Perché leggere i classici? Chiediamolo a Calvino!

Ben ritrovati, lettori di Paper leaves! In concomitanza con il tema della serata Babook di oggi voglio proporvi stavolta qualcosa di diverso. Abbiamo pensato ad un articolo che rispondesse alla domanda: cosa è un classico? Che senso ha leggerlo ancora oggi? Quale significato può avere?

Ci siamo accorte che la cosa migliore da fare sarebbe stata proporvi i 14 punti di Calvino, dedicati a questo bellissimo e difficile tema: chi meglio di lui avrebbe potuto farlo?

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Qui di seguito, io ed Elisa vi proponiamo l’interessante elenco di definizioni contenuto in “Perché leggere i classici” (opera pubblicata postuma):

1) I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “Sto leggendo…”.

2) Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

3) I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria, mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

4) D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

5) D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

6) Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

7) I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

8) Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

9) I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati e inediti.

10)  Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.

11)  Il “tuo” classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

12)  Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

13)  È un classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

14)  È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

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Come non essere d’accordo con le indicazioni di Calvino?

Quando parliamo di “classico” abbiamo sempre l’impressione che si stia aprendo una voragine oscura, forse perché, erroneamente, colleghiamo questa spaventosa parola all’idea scolastica del “testo che deve essere letto”. Essere obbligati, dal nostro punto di vista, spesso e volentieri significa dover fare qualcosa che non ci piace. E qui sta l’errore. Io credo che i classici siano un tesoro da riscoprire, perché, al di là dei loro insegnamenti, conservano valori universali: dimostrano che l’uomo, pur attraverso i secoli, in fondo rimane sempre uguale a sé stesso, con le sue paure, le sue debolezze, le sue gioie. Ci reputiamo diversi, ci convinciamo della nostra evoluzione ma in fondo, ogni epoca ci restituisce, come uno specchio, sempre la stessa identica immagine.

Altro punto significativo è questo: quali sono le caratteristiche che rendono un classico tale? Le motivazioni suggerite da Calvino sembrano essere in un certo senso antifrastiche e il genere “classico” accusa una perdita di razionalità e possibilità di una categorizzazione in senso stretto. Spesso mi sono posta questa domanda, ogni qual volta ho deciso di recensire un libro nella categoria “autunno”. Ad esempio, sono sicura che “I promessi sposi” di Manzoni sia un classico, così come “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Ma se penso a un testo più recente, come “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo oppure a “Gente di Dublino” di Joyce inizio ad avere qualche perplessità, soprattutto considerando che sono opere novecentesche…

Alla fine mi convinco che sì, sono testi classici, magari classici moderni, ecco. Perché ci parlano di un’epoca, perché approfondiscono la psicologia di personaggi – simbolo, perché insegnano o semplicemente confermano i meccanismi dell’esistenza, perché a loro modo trasmettono una visione del mondo che oltrepassa il secolo e non ci lasciano indifferenti. Perché i loro autori sono i giganti della letteratura, sono i veri maestri dell’arte della scrittura, sono lo zoccolo duro della lettura.

A tal proposito mi torna in mente un verso di un celebre epigramma di Ennio, poeta latino dell’antichità:

Volo vivo per le bocche degli uomini.

 

Cosa intendeva dire? Che l’opera, per uno scrittore, diventa la speranza d’immortalità negata agli uomini. Io ho esattamente questa idea dei classici: i loro autori, attraverso le loro storie, i loro personaggi, i loro indimenticabili ritratti, le appassionate storie d’amore, i lutti e le gelosie, gli intrighi e le dolcezze, le speranze e le delusioni, non moriranno mai, conosceranno una vita sempre nuova fino a quando ci sarà un lettore disposto ad accoglierli e ad arricchirsi.

Ecco, ora posso dirlo: il classico è quel libro che è sempre più avanti rispetto a tutti gli altri.

È quello con la gamba lunga, è quello che corre più veloce di tutti, pur essendo il più vecchiotto. Ha la freschezza di un adolescente e la saggezza di un anziano. È l’unico in grado di volare, come dice Ennio, e forse vola in alto più degli altri, è una rondine che danza sulle note delle parole che noi abbiamo letto, leggiamo e continueremo a leggere per sempre.

Strano, non credete?

Ioanna

 


 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. tararabundidee ha detto:

    Sono d’accordo con tutto. Ora io sto leggendo “I fratelli Karamazov” che è un classico, sto alle prime pagine ancora, forse non avrà una trama estremamente accattivante che te lo fa leggere tutto d’un fiato, ma ha quella capacità di entrare dentro di noi, di farti immergere completamente nella storia perchè è una narrazione perfetta: nulla è lasciato al caso, come hai detto tu è avanti agli altri libri 🙂

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