Recensione ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE e ATTRAVERSO LO SPECCHIO di Lewis Carroll

Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie

Editore: Garzanti, I Grandi Libri

Autore: Lewis Carroll, traduzione – introduzione – note di Milli Graffi. Disegni originali di John Tenniell

Pagine: 318

Prezzo€ 7.50

Link diretto al sito Garzanti

Buongiorno lettori! Come vi avevamo anticipato, il classico del mese di maggio è il capolavoro di Lewis Carroll: Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio. Ero alla ricerca di un “autunno” da proporvi, poi l’idea mi è arrivata guardando il calendario di Babook (https://recensionipaperleaves.wordpress.com/collaborazioni/).

Per la giornata di mercoledì 18 maggio è infatti prevista una bella chiacchierata sul mondo dei libri per bambini adulti o adulti bambini, che dir si voglia. E lì ho avuto l’illuminazione: perché non rileggere proprio Alice, un personaggio a cui ero tanto affezionata da bambina? A ben pensarci, pur conoscendo la trama (la conosciamo fin dall’asilo!) mi sono resa conto del fatto che in realtà non avevo mai letto l’originale. Vi dico subito la mia impressione: è stata quella di leggere la storia per la prima volta! Sì perché leggere il testo originale è decisamente una delle esperienze letterarie migliori che io abbia mai fatto.

Prima di tutto ho scoperto che esistono due racconti. Ebbene sì, nella mia ignoranza ho sempre pensato che Alice nel Paese delle Meraviglie fosse racchiuso interamente nel capolavoro della Disney. La storia la conosciamo tutti; la protagonista, Alice, si annoia in un pomeriggio estivo e, incuriosita dalla vista di un coniglio bianco, decide di inseguirlo: conoscerà un universo pazzesco, totalmente diverso dalla realtà, sfuggente ad ogni regola. Nel Paese delle Meraviglie tutti, come le rivela il Gatto, sono matti: lei compresa. Le dimensioni di ogni oggetto, di ogni singola creatura, di lei stessa, sono sottoposte ad una mutazione incessante ed irrefrenabile: le prospettive si moltiplicano vertiginosamente e mettono tutto in discussione. Alla fine dell’avventura, però, Alice si accorge che si è trattato solo di un lunghissimo e stranissimo sogno.

Non conoscevo affatto l’esistenza di Attraverso lo specchio. Nel secondo testo Alice, dopo aver attraversato lo specchio (che si dissolve come una nebbiolina!) si ritrova catapultata in un mondo alla rovescia, in cui il rovesciamento non appare più, come nel primo romanzo, un concetto da scoprire, ma una dimensione dichiarata e manifestata apertamente. I nuovi incontri sono inseriti all’interno di uno schema più rigido e razionale: i movimenti di Alice si coordinano all’interno di un’enorme scacchiera e di una vera partita a scacchi; ogni spostamento la porterà alla conoscenza di un nuovo personaggio fino ad arrivare all’ultima casella, quella in cui diventerà regina. Quest’immagine è legata al tema predominante della seconda parte: la predestinazione, suggerita dall’idea che ci sia qualcuno a muovere ciascuna pedina e ciascun movimento di Alice. La stessa Alice appare diversa rispetto al primo episodio: il suo carattere è decisamente più forte ed aggressivo, più “formato” all’interno del processo evolutivo del Bildungsroman, ovvero il romanzo di formazione. Anche in questo caso la storia si conclude con un ritorno alla realtà, attraverso il rifiuto, esasperato, del Mondo dello Specchio.

Non mi aspettavo di affezionarmi così tanto ad un libro. È talmente denso di significati da non riuscire a farne un riassunto che sia esaustivo, dettagliato e soddisfacente al tempo stesso. Come posso parlarvi di Alice? Ho deciso di partire dall’inizio, ovvero da Lewis Carroll (1832 – 1898): scrittore, matematico, autore di saggi scientifici, pioniere della fotografia, appassionato di teatro. L’idea di scrivere Alice arriva intorno agli anni 50′ dell’800, quando incontra Alice Liddell, una bambina di dieci anni, figlia di Henry George Liddell, illustre grecista. Sarà la bambina ad ispirarlo, con il suo carattere vivace e la sua schiettezza, alla scrittura della storia, e la prima a cui regalerà il racconto. Qui vi riporto una foto (se cercate su internet ce ne sono davvero molte).

Alice_Liddell

Nel 1865 pubblica Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Nel 1872 segue Attraverso lo specchio. La pubblicazione delle opere è curata dall’autore nei minimi dettagli: sarà lui stesso a scegliere Tenniel come illustratore ufficiale, tormentandolo per ottenere disegni che si avvicinassero il più possibile alle sue idee dei personaggi.

In un articolo apparso nell’aprile 1887 su «The Theatre» e intitolato Alice on stage, Carroll descrive così il personaggio:

Che cosa eri mai, Alice di sogno, agli occhi del tuo padre adottivo? Come ti potrà mai descrivere? Amorevole, innanzi tutto, amorevole e gentile: amorevole come un cane (scusa questo paragone prosaico, ma non conosco un amore terreno più puro e più perfetto) e gentile come un cerbiatto; poi cortese, cortese con tutti, altolocati o di bassa estrazione, imponenti o grotteschi, Re o bruchi, anche se fosse nata figlia di re e portasse vestiti di broccato d’oro; poi fiduciosa, pronta ad accettare le cose più impossibili e assurde con quella fiducia totale che solo i sognatori hanno; e infine curiosa – terribilmente curiosa, e con quell’entusiastico piacere della Vita che si prova soltanto durante il tempo felice dell’infanzia, quando tutto si presenta come qualcosa di nuovo e di bello; quando il Peccato e il Dolore non sono altro che nomi – parole vuote che non significano niente!

Come afferma l’autore, Alice rappresenta il mondo dell’infanzia e trasmette al lettore la sua personale ed innocente visione delle cose. La purezza, la curiosità genuina, l’incanto, la capacità di sorprendersi e di imparare, sono tutte caratteristiche che accomunano la protagonista all’idea dell’infanzia come di una mitica “età aurea” in cui l’uomo non è toccato dalla sofferenza, dalla malignità e dalla disillusione della vita. Il bambino ha la capacità di meravigliarsi delle piccole cose e i suoi occhi sono in grado di svelare gli aspetti segreti della realtà. Il mondo è concepito da Alice come una continua scoperta. Si tratta di un universo che ella mette alla prova e in cui ella, per prima, si mette alla prova; da una situazione iniziale di noia, la bambina si improvvisa “scienziato” nel senso più genuino del termine: osserva, prima di tutto. Poi agisce, prende delle decisioni, fa, appunto, degli esperimenti sulla realtà che la circonda. Non è un paragone casuale. Nel 1859 era stato pubblicato l’ Origine delle specie di Darwin, un testo che aveva creato un sensibile senso di smarrimento, lo stesso all’interno del quale viene gettata Alice. Il suo viaggio sarà all’insegna della ricerca della propria identità; inizia con una caduta al centro della terra, così come Darwin cercava il senso dell’origine delle specie attraverso un procedimento a ritroso.

Wordsworth affermava: The Child is the Father of the Man (il bambino è padre dell’uomo). Pascoli scriveva:

È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello.

Non è questa anche l’essenza del Piccolo principe, il gioiellino di Antoine de Saint – Exupéry ?

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

È chiaro quindi che, parlare di un testo del genere è davvero difficile ed implica numerosissimi collegamenti con altri campi del pensiero, come la scienza, la logica, la filosofia. Il testo ha la peculiarità di offrire una doppia lettura dunque: quella infantile e quella adulta. Nel primo caso, come ho già detto all’inizio, si tratta di una favola per bambini e la lettura rimane, ovviamente, sulla superficie dei significati.

La lettura adulta è invece davvero sorprendente: avete mai pensato allo sconvolgimento della spazialità attraverso le continue mutazioni di Alice come ad una ricerca della sopravvivenza del genere umano? Avete mai intuito che il salone in cui Alice precipita all’inizio può essere considerato come un grembo materno? E ancora… avete mai concepito le lacrime di Alice come elemento di rigenerazione della vita e di salvezza? Il rischio qui, è di non fermarsi mai: motti di spirito, rovesciamenti di significati, concetto di parola, idea del linguaggio, critica al sistema educativo, aggressività occulta o manifesta, crollo delle categorie temporali e spaziali, scambi di ruolo tra animato – inanimato…

Per questo motivo vi consiglio, se ne avete voglia, di acquistare un’edizione correlata di note. Io ho scelto la versione Garzanti “I grandi libri” (€ 7.50) contenente un chiaro ed interessante profilo storico – critico dell’autore e dell’opera, oltre alle varie note riportate a termine di ciascuno dei due libri, tutto a cura di Milli Graffi (autrice della traduzione). Ecco, ci tengo in particolare a questo aspetto: se volete leggere il racconto completo affidatevi ad un’edizione che contenga sia Alice nel paese delle meraviglie che Attraverso lo specchio. Oltre a dare delle spiegazioni esaustive, le note rendono il testo più comprensibile, soprattutto in molti passaggi in cui Carroll fa dei giochi di parole, che, tradotti in italiano, perdono il loro significato e la loro immediatezza dell’originale inglese.

Potremmo parlare di questo libro per ore! Io credo che sia uno dei capolavori più belli di tutti i tempi. La cosa favolosa di questo romanzo è il fatto che il lettore abbia la possibilità di scegliere, in modo conscio o meno, il livello di lettura. Se volete concedervi una lettura piacevole, divertente, che vi faccia davvero dimenticare per un attimo la realtà, allora avventuratevi nel Paese delle Meraviglie senza pretese.

Se invece siete molto curiosi, vi consiglio davvero di intraprendere una lettura impegnata ed un pochino più approfondita sul versante dei significati: vi accorgerete di quanto sia geniale e non ve ne pentirete certo!

Vi segnalo anche i miei dialoghi preferiti:

Vede, signore, non si può spiegare ciò che non si conosce” rispose Alice, “e io non mi conosco più, capisce?”

Non capisco” replicò il Bruco.

Mi dispiace, non glielo so dire meglio di così” disse Alice, “perché nemmeno io ci capisco niente, tanto per cominciare, e inoltre, a cambiare aspetto tante volte in un giorno, si finisce per avere una gran confusione in testa!”

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Mi vuoi dire, per favore, quale strada devo prendere per uscire di qui?”

Dipende in gran parte da dove vuoi andare” rispose il Gatto.

Non mi importa dove -” disse Alice.

Allora non importa nemmeno quale strada prendi” replicò il Gatto.

– purchè io arrivi da qualche parte” aggiunse Alice come spiegazione.

Ma da qualche parte ci arrivi di sicuro” disse il Gatto, “se vai sempre avanti senza fermarti”.

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Be’, nel nostro paese” disse Alice, ancora un po’ trafelata, “di solito si arriva da qualche altra parte – quando si corre per tutto il tempo che abbiamo corso noi”.

Ma che paese lento!” esclamò la regina. “Qui, invece, ti tocca correre più forte che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno due volte più forte”.

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Vorrei tanto essere contenta anch’io!” disse la Regina. “Ci deve essere una regola per riuscirci, ma io non mi ricordo mai qual è. Come devi esser felice tu!Vivi nel bosco e sei contenta tutte le volte che vuoi!”

Ma mi sento così sola qui!” disse Alice con voce malinconica; e al pensiero della propria solitudine due grossi lacrimoni le rotolarono giù per le guance.

Via non fare così!” esclamò la povera Regina, torcendosi le mani angosciata. “Pensa a come sei grande. Pensa a quanta strada hai fatto oggi. Pensa a che ore sono. Pensa a qualsiasi cosa ma non ti mettere a piangere!”

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Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, “quella significa ciò che voglio che significhi – né più né meno”.

La questione è” disse Alice, “se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse”.

La questione è” replicò Humpty Dumpty, “chi è che comanda – ecco tutto”.

Buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate!

Ioanna

P.S. Cercate, come ho fatto io, un’edizione illustrata con i disegni originali di Tenniel (ve ne ho appena proposti alcuni ma ce ne sono tantissimi!): sono stupendi!

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