Recensione IL VECCHIO E IL MARE di Ernest Hemingway

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Editore: Mondadori, collana Oscar classici moderni

Autore: Ernest Hemingway

Pagine: 124

Prezzo: € 10,00

Link al sito Mondadori

Sono nata e vivo in una città di mare, quelli come me sanno cosa questo rappresenti. Personalmente il mare è stato sempre un’ossessione, l’elemento più affascinante e controverso: purifica e terrorizza, disinfetta e brucia, rinfresca e asseta. Il suo fascino è accresciuto, per noi accaniti lettori, dall’uso che da sempre se ne fa nella letteratura: Ulisse compie il suo nostos andando per mare, l’elemento tramite il quale viene punito nella Commedia: non a caso dalla parola greca deriva “nostalgia”, sentimento spesso legato alla presenza del mare.

Leopardi, Stevenson, Conrad, Montale, De Luca, Baricco, tutti lo usano come metafora, come figura allegorica. Melville in Moby Dick parlando del mare, di una storia che ha elementi autobiografici, non fa nient’altro che riflettere sulla vita e sulla psicologia dell’uomo qualunque: la lotta è tra Achab e la balena che rappresenta, nella mia interpretazione, l’ossessione, l’obiettivo ultimo a cui tendiamo in diversi momenti della nostra vita o addirittura la vita intera; Achab è ognuno di noi, ogni uomo rincorre qualcosa, si lascia ossessionare da qualcosa: quello che cambia è quanto siamo disposti a investire e a cosa siamo pronti a rinunciare per afferrare il bianco della balena. Questa stessa dinamica, una metafora molto simile, è presente in Il vecchio e il mare di Hemingway, pur restando consapevoli del fatto che egli non amava che si cercassero simbologie nei suoi libri. Inoltre negò sempre di aver scritto un’allegoria.

Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1952 sulla rivista Life, probabilmente nel periodo più complicato della vita dello scrittore, schiavo di una depressione nervosa. Nel 1953 proprio grazie a questo libro vince il premio Pulitzer e l’anno successivo, nel 1954, il premio Nobel. Tutto ciò non basterà, come non sarà sufficiente l’aiuto della moglie, ad evitare che Hemingway si tolga la vita nel 1961.

Il vecchio e il mare è una storia semplice con soli tre personaggi: Santiago, il vecchio marinaio; Manolin il ragazzo che da lui impara a pescare, il suo amico; il Marlin, il pesce di enormi dimensioni contro cui combatterà per tre giorni il vecchio. Lo stile è asciutto e intenso, forte è la scelta del realismo descrittivo, infatti lo scrittore non risparmia nessun dettaglio nella descrizione della pesca o dell’uccisione dei pesci (elementi che conosceva bene perché la pesca era una passione che gli trasmise il padre).

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Analizzata superficialmente questa è una bella, bellissima storia. Ma se si scende in profondità, se ci si allontana da quel realismo che dovrebbe distrarre il lettore dalle gigantesche metafore sottese al testo e ci si concentra proprio su queste, allora appare per quello che è, una storia straordinaria, meravigliosa e indicibilmente potente. Per quante volte voi decidiate di leggere Il vecchio e il mare, questa vi apparirà sempre come una storia diversa da quella letta l’ultima volta. Cambia in base alle vostre condizioni emotive, alla vostra età, cresce con voi, vi spiega cose diverse ogni volta che lo riaprite, non smette mai di stupirvi.

Giovanni Visentin su la Fiera Letteraria scriveva «Santiago si presenta come uno splendido monito: nella lotta l’esistenza trova uno scopo e la ragione stessa della bellezza».

Poi si guardò alle spalle e vide che la terra ferma era scomparsa. Non importa, pensò. Posso sempre rientrare con le luci dell’Avana. Ci sono ancora due ore prima che tramonti il sole e forse lui verrà fori prima. Se no, forse verrà fuori con la luna. Se no, forse verrà fuori con l’alba. Non ho crampi e mi sento forte. È lui che ha l’amo in bocca. Ma che pesce per tirare così. Deve avere la bocca stretta sul ferro. Mi piacerebbe vederlo. Mi piacerebbe vederlo un momento solo per sapere contro che cosa devo combattere.

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Il Marlin ha abboccato ma è talmente forte che resta aggrappato all’amo e trascina nel suo viaggio per mare il vecchio e la sua barca. In questo passaggio è presente la stessa dinamica messa in atto da Melville: il vecchio non molla la presa, si lascia trasportare, ma vorrebbe vederlo, vedere contro cosa sta combattendo, vedere qual è la sfida che sta affrontando. È come se non conoscesse ancora cosa rappresenti il mostro che sta già combattendo. Il pesce è la metafora sia di uno scopo da perseguire, una sfida da affrontare, sia del dolore, quello subdolo e silenzioso che, a volte, si insinua nella testa e nell’anima delle persone, un mostro strisciante da combattere. Il vecchio finalmente sa che è arrivato, ha abboccato, ma non sa ancora che tipo di dolore dovrà affrontare, quanta energia e coraggio dovrà avere: e così Santiago, il marinaio con la pelle bruciata dal sole e gli occhi della consistenza del mare, diventa il simbolo della determinazione, della tenacia e della caparbietà dell’uomo che sa che dovrà lottare (non a caso sogna in modo ricorrente i leoni), senza paura. Quest’ultima è messa a tacere dal pensiero del ragazzo, di Manolin, che rappresenta la speranza, colui che dà la forza al vecchio per resistere, perché in realtà nessuno si salva da solo.

Anche il pesce è mio amico […] Non ho mai visto e non ho mai sentito parlare di un pesce simile. Ma devo ucciderlo. Sono contento che non dobbiamo cercare di uccidere le stelle. […] A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità. Non capisco queste cose, pensò. Ma è una fortuna che non dobbiamo cercar di uccidere il sole o la luna o le stelle. Basta già vivere sul mare e uccidere i nostri veri fratelli.

Santiago è il simbolo dell’ostinazione dell’uomo davanti alla forza della Natura. È mosso da un sentimento panico della natura: lui ha profondo rispetto del pesce, del mare, di tutte le creature che reputa fratelli e sorelle, crede nella fusione tra l’elemento naturale e quello umano, ma sa anche che deve sopravvivere e per farlo deve essere disposto a combattere. Il panismo è talmente radicato che il Marlin viene descritto dal narratore e dal vecchio come caratterizzato da comportamenti umani, Santiago lo rispetta e ancora di più perché in qualche modo sa che questo rappresenta l’altra parte di sé, il lato oscuro della sua stessa anima, la parte che tiene nascosta da una coltre d’acqua scura che deve essere rispettata proprio perché ha tenuto nascosti i suoi segreti. Al mare Santiago ha dedicato l’intera sua vita, a quello è legata la conoscenza di Manolin, senza il mare non avrebbe saputo molte cose, senza di esso non si sarebbe conosciuto. Ma il mare dà e toglie, concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle, rappresenta l’eterna sfida tra bene e male, e da questa lotta quello che impara il vecchio è che:

«Ma l’uomo non è fatto per la sconfitta» disse «L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto».

e che pur non volendo, pur inconsapevolmente:

Tutti uccidono gli altri in un modo o nell’altro.

(questi ultimi due pensieri potrebbero anche essere una riflessione sulla guerra: Hemingway si arruolò volontario nella Prima guerra mondiale e fu inviato al fronte italiano, mentre fu corrispondente di guerra durante la Seconda guerra mondiale).

Santiago diventa rapidamente consapevole, comprende il significato del messaggio mandatogli dal mare: sa che lo ha messo alla prova mostrandogli ciò che è, un uomo che non può rinunciare a lottare, a pensare e a interrogarsi, che lo ha distrutto fisicamente e lo ha irrimediabilmente cambiato. Il vecchio, però, anche consapevole del fatto che contemporaneamente lo ha sfamato, lo ha aiutato: da qui nasce l’ambivalenza tra rispetto e paura.

Alda Merini scriveva: mi sento un po’ come il mare: abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per starmene da sola. Probabilmente nello stesso modo, anche Hemingway si sentiva in tempesta quanto ha deciso di scrivere Il vecchio e il mare, e se dalla sua tempesta non è riuscito a salvarsi egli ci ha ugualmente lasciato uno dei pensieri più brillanti della contemporaneità.

Elisa

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Piccola Crisalide ha detto:

    Ciao! Volevo farvi i miei complimenti perché ogni vostra recensione ha la capacità di incantarmi. Quando inizio la lettura è come se per qualche minuto si fermasse il mondo, non sento più nulla di ciò che mi circonda e gli occhi continuano a scorrere, concentrati, le parole fino alla fine del post, senza mai staccarvisi. Vorrei tanto aver la capacità di scrivere recensioni così profonde.
    Complimenti ancora!

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  2. Paper leaves ha detto:

    Grazie per tutti questi complimenti! Nelle nostre recensioni vogliamo sempre esercitare il nostro personale spirito critico, la nostra voglia di non limitarci alla superficie delle parole e delle storie. La lettura è davvero una seconda vita, e la vita è piena di significati e di sfumature da esplorare.
    Buona lettura, è bello trovare qualcuno che condivide la nostra passione con tanto interesse 😀

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