Recensione PERSEPOLIS di Marjane Satrapi

il

Persepolis-fumetto

Editore: Rizzoli Lizard, 2007

Autore: Marjane Satrapi

Pagine: 354

Prezzo: € 24,00

Link Ibs

Bellissimo, coraggioso, spudorato. Essenziale nel tratto, pungente nelle vignette. Intelligente, estremamente intelligente. Il libro che regaleresti a chiunque, a tua madre, a tua sorella, alla tua migliore amica. Perché parla in primis a noi donne, è un inno all’indipendenza femminile, è l’arma “visiva” di una rivoluzione culturale e sessuale all’interno di un contesto che spesso giudichiamo frettolosamente, o peggio, in modo superficiale ed ignorante. Persepolis è il fumetto iraniano dell’illustratrice per bambini Marjane Satrapi, pubblicato per la prima volta nel 2000 e diventato, in un batter d’occhio, uno dei successi editoriali del decennio. Il romanzo (o meglio, la graphic novel) colpisce per due motivi: per l’ambientazione storica e culturale, perché permette a tutti di comprendere alcuni nodi fondamentali della storia dell’Iran dagli anni Ottanta in poi, e per la scelta del mezzo di comunicazione, perché le strisce disegnate hanno una potenza visiva fortissima e catturano il lettore regalandogli un punto di vista diverso rispetto a quello di un libro di storia. Il disegno è un mezzo soggettivo e permette, attraverso l’ausilio della componente verbale, di trasmettere concetti, di raccontare eventi atroci, con una semplicità apparente, che arriva dritta al cuore e lo colpisce con la potenza di una bomba. Il bianco e nero non è mai stato così ricco di sfumature. È molto più di un fumetto. È un regalo di sensibilità artistica e ideologica, ricco di ironia e di senso dell’umanità. E io mi sento davvero grata nei confronti dell’autrice.

Scrivere Persepolis è stato molto importante per me. Credo che non si possa giudicare una nazione intera per gli errori di pochi estremisti. E non voglio che vengano dimenticati tutti quegli iraniani che hanno perso la vita in prigione per difendere la libertà, coloro che sono morti nella guerra contro l’Iraq, che hanno subito la repressione dei diversi regimi, che sono stati costretti a lasciare le loro famiglie e fuggire dal loro Paese. Si può perdonare ma non si deve dimenticare.

Persepolis, nell’ultima edizione integrale Rizzoli Lizard, si compone di quattro libri, dedicati al racconto (in parte autobiografico) della protagonista Marjane, attraverso la sua infanzia, la sua adolescenza e l’entrata nel mondo adulto. Riuscire a contenere l’entusiasmo per questa lettura è per me davvero difficile! Da dove inizio? Direi dalla storia e dalla protagonista.

Nel primo libro, ambientato in Iran, conosciamo Marjane, una bambina di dieci anni vivace e spiccatamente intelligente, con una grande curiosità per il mondo che la circonda ed una capacità critica non indifferente. Il suo racconto prende spunto da una fotografia che la ritrae nel 1980. Il disegno è quello una bambina col volto triste, con le mani conserte ed il velo nero. Marjane racconta che a seguito della rivoluzione islamica, avvenuta nel 1979, nelle scuole l’uso del velo diventa obbligatorio. E non solo. Passa da una scuola francese laica, composta da classi miste, ad una in cui maschi e femmine sono separati, in virtù di quella che viene propinata come “Rivoluzione culturale”. A seguito di queste imposizioni iniziano le manifestazioni anti e pro-foulard, nel corso delle quali partecipa attivamente la madre della piccola Marjane, che ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia di progressisti e moderni.

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(striscia originale in lingua francese)

La rivoluzione è come una bicicletta. Quando le ruote non girano più, finisce per cadere. Quella fu la rivoluzione nel mio paese. La rivoluzione ha infine svegliato il popolo dopo un lungo sonno durato 250 anni. “2500 anni di tirannide e di sottomissione” come diceva mio padre. Prima i nostri imperatori, poi l’invasione araba dell’ovest, seguita dall’invasione mongola dell’est e infine l’imperialismo moderno. Per svegliarmi mi comprarono dei libri. Sapevo tutto sui bambini palestinesi, su Fidel Castro, sui piccoli vietnamiti uccisi dagli americani, sui rivoluzionari del mio paese…

I genitori della bambina sanno che la prima arma contro l’ignoranza è costituita dalla lettura. Ed è per questo che Marjane, sin da piccola, sviluppa una coscienza morale fortissima, che la porta ad interrogarsi su imposizioni assurde. A poco a poco l’ultimo esponente della dinastia Pahlavi sarà costretto ad abbandonare il trono. Tuttavia le cose peggioreranno con il nuovo regime teocratico e nel racconto nella piccola Marjane si mescolano la paura e il senso di stanchezza dei genitori, che partecipano attivamente alle proteste di piazza fin quando si rendono conto che la repressione inizia ad essere troppo violenta e pericolosa. Dopo la caduta dello scià verranno liberati numerosi prigionieri politici, tra cui due amici della famiglia di Marjane, che raccontano le terribili sofferenze e torture a cui erano stati sottoposti nel periodo di prigionia forzata. La paura accompagna il sentimento crescente di solitudine della sua famiglia, in un periodo in cui tutti i loro amici e conoscenti decidono di abbandonare il paese, diventato quasi invivibile per il clima di continua allerta e terrore.

Nel secondo libro il racconto prosegue mettendo in evidenza i fatti che più colpiscono Marjane. Le università vengono chiuse, in quanto il sistema educativo viene ritenuto dal regime decadente e pericoloso, dato che allontanerebbe i ragazzi dal “vero cammino dell’Islam”. La bambina vive questo momento con disperazione e coscienza dell’ingiustizia del suo Paese:

Niente università… e io che volevo diventare un chimico. Io che volevo emulare Madame Curie. Volevo essere una donna colta ed emancipata. Io che avevo il pallino per la scienza. Sono io che ho scoperto l’ultimo elemento radioattivo. Un altro sogno se ne andava in fumo. Povera me, all’età in cui Marie Curie andò in Francia a studiare, io avrò una decina di marmocchi…

La società si divide, a quel punto, in integralisti e progressisti, lo scontro di idee si gioca principalmente sul terreno minato dell’abbigliamento:

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Consapevoli del difficile e delicato momento storico, i suoi genitori organizzano un ultimo viaggio, tre settimane in Italia e Spagna. Al loro ritorno ci sarà una sorpresa tanto inaspettata quanto terribile: nel loro Paese è scoppiata la guerra. Le città vengono bombardate, i supermercati sono presi d’assalto, a scuola per le ragazze iniziano i momenti di “contrizione corale”, i ragazzi invece iniziano ad essere “educati” a morire in battaglia, illusi dalla promessa di un fantomatico paradiso pieno di palazzi dorati e di donne che li aspettano. Tutto diventa proibito, ma la famiglia di Marjane non rinuncia ad organizzare festicciole in casa, gli unici momenti felici che regalano attimi di spensieratezza ad adulti e piccini. La bambina si sta trasformando in un’adolescente, e i suoi genitori, per il suo bene, decidono di farla partire e di mandarla in Europa. Il distacco è tremendo, ma necessario:

Non c’è nulla di più triste degli addii. È un po’ come morire.

Nel terzo e quarto libro si cambia ambientazione: siamo nel novembre 1984, in Austria.

La ragazza viene ospitata a casa della migliore amica di sua madre, ma ben presto è costretta a trovare una nuova sistemazione, in un convento di suore, in cui conosce Lucia, la sua coinquilina tedesca. La ragazza si troverà in una realtà inizialmente ostile, in primis per la lingua. Tuttavia a poco a poco inizia a farsi notare a scuola per la sua bravura in matematica e coltiva le sue amicizie. Quasi immediatamente il convento si rivela insofferente all’intelligenza e alla prontezza di spirito di Marjane, che di nuovo cambia casa. In queste settimane inizia a conoscere meglio il mondo che la circonda, inizia a truccarsi, a bere… conosce l’indipendenza sessuale delle sue coetanee e ne rimane scandalizzata, avverte i cambiamenti del suo corpo, si taglia i capelli… ma allo stesso tempo inizia a negare sé stessa, a non voler sapere più nulla del suo paese poiché lo ritiene insopportabile.

Sii sempre coerente e onesta con te stessa

Le aveva detto la nonna prima della partenza. E Marjane capisce che è arrivato il momento di crescere, di credere nelle sue radici, e di affrontare il mondo a testa alta. Inizia a frequentare gli uomini, ad avere i primi batticuori, ma la sua mente è sempre proiettata all’Iran e alla sua famiglia. E la sua decisione, dopo la sua esperienza europea, sarà quella di tornare. Perché deve, perché è il suo cuore che glielo comanda. A costo di perdere le sue libertà individuali.

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Altra tematica che a mio parere viene affrontata con grande capacità di introspezione psicologica è il ritorno della protagonista a casa. Questa storia mi ha fatto pensare ad un vero romanzo di formazione: la bambina diventa adulta attraverso un allontanamento ed un rito di iniziazione, ovvero il viaggio in uno stato liberale e moderno, in cui la donna è emancipata, può studiare, può vestirsi come le pare. Qui Marjane è costretta a fare i conti con sé stessa: chi è? Cosa è diventata? Quale peso ha la solitudine? Quanto è difficile non lasciarsi trasportare dagli eventi e dalle libertà a cui ha facilmente accesso? Quando Marjane ritorna a casa ha imparato ad avere fiducia nelle sue capacità. Vuole conoscere tutto della guerra, di ciò che è successo durante la sua assenza. Di nuovo si rende necessario il dovere di informarsi, di non chiudere gli occhi. E dalla sua debolezza, ella riuscirà a trovare la forza, quella vera. Che non si arrende di fronte ad un paese misogino e dalle vedute troppo limitate. Un paese che vorrebbe imporre l’ignoranza e l’arretratezza a chi, invece, non vuole abbassare la testa. Mi ha stupita soprattutto il suo grande coraggio, un esempio per tutte noi donne. Il suo sogno coltivato da bambina non verrà accantonato: Marjane diventa davvero una donna colta ed emancipata, anche se per capirlo dovrà attraversare anche le intemperie di un matrimonio all’interno di una società che le punta costantemente il dito contro.

Il viaggio dunque è stato per la protagonista-eroina un momento chiave del suo vissuto. L’allontanamento è coinciso con l’entrata nella vita e nel mondo adulto. Il viaggio è concepito come distacco dalla terra madre ma come avvicinamento alla propria interiorità. La bellezza di questo romanzo sta anche nel fatto di presentare una realtà come quella iraniana, in modo diverso. La famiglia della ragazza e molti altri amici, sin dall’inizio dimostrano di essere moderni e contrari alle direttive del regime e all’assurdità della guerra nel loro paese: è il volto dell’Iran moderno, un volto che andrebbe conosciuto e apprezzato. Allo stesso tempo la Vienna progressiva non rappresenta esattamente un paradiso per Marjane, la quale osserva con diffidenza il comportamento dei coetanei e non esita a mostrarci i lati negativi.

Originariamente scritto in francese, Persepolis ha conquistato l’editoria dedicata al fumetto e non solo: nel 2007 è uscito nelle sale cinematografiche l’omonimo film d’animazione, scritto e diretto da Marjane Satrapi e da Vincent Paronnaud, vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes del 2007. 

Cosa altro devo dirvi per convincervi a leggerlo? Compratelo, mi ringrazierete!

Ioanna

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