Recensione TRIMALCHIO di FRANCIS SCOTT FITZGERALD

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Mattioli 1885

184 pagine

«Quando ti viene voglia di criticare qualcuno» mi disse «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto  le opportunità che hai avuto tu».

Così inizia Trimalchio (1924) di F.S.Fitzgerald: l’incipit è lo stesso dell’edizione definitiva di quest’opera, conosciuta da tutti come Il Grande Gatsby (1925).

Fitzgerald sentenzia: nella prima riga della prima pagina della sua opera ci dà la chiave di lettura dell’intero testo. Ma noi non possiamo ancora sapere di conoscere già tutto quello che ci serve. Lo scopriremo solo andando avanti e, conoscendo prima di tutto Nick Carraway, occhi e orecchie del lettore, ci racconta la storia di Jay Gatsby, self made man che tenta di riconquistare la donna che ama, Daisy (cugina di Nick). Tuttavia, i risvolti della vicenda saranno inaspettati e devastanti.

Nick, se nel futuro Gatsby sarà una personalità docile, a tratti remissiva, qui appare di certo più caratterizzato psicologicamente. Nick non è una semplice voce narrante, l’unico amico di Gatsby, il personaggio che serve a Fitzgerald per tenere insieme la storia. Carraway è soprattutto il portatore di determinati principi ed ideali, opposti a quelli di Gatsby e per questo a lui tanto cari. È il portatore di un mondo diverso, fatto di riflessone, di analisi razionale di ogni aspetto della realtà sua e del suo amico. È un personaggio posto al fianco di un protagonista imponente (Gatsby sembra sempre togliere lo spazio a tutti gli altri caratteri) ma in questa prima stesura Nick riesce a tenere il suo posto, a non farci dimenticare il suo nome, quindi a mostrarci la sua importanza.

Nella riscrittura perde un po’ della sua potenza, ridimensionata perché viene ad accrescere quella del protagonista: quando Fitzgerald inviò a Perkins alla fine del 1924 il Trimalchio, questo gli fece sapere che, mentre un personaggio come Nick (e in generale tutti gli altri) risultava vitale e ben definito, Gatsby rimaneva troppo misterioso, di lui si sapeva troppo poco, l’eccessivo mistero legato alla sua figura avrebbe fatto concentrare il lettore più sugli altri attori che sul protagonista.

A quel punto non vengono rimpiccioliti i co-protagonisti ma si svela un po’ più della vita di Jay; inoltre egli è rappresentato attraverso una migliore caratterizzazione fisica (il suo sorriso ipnotico è una peculiarità che inizialmente manca e si aggiunge all’intercalare “vecchio mio”). Per fare questo, però, Fitzgerald riscrive interi capitoli, – in particolare il lavoro si concentra sui capitoli 6, 7 e 8 – cancella la descrizione di una delle feste, fa scendere prima il sipario sulla casa di Gatsby e avvicina  il momento della rivelazione del suo passato, si confida prima con Nick e con il lettore, appare umano con anticipo rispetto al Trimalchio. 

In quest’ultimo sembra quindi meno connotato psicologicamente, ma così non è: Gatsby è prima di tutto il simbolo di un’ epoca, quella in cui vizi e valori vengono scambiati, in cui apparire era assolutamente necessario, molto più che essere. Jay è poi un uomo in bilico; cammina costantemente, come un funambolo, sul filo che divide la realtà dalla fantasia: è così nelle storie che racconta di sé, nel suo rapporto ideale/reale con Daisy, eternamente  diviso tra desiderio e volontà. Tutta la sua vita è proiettata all’indietro, tutti i suoi progetti per il futuro sono tesi alla realizzazione di quello che sarebbe potuto essere. Il terrore provocato dallo scorrere del tempo è solo una della caratteristiche che lo accomuna al personaggio del Satyricon di Petronio (dal quale viene preso il titolo per il libro nella sua prima versione, al quale Fitzgerald rimarrà sempre legato); infatti, come Trimalchione, Jay è la figura dell’arricchito, è eccentrico, stravagante nei modi e nell’abbigliamento. Come lui vuole dimostrare di avere una buona cultura (Jay inventa di essere stato a Oxford). Gatsby, però, è assolutamente credibile. Fino a quando l’autore non decide di svelare la sua storia reale, noi siamo consapevoli che il personaggio nasconde qualcosa, è ambiguo, ma allo stesso tempo credibile e la sua storia plausibile.

Tutte le azioni di Gatsby sono finalizzate all’amore che egli nutre per Daisy. Lei, però, è più una proiezione di un ricordo che un sentimento reale. Jay è bloccato, impantanato in un passato che non gli dà scampo: terrorizzato dal tempo cerca in ogni modo di fermarlo creando una realtà fittizia.

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno si allontana da noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa… Domani correremo più veloci, allungheremo di più le braccia… E una bella mattina… Così continuiamo a remare, barche contro la corrente, risospinti senza sosta nel passato.

Rapida, sempre più rapida la storia di Gatsby sembra accompagnata da un ritmo travolgente, quello delle sue feste, delle voci, gli sguardi, l’ammirazione e l’invidia.

La musica, però, velocemente si distorce, stride.Poi il silenzio.

Quando comprende la realtà rimpiange di aver vissuto per un unico sogno. Tutto sembra vano. Solo Nick, l’altra metà di Gatsby, quello che lui non potrà mai essere, può comprenderlo. Apparentemente lontanissimi questi due personaggi sono perfettamente speculari: anche Carraway è un uomo rassegnato, terrorizzato ma proiettato in avanti, guarda a quello che potrà essere, a come andrà a finire e a come rimediare. Ma non ha tempo. Quest’ultimo è un elemento fondamentale nella storia: il passato, il presente, il futuro, il tempo reale ovvero quello della vita di Fitzgerald. In quegli anni iniziano i suoi problemi con Zelda, la malattia di questa, la loro rivalità. Le loro vite e relazione erano complicate esattamente come quelle dei suoi personaggi. Alcune parti di lui sono nascoste dietro entrambi questi personaggi, e da entrambi scappa. Questi sono speculari e antitetici, rappresentano le due parti di cui è costituito l’uomo: sostanza e apparenza, razionalità e fantasia, concretezza e illusione, purezza e corruzione, vita e morte.

Anche Gatsby è a sua volta diviso a metà: da una parte c’è l’uomo misterioso e affascinante che è diventato, dall’altro è rimasto James Gatz, l’intelligentissimo e ambizioso ragazzo di un tempo.

Così anche i personaggi femminili: Daisy è una donna insoddisfatta ma codarda, ingiusta perché il prezzo della sua infelicità lo pagheranno tutti tranne lei; vive del riflesso di ciò che la circonda, è la moglie di Tom, l’amore di Gatsby, l’amica di Jordan, ma non è nessuno al di fuori dell’identificazione con gli altri. Insoddisfazione, rassegnazione, tutto cambia nella sua vita e nulla cambia. Tutto quello che succede nella storia la riporta esattamente al punto di partenza. Diversa è Jordan, una donna impegnata, ambiziosa, capace, ma come tutti travolta dal vortice creato dal passaggio di Gatsby e soprattutto da Daisy.  Quest’ultima è la vera artefice del cambiamento della storia, non le vicende concrete, sono le sue parole che cambiano l’andamento delle vite dei personaggi: lei non può vivere nel passato. La sua infelicità è opposta a quella di Gatsby. La sua vita era finalizzata alla conquista della donna nascosta dietro la luce verde che però era già lontana, lui e lei sono poli opposti.

Un’ altra opposizione è quella tra gli spazi. In generale tra ovest ed est: nel primo caso parliamo di radici, lì tutti i personaggi nascono, costruiranno le loro vite, e in qualche caso ritroveranno la loro strada; a est arrivano in cerca di fortuna (lo stesso padre di Gatsby confessa a Nick che il figlio si è trasferito lì per diventare quello che era). L’est, però, non è un posto adatto a loro, non sanno vivere lì, vengono risucchiati e distrutti da una realtà che  non diventerà mai familiare. In particolare, tra West Egg ed East Egg (simboli della sua vita e della vita di Daisy, di quello che quest’ultima ha e di quello che potrebbe avere) e tra la piccola casa di Nick e il palazzo di Gatsby (spazi antitetici, simboli di personalità lontanissime e vicinissime allo stesso tempo).

Quando le luci si spengono sulla casa di Gatsby, quando lo spettacolo finisce, questo appare come il più umano di tutti. È la solitudine di un uomo che tutta la ricchezza non riesce a colmare (anche perché tutto ciò che aveva costruito non era per lui), niente può consolarlo. Sotto la patina lucida e brillante delle feste e della vita perfetta si nasconde un mondo in bianco e nero.

Jay Gatsby è il simbolo della corsa senza sosta verso ciò che vorremmo, è l’emblema di un uomo che, per raggiungere un obiettivo troppo grande e sognato, si è perso. Così torniamo al punto di partenza: egli scrive il suo destino senza paura e con tutte le possibilità che riesce a crearsi.

Egli è sopratutto uno dei personaggi perfetti della letteratura.

Elisa

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