Recensione NEYLA. UN INCONTRO, DUE MONDI DI Kossi Komla – Ebri

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Edizioni dell’Arco

Pagine: 103

Ben ritrovati, cari lettori! Oggi vi parlerò di un libro inconsueto, forse perché inconsueto è stato il modo in cui ne sono venuta in possesso.

Avete presente i venditori africani ambulanti di libri? Quelli che si aggirano per le città con il plico di libri sottomano e che si avvicinano (a volte insistendo un po’ troppo) per metterveli sotto il naso?

Beh, a me è capitato spesso, così come spesso ho risposto con un saluto frettoloso o con un “No grazie”. Una volta, però, ho deciso di fermarmi, per curiosità.

Il risultato è qui tra le mie mani: un libricino di un centinaio di pagine intitolato “Neyla. Un incontro, due mondi”, pubblicato nel 2002. L’autore, Kossi Komla – Ebri è uno degli scrittori più conosciuti nell’ambito della narrativa africana contemporanea. Lo ammetto: prima di leggere questo libro non mi ero mai imbattuta in uno scrittore africano. Ci capita quotidianamente di leggere americani, inglesi, francesi, russi, tedeschi… ma il continente nero resta nella nostra immaginazione relegato alla dimensione dell’esotico e dello sconosciuto. La percezione di sconosciuto da parte di noi europei è spiegata bene nella prefazione alla storia, curata da Peter N. Pedroni (Department of French and Italian, Miami University, Oxford, Ohio). Pedroni spiega come negli ultimi anni sia cambiata la percezione della realtà africana, non più analizzata attraverso gli occhi estranei di chi l’ha “sottomessa”, ma dal punto di vista, ad esempio, di immigrati, che attraverso una “letteratura testimoniale” hanno restituito al mondo europeo, e, nel nostro caso, alla realtà italiana, una dimensione diversa, sentita, familiare, ancestrale e sofferta.

Ad una prima lettura “Neyla” appare come una storia d’amore drammatica. Il protagonista, che si identifica con lo scrittore, si rivolge per tutta la durata del romanzo a questa donna, come se la storia non fosse altro che un lungo dialogo. Un dialogo che si trasforma, a sua volta, in conversazione con sé stesso, spingendolo ad interrogarsi sulla vita e sulla sua identità. Ecco, in “Neyla” l’idea di identità è un concetto chiave, tutto sembra ruotare attorno a questa parolina magica. Di cosa è fatta la nostra identità? Del posto in cui viviamo, della nostra lingua, della nostra cultura. Più in là della nostra istruzione, del nostro lavoro, del ruolo che ricopriamo nella società. Il protagonista, un ragazzo africano che per cinque anni è stato assente da casa per dedicarsi agli studi in Europa, decide di far ritorno in patria. Il racconto inizia in medias res: due giorni dopo il suo arrivo, l’uomo va a far visita al fratello ingegnere agronomo e, al banco d’accoglienza dell’ufficio, incontra per la prima volta la donna di cui si innamorerà follemente, con desiderio passionale e tenerezza allo stesso tempo. Fin dall’inizio nascono problemi con la sua famiglia d’origine, che, come da tradizione, vorrebbe trovargli moglie. Ad un certo punto il protagonista confessa, con una certa apprensione, il punto di vista dei familiari, una sorta di razzismo al contrario, se ci pensiamo bene:

Sposare una bianca per loro voleva dire erigere definitivamente un muro tra di noi. Non era razzismo, era solo che io rappresentavo molto per loro. Ero colui che poteva realizzare i loro sogni, dare loro concretamente una mano per uscire dal tunnel della miseria. Ero colui che avrebbe pensato a tirare su il resto della famiglia, dando occasione agli altri fratelli di proseguire i loro studi magari da ospiti miei, in Europa. Ero il fofogan (fratello maggiore) e questo significava non solo privilegi, ma anche e soprattutto doveri.

Il ragazzo incontra nuovamente Neyla alla festa organizzata dal fratello. Le sensazioni sono le stesse del loro primo incontro, se non addirittura più intense. L’amore sboccia nel modo più naturale, ingenuo, estremo.

Da quel giorno in poi i due diventano inseparabili. Ma c’è qualcosa, negli atteggiamenti, nelle parole, nelle abitudini di Neyla, che sembra nascondere un passato drammatico. E la verità presto viene a galla: la donna che il protagonista ama è stata per molto tempo una prostituta.

L’uomo, pur essendo sconvolto dalla notizia, decide di accettare anche questo lato oscuro di Neyla, e non rinuncia certo a quel suo grande amore.

Il racconto della vicenda sentimentale si intreccia con le giornate passate in famiglia: le zie pettegole in cerca di una buona moglie, l’atteggiamento rassicurante e protettivo della madre, le curiosità morbose sul mondo dei bianchi.

I giorni passano, ed il protagonista vive una crisi identitaria fortissima. In Europa era considerato un africano, ma, tornato in Africa, non sente più di esserlo. O meglio, la sua famiglia lo riconosce come estraneo, come uomo che ormai ha acquisito la mentalità occidentale. E lui, improvvisamente, non sa più chi è: 

Non ero né di qua né di là. Preso in quella morsa sandwich di due culture, stavo diventando generazione ibrida, non essendo più né africano totalmente e neanche europeo. Ho vissuto per anni in quella fitta nebbia fra il non più e il non ancora, sulla strada vischiosa e incerta di un divenire.

Ma il passato, a volte, torna e porta il conto, salatissimo. E sarà proprio la povera Neyla, dopo aver conosciuto un amore così intenso, a scontare una pena più grande di lei.

Al termine del romanzo, oltre a riportare un glossario interessante su alcuni termini africani, l’autore fornisce una breve spiegazione sui significati dei personaggi e sul senso della storia.

Neyla rappresenta l’Africa: è un amore sofferto, è una donna che si prostituisce con il mondo occidentale.

Neyla è un simbolo che si mescola con la dimensione del ritorno. Il protagonista si trova in una patria che non riconosce, o forse che non lo riconosce. Ricongiungersi al suo popolo, alla sua terra, sembra un’impresa. Il bagaglio culturale accumulato in cinque anni non può non provocare una distanza tra l’uomo e la sua famiglia, il loro modo di vivere.

Neyla rappresenta anche lo strumento di riavvicinamento a questo mondo così lontano: ella sembra diversa da tutte le altre ragazze africane, proprio perché ha vissuto con un occidentale (un uomo che l’ha sedotta e abbandonata nel più vile dei modi) e ne ha assimilato modi di fare, comportamenti. Il suo carattere è una sorpresa continua: dall’atteggiamento schivo, riservato, alla sfacciataggine, alla sicurezza nel modo di comunicare con la gente del posto.

Il colloquio del narratore – protagonista si trasforma in monologo, in riflessione sul mondo della sua patria, sul rapporto tra Africa ed Europa. Neyla è una bellissima ma tristissima metafora, che appassiona il lettore con il racconto di una storia d’amore travolgente, a tratti forse troppo melodrammatica. Ma è anche in grado di farlo precipitare nella crudeltà della realtà, una realtà da cui la donna non riuscirà a uscir fuori, proprio come la sua Africa, devastata, calpestata, dissacrata.

Se non avete mai conosciuto la letteratura africana questo romanzo è un buon punto di partenza. La scrittura di Kossi Komla – Ebri è piacevole, semplice; non mette fretta ma si lascia gustare, dando spazio ai sentimenti del personaggio che non va solo in cerca dell’amore, ma, intraprendendo un viaggio di ritorno, cerca soprattutto di capire sè stesso. Gradevole, ma anche molto drammatico. Uno spunto di riflessione diverso dal solito, forse più interessante per i significati metaforici che per la storia in sè e per sè.

Ioanna

Se volete conoscere qualcosa in più sull’autore, vi rimandiamo al suo sito ufficiale:

http://www.kossi-komlaebri.net/index.php/chi-e-64481

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