Recensione DENTRO SOFFIA IL VENTO di Francesca Diotallevi

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Editore: Neri Pozza, 2016

Autore: Francesca Diotallevi

Pagine: 180

Prezzo: € 16,00

Link diretto al sito Neri Pozza

Esistono libri che ti cambiano, almeno come lettore. Questo è uno di quei libri e io, onestamente, non saprei neanche da dove cominciare a raccontarvelo.

Dentro soffia il vento è la storia di Fiamma, la ragazza del bosco, considerata dalla comunità di Saint Rhémy una strega (come lo era sua madre Vivienne), la donna dai capelli di fuoco che si trasforma in volpe e distrugge i raccolti. Cresciuta sola con sua madre sulle montagne non ha nessun altro amico se non Rhapael che ora è lontano, al fronte, per combattere nella Grande Guerra. Tutto quello che rimane di lui, oltre il ricordo, è Yann, suo fratello. Questa è anche la sua storia, la storia della sua gamba, del suo carattere difficile. Di padre Agape, della sua fede e del suo coraggio.

Ogni personaggio parla in prima persona, ogni capitolo è il racconto personale di una di queste vite che si incrociano e scontrano, cambiano e crescono. Il punto di vista viene modificato continuamente.  La stessa storia, nelle mani di ognuno di loro, assume forme diverse, pur rimanendo invariata.

Francesca Diotallevi ci racconta in maniera magistrale la storia di tante vite, che allo stesso tempo è una storia comune: quella della ricerca di sè stessi, del proprio ruolo, soprattutto quando vengono a mancare le certezze. Rivisita un tema già caro alla letteratura: la figura della strega, e più in generale del diverso, presa come capro espiatorio per giustificare una serie di spiacevoli eventi. Osservando più attentamente, però, ci rendiamo conto che questa è la figura necessaria per accettare le ingiuste scelte del destino. Il diverso, il perturbante (la strega così come gli zingari, altro elemento di disturbo nel piccolo villaggio) diventano la causa di tutti i mali.

Yann è il primo tra i personaggi incapaci di accettare le scelte del fato: il suo incidente come la partenza di Rhapael per la guerra vengono giustificati dalla vicinanza della “donna rossa” ma così nasconde la sua incapacità di perdonare e di perdonarsi, di accettarsi cambiato, di accettare la sua umanità, lui che sa che qualcosa va ceduto in cambio alla morte che smania per averti. Così come Fiamma, tutt’altro che mostruosa: è una meravigliosa donna dalla spiccata sensibilità, vive nel ricordo di sua madre, nel rimpianto di non aver salutato il suo amico, nel rimpianto di essersi innamorata dell’uomo sbagliato, del fratello sbagliato.

Non lasciare che qualcuno ti dica in cosa credere, ragiona con la tua testa, segui l’istinto. Nessuno dovrà importi chi amare. L’amore non si insegna, è l’unica cosa che non posso spiegarti. Non posso dirti quali battaglie combattere, dovrai capirlo da sola e non sarà facile. L’amore non lo è mai, richiede coraggio e tenacia. Non si sceglie, è sempre lui che sceglie te.

Questo le dice Vivienne. Questo le insegna sua madre. Ad essere libera, audace, ad accogliere la paura e a farne la sua forza. Yann è l’inatteso per Fiamma, è il vento che le soffia dentro, ma per quanto soffi forte il vento non riuscirà a spostare una montagna. Sarà il vento che si adeguerà alle cime e agli avvallamenti, la farà tremare ma prenderà anche la sua forma, porterà neve e tempesta ma non la abbatterà, magari la cambierà ma lei non cadrà. Non si lascia spostare Fiamma, nonostante dentro soffia il vento. È lei che dirige la danza del vento, è lei che come il fuoco ne ha bisogno per restare in vita, per continuare a bruciare.

Il cambiamento, la rinascita, tutto ciò che segna le svolte della vita è fatto di dolore.

Tutti i protagonisti saranno costretti a perdere qualcosa per ottenere la felicità: il reverendo Agape la sicurezza di un grande città per trovarsi in un minuscolo borgo tra le montagne, affrontando l’intransigenza del suo predecessore e l’ignoranza di una comunità spaventata, guardando negli occhi la strega che gli insegnerà che Dio è nei dettagli; Yann i suoi rancori e rimorsi, le sue barriere, suo fratello, il muro costruito con il sale delle lacrime mai versate per tutto ciò che la vita lo costringe ad affrontare; Fiamma la sua solitudine, il suo amico, sua madre. Tutta la realtà si rivela costituita di solide incertezze: solo su quelle, paradossalmente, si può cominciare a ricostruire.

Francesca Diotallevi ha una straordinaria capacità narrativa, con un linguaggio asciutto è comunque capace di far sentire al lettore gli stessi turbamenti e gli stessi dubbi dei suoi personaggi. Attraverso ripetuti flashback ci racconta le loro vite, senza sforzo scende in profondità, mette tutto sotto gli occhi del lettore e crea un vortice, anzi una bufera di sensazioni. La ricerca linguistica raffinata ci riporta ad una scrittura d’altri tempi, meravigliosa.

Con naturalezza affronta tematiche enormi ed universali: oltre alla diversità e all’incomprensione di questa, parla della guerra, sconosciuta e idealizzata; dell’amore, difficile da trovare ma l’unica lozione in grado di guarire ogni ferita dello spirito; del dolore, necessario alla crescita; del cambiamento, finalizzato alla ricerca spasmodica della felicità; della solitudine, che appare una condizione quasi fisiologica di tutti i personaggi che vivono incapaci di dire ciò che li tormenta. Ma quando essi riescono a superare questa condizione si scoprono fragili, vivi. È proprio così che appaiono dal racconto dell’autrice, vivi e reali.

Tutti questi temi sono perfettamente legati l’uno all’atro, tenuti insieme da Fiamma.

Era uno sguardo difficile da sopportare, se avevi segreti da nascondere: ti metteva a nudo, scavava ogni strato, fino a raggiungere il nucleo.

Fiamma è selvaggia e genuina, non conosce le dinamiche della società. È libera e integra. Brucia vita così come i suoi capelli sembrano lingue di fuoco. Tanta bellezza spaventa e disarma. Yann non è così diverso da lei, solo che ha deciso di seppellire tutto quello che è, i suoi ricordi e i suoi sentimenti sotto la coltre della rabbia. Quanta speranza c’è nella possibilità di essere amati? Quanto dolore un uomo può sopportare prima di arrendersi? Quanto bisogna punirsi prima di concedersi ad una sana felicità?

Lucien Borel, che aveva studiato, era riuscito a guardare oltre. Per questo amavo i libri: rendevano le persone migliori. A volte le salvano.

Lasciate soffiare forte il vento, questo libro vi salverà.

Elisa

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