ragioni e questo sembra rendere impossibile o difficilissima ogni decisione;

2 – le coincidenze. Ok. Inizialmente ho pensato che ci fosse un meccanismo un po’ troppo preciso in questo romanzo, ovvero il sistema di coincidenze. Possibile che questi due riescano sempre a ritrovarsi a distanza di decine di anni nel più improbabile dei modi? E niente, alla fine mi sono dovuta arrendere. Perché, a ben vedere, nella vita capita esattamente questo. Esistono coincidenze che non ti aspetti ma soprattutto che non vorresti aspettarti quando ti lasci una persona alle spalle. È un romanzo che annienta l’idea di passato come appunto “passato”, cancellato, dimenticato. Qui non si dimentica nulla. Proprio nulla;

3 – il cerchio perfetto: il finale. Ci sono pochi finali che mi hanno spiazzata come questo. Mi sono talmente immedesimata in Lea che non vedevo l’ora di arrivare alla fine. Forse, inconsciamente, per capire se, almeno la Sparaco, poteva dare delle risposte ad un amore di questo tipo, un amore totalizzante e neutralizzante al tempo stesso. Di fronte a storie come queste due sono le cose da fare: chiudere totalmente, troncando ogni collegamento, ogni possibilità di incontro o di contatto; oppure fare l’esatto e masochistico contrario: aspettare ogni giorno quella persona, quella telefonata, quel messaggio. C’è da uscire pazzi. E la domanda che appunto mi sono fatta è: come se ne esce? Almeno a Lea, cosa potrà succedere? Durante la lettura mi sono data varie possibilità, tutte a favore, ovviamente di Lea a cui mi sono affezionata tantissimo, perché è un personaggio estremamente realistico; una persona, anzi, che crede nei sentimenti, nella possibilità di essere felice seguendo il proprio cuore. Una persona che si identifica nella storia d’amore al punto tale da spegnersi in sua mancanza. Una sorta di eroina, di paladina della giustezza dell’amore, per quanto sbagliato, angosciante e insano possa sembrare. E, ragazzi, nessuna delle mie ipotesi è risultata corretta. Davvero, sono rimasta completamente spiazzata. Lea, che eroina non è ma è una ragazza, una donna come tante, alla fine del romanzo, si pone una domanda: cambio e seguo il mio cuore oppure lascio perdere tutto e mi abbandono ad una vita “giusta” ma infelice? Non posso dirvi nulla, lascio a voi scoprirlo! Vi dico solo che, alla fine, tutto trova un suo posto. Il cerchio si chiude, l’ingranaggio riprende a funzionare, nonostante tutta la sofferenza;

4 – quello che lascia. Non è solo una storia d’amore. È una storia di felicità che parte da noi stessi e si trascina nel rapporto con chi amiamo. La Sparaco l’ha capito bene e lo fa capire bene: amare sé stessi coincide con l’amore per l’altro. Non si mette in cattedra ma lascia agire i suoi personaggi: ho adorato questo approccio alla storia e alla scrittura. Senza pesi, senza nulla da insegnare. Se non si sta bene con sé stessi è impossibile cercare la sicurezza e la felicità di cui abbiamo bisogno tra le braccia di chi vorremmo al nostro fianco. Inutile, dannoso, soffocante. Questo vale sia per Lea che per Giacomo. Inoltre pone una riflessione non indifferente: al giorno d’oggi, con facebook, whatsapp, ed ogni sorta di social network, si è perso il diritto a “rimuovere” un ricordo? A cancellare una persona (reperibile ovunque e a qualsiasi ora)? Difficile dimenticarsene se continui a farti un giro sul suo profilo…

5 – la scrittura. Inutile dirvelo, forse a questo punto della recensione si sarà già capito. La scrittura del romanzo trascina in un modo strepitoso. Io mi sono totalmente isolata con la lettura di questo libro, l’ho letto in tre giorni, tutto d’un fiato. Lo ritengo anche molto cinematografico: sarebbe bello vederne una trasposizione sul grande schermo! Fortissima la Sparaco a tenere magistralmente alta l’attenzione in ogni passaggio della sua scrittura ad altissima tensione emotiva. Mi ha ricordato, per alcuni versi, One day, di David Nicholls (che vi consiglio caldamente!) Bello bello bello.

Ci sono amori che aprono spazi e altri che quegli spazi li riempiono. Amori che spalancano finestre, facendo entrare il vento, la pioggia, la neve; e altri che si preoccupano solo di proteggere, di tenere al riparo dalle intemperie. Giacomo era stato uno di quegli amori dolorosi, da porte aperte e mai richiuse. Era colato negli interstizi delle mattonelle, nelle crepe dei muri, non con l’intento di  colmare o livellare, piuttosto con la voracità di un’infiltrazione. Eppure, il loro era stato un legame indissolubile, di quelli che si nutrono nell’oscurità dei ricordi.

Ho sempre pensato che la scienza e la letteratura fossero incompatibili tra di loro. Beh, questo romanzo è l’esatta dimostrazione del contrario. L’incontro tra l’oggettività di una formula della fisica e la poeticità di un rapporto d’amore è quello che non ti aspetti. La regolarità delle coincidenze sposa l’imprevedibilità e l’intensità della passione tra due persone.

Ci sono amori che non si concludono e che non si concluderanno mai. Sono come delle porte aperte, rappresentano milioni di possibilità proprio perché non hanno mai raggiunto la potenzialità di una storia concreta.

E voi, varcherete la soglia di quella porta di nuovo oppure deciderete di chiuderla per sempre?

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Ioanna

 

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