Recensione UN AMORE DI SALINGER di Frédéric Beigbeder

Frédéric-Bigbeder-Un-amore-di-Salinger-traduzione-di-Giovanni-Pacchiano-Milano-Mondadori

Editore: Mondadori, 2016

Autore: Beigbeder Frédéric

Pagine: 264

Prezzo19,00

Link diretto al sito Mondadori

Quando ami un autore, un regista, un pittore, qualunque artista che il caso o il tempo non ti consentirà di conoscere, cerchi di immaginare la sua vita: cosa ama mangiare, quali sono le sue abitudini, come ama vestire, quale musica ascolta, cerchi di renderlo più umano possibile ai tuoi occhi devoti. Questo è il meccanismo alla base di Un amore di Salinger di Frèdèric Beigbeder. La sua è un’impresa ardua perché i protagonisti del suo libro sono J.D.Salinger, Oona O’Neill, Truman Capote, Charlie Chaplin. Quando uno scrittore decide di romanzare la vita di alcuni miti della letteratura e del cinema il rischio è altissimo: la prima sensazione è la confusione, lo straniamento e anche un po’ il fastidio perché “come si permette di far parlare Salinger, di cercare di riprodurre i pensieri di un mito?”.

Beigbeder ci racconta di come cerchi di intervistare Salinger, da moltissimi anni rinchiuso nel suo piccolo “mondo bucolico”, lontano il più possibile dalla sporcizia del mondo; ma, frenato dalla venerazione e dal timore nutriti nei suoi confronti, rinuncia. Accidentalmente si trova tra le mani una fotografia di Oona, giovanissima e bellissima, e allora decide di raccontarci come sarebbe potuta andare la storia, o di come forse è andata.

Il racconto inizia con la descrizione della New York degli anni ’40 con le ragazze da copertina, i locali alla moda, e, nell’aria satura del fumo delle sigarette, l’incontro di Salinger e Oona O’Neill. Da questo punto in avanti la storia prende vita, l’iniziale sensazione di presunzione dell’autore (perché solo un autore molto sicuro di sé scrive dialoghi tra O’Neil e Chaplin!) sparisce: la storia non è che un pretesto per riflettere su alcuni temi che assillano l’uomo (e più precisamente Beigbeder che, dal compimento dei quarant’anni, si sente in un periodo di transizione della sua esistenza). Prima di tutto l’amore: il primo, corrisposto, puro ma interrotto dai dubbi e le incertezze della bella Oona causate da un altro amore, quello per il padre, Eugene O’Neill, il drammaturgo con il quale non ha rapporti se non attraverso una sporadica corrispondenza. Quest’ultimo sentimento è più complicato, distante: Eugene era un uomo completamente votato all’arte, non esisteva nulla al di fuori di essa, tanto da essere una malattia; la sua vita era stata ed era complicata, segnata da continui lutti. Le loro incomprensioni non si risolveranno mai e lui morirà senza mai rivederla:

ciò che lo esaspera in te non è nient’altro che lui stesso

scriverà J.D. a Oona. Quest’ultima era nutrita a sazietà dall’impossibiltà di risolvere il conflitto. A lei, dirà Salinger:

La tua tristezza […] trova sempre l’uscita. È il motivo del tuo fascino: sorridi tutto il tempo, ma i tuoi occhi chiamano aiuto.

Ma l’amore è anche interrotto dalla guerra, altro tema fondamentale nel testo: Salinger si arruola per diventare un uomo, per essere utile agli occhi del suo Paese e dei suoi conterranei. Quello che non sa è che tutto è destinato a cambiare.

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La mia memoria abbellisce il nostro passato, è una malattia mentale quella di rovinare i bei momenti per poterli poi rimpiangere.

L’amore diventa idealizzato, più un’ossessione che un sentimento, ancor di più perché proprio quando lui parte, Oona conosce Charlie Chaplin. Nel 1942 lei ha diciassette anni, lui cinquantatre: la disperata ricerca di una figura paterna la fa innamorare del personaggio più famoso di Hollywood che aveva combattuto Hitler a colpi di satira (Il grande dittatore). La lontananza, la delusione, l’odio per Charlot ma soprattutto ciò che gli mostra l’Europa, cambiano completamente Salinger. La guerra viene descritta dalle lettere che Beigbeder immagina J.D. continui ad inviare a Oona e dalle quali emerge l’idea politica dell’autore che si interroga sul ruolo giocato dalla Francia e dell’America. Il conflitto è un carnaio, nient’altro che una guerra incomprensibile (soprattutto per chi la combatte), le vite dei vinti e dei vincitori completamente sconvolte. Nessuno dovrebbe dimenticare, nessuno può dimenticare ciò che ha visto. Soprattutto Salinger.

Egli non si sente più adeguato in nessun posto: lui, un veterano, in fondo è solo un ragazzo che ha tentato di salvarsi la vita, mentre l’America è andata avanti come se nulla stesse succedendo. Quando fa ritorno in America si rende conto che quel mondo patinato, da copertina, continua ad esistere e la vita di Oona Chaplin è quella di una donna sposata ad un uomo tanto influente quanto ricco. Ma questo non basta a renderla soddisfatta: la vicinanza di Chaplin non riesce a sostituire la lontananza del padre. Sviluppa nei confronti del marito una sorta di dipendenza affettiva, si rende conto che lui rappresenta tutto quello che possiede. Gli resterà accanto nei momenti più difficili, nella malattia, e con la sua perdita capirà di non avere più nulla, si chiede a cosa si servita la sua esistenza, quindi affoga le sue debolezze e mancanze in bicchieri sempre pieni.

Il dolore, per ognuno dei protagonisti, assumerà una forma diversa in base al percorso davanti al quale li porrà la vita, così come le loro scelte: non c’è però una forma di disperazione più dignitosa dell’altra. Saranno tutti portati a fare i conti con se stessi e con gli altri. Tutti impareranno qualcosa. Tutti avranno enormi rimpianti, qualcuno di più.

L’arte è ciò che salva la maggior parte di loro, o almeno rappresenta un appiglio.  Salinger scriverà alcuni dei suoi più bei racconti mentre è in guerra, The Tramp gira Il grande dittatore, Oona tenta di diventare un’attrice.

E poi il tempo, l’ossessione per il tempo che scorre, la differenza d’età, il bisogno di essere nella storia, di far parte di un evento epocale, il bisogno di lasciare traccia del proprio passaggio sulla terra e, a distanza di tempo, il bisogno di fare un confronto tra le vite di questi eroi e la nostra vita, tra la società di chi combatteva e la nostra società. Continui sono i salti temporali, tra oggi e ieri, i punti di vista cambiano costantemente: ora parla Salinger, ora Capote, ora Oona, ora Frèdèric. Quest’ultimo si impegna a criticare la contemporaneità, senza mezzi termini ridicolizza il suo paese, il nostro tempo, le cose che riteniamo necessarie e lo fa rivolgendosi direttamente al lettore.

Con sarcasmo disarmante disprezza la maggior parte delle cose che diamo per scontate e giustifica il suo eroe. Salinger compie una scelta: non ci sono altre guerre da combattere, nessun tempo da sfidare, nessun amore da recuperare. Lo sdegno è quello di un uomo che non ha nient’altro che la scrittura, la quale diventa il suo punto di partenza, sul quale rimettere insieme i pezzi della sua vita, e il punto di arrivo. Per fare tutto questo si allontana dalla sporcizia, dal mondo bastardo e menefreghista. Ogni personaggio reagisce a proprio modo. Le bombe, reali e metaforiche, hanno fatto saltare le loro vite: ognuno incolla i pezzi a modo proprio. Beigbeder ci mostra la bellezza della possibilità di scegliere, nel bene o nel male, cosa fare della nostra vita. Anche non avere il coraggio di intervistare il tuo scrittore preferito!

La bellezza è tutto ciò che conta nella vita. Se la trovate, avete trovato tutto.

Charlie Chaplin

 

Elisa

 SalingerPhotoMontage

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