Cosa ne pensiamo: LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs

Ransom Riggs

Editore: Rizzoli

Autore: Ransom Riggs

Pagine: 383

Prezzo: € 10,00

Link al sito Rizzoli

 

Mi ero appena rassegnato a un’esistenza noiosa quando iniziarono a succedere cose straordinarie. La prima fu davvero traumatica. E come tutto ciò che ti cambia per sempre, spaccò la vita in due metà: il Prima e il Dopo.

Questo è l’incipit de La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs, il libro di cui si sta tantissimo sentendo parlare negli ultimi mesi, sia per l’imminente uscita del terzo volume della serie, sia per la trasposizione cinematografica (che già sta facendo discutere parecchio gli amanti del libro) firmata Tim Burton.

Il protagonista della storia, Jacob, è un ragazzo affascinato dalle strane storie raccontate dal nonno, Abraham Portman, cresciuto in un orfanotrofio. I suoi racconti sono sempre oscuri, popolati da misteriosi mostri enigmatici, che sembrano più frutto della fantasia che della sua reale esperienza. Abraham racconta al nipote la storia dei “Bambini Speciali”, casi più unici che rari testimoniati da una serie di fotografie d’epoca. Fin da piccolo Jacob, bambino votato ad uno spirito avventuriero e coraggioso, è affascinato da queste storie, ma con il passare degli anni inizia a credere che questi racconti siano solo fandonie concepite dalla mente di un uomo anziano. Un giorno, però,  Abe lo chiama per dirgli che è in pericolo, Jacob lo raggiunge a casa e lo trova esanime: in punto di morte il nonno lascia al nipote un messaggio, un enigma da risolvere, e contemporaneamente Jacob si rende conto di non essere solo, vede un mostro. Da questo momento in poi inizia la ricerca della soluzione delle parole di Abe, che lo condurranno su un’isola del Galles in cui si trova l’orfanotrofio dove è cresciuto il nonno, appunto la casa per bambini speciali di Miss Peregrine, protetta da un anello temporale all’interno del quale si ripete senza sosta lo stesso identico giorno: il 3 settembre 1940. Da questo momento in poi il ragazzo scoprirà un mondo fantastico.

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Parlare di questo libro senza spoilerare nulla è davvero difficile!

Il romanzo di Ransom Riggs fonde storia e paranormale in una narrazione semplice e scorrevole, che avanza tra alti e bassi, momenti di tensione ed altri meno coinvolgenti per il lettore. Un fantasy, ma non troppo in realtà, un testo che ha punte di horror senza essere coinvolto a pieno nel genere. Insomma: è la saga del momento, tutti ne parlano e per forza di cose non potevamo esimerci anche noi dal farlo! Oggi vi diciamo la nostra: ebbene sì, abbiamo deciso di scrivere un articolo a quattro mani, evidenziando quelli che a nostro avviso (senza annoiarvi, speriamo!) sono i punti di forza del testo e quelli che invece ci hanno convinte ben poco. Stavolta vi presentiamo due opinioni diverse dello stesso libro, sperando che sia interessante e lasciandovi almeno un po’ di curiosità.

Ioanna: In generale valuto positivamente questo romanzo. Non è difficile capire come Ransom Riggs sia riuscito a conquistare facilmente una grossa fetta di lettori; gli ingredienti principali della storia sono senza dubbio i suoi personaggi, ovvero i bambini speciali, che creano curiosità nel lettore non solo per la loro condizione particolarissima, ma anche (e questo è uno dei motivi che mi ha più incantata durante la lettura) per la presenza di reali foto d’epoca, che Riggs intervalla nella narrazione. La maggior parte di esse sono originali (ovvero non hanno subito ritocchi) e provengono dagli archivi personali di dieci collezionisti. La lettura, accompagnata da queste immagini, crea secondo me un forte senso di straniamento: inconsciamente leggendo, era come se accettassi anche io la realtà di quell’orfanotrofio e dei bambini speciali! Si tratta di una strategia che secondo me aiuta tantissimo il testo, è una marcia in più per stimolare l’immaginazione del lettore e legarlo affettivamente ai personaggi. Ovvio, non sono immagini per deboli di cuore! Si tratta di fotografie antiche (già di per sé la dimensione temporale crea un’inquietudine non indifferente!) e sicuramente perturbanti, che conferiscono al fantasy una dimensione orrorifica, seppur non preponderante.

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Ho ritrovato nel testo il tipico meccanismo del romanzo d’avventura fantasy: da una situazione iniziale di normalità, appunto dall’esistenza monotona del protagonista, si scopre qualcosa di straordinario, che lo conduce alla conoscenza di un mondo isolato nello spazio e nel tempo e alla consapevolezza che per lui è solo l’inizio di un’avventura paranormale, che lo pone di fronte alla rinuncia del mondo “normale” per seguire i bambini nella loro lotta ai nemici. Sono rimasta affascinata dalla storia per il fatto che si crei un parallelismo tra gli eventi della seconda guerra mondiale (il nonno di Jacob si rifugia nell’orfanotrofio per scampare alle torture naziste) ed invece un universo di fantasia, un eden che sarà sia rifugio ma allo stesso tempo prigione per i bambini, rifiutati dal mondo per la loro diversità. Forte è proprio questo tema del diverso, che si rifugia in una condizione temporale, anzi, atemporale fuori da ogni logica, proprio perché rifiutato esso stesso dalle logiche della vita quotidiana.

Ora veniamo ai difetti. Leggendo il primo capitolo di questa saga si ha l’impressione che qualcosa sfugga al lettore. Ad esempio, c’è qualcosa, un non detto a mio parere, che aleggia sul personaggio di Miss Peregrine, la direttrice dell’orfanotrofio, che ho trovato molto enigmatica, pur fornendo, l’autore, una descrizione fisica dettagliata. Non penso che sia il personaggio che vuole farci credere, ho il sentore che qualcosa di importante verrà svelato solo nei prossimi capitoli della storia. Qui svolge principalmente il ruolo di figura di riferimento per i bambini speciali ma soprattutto per Jacob, che grazie a lei conosce la loro storia e comprende ciò che è accaduto al nonno, anch’egli all’epoca bambino speciale, ma a differenza degli altri, l’unico ad essere fuggito dalla protezione dell’orfanotrofio. Mi è sembrata più un’ “informatrice” che una figura a tutto tondo. Ma mi limito ad ipotizzare: spero che leggendo il seguito le mie impressioni potranno rivelarsi veritiere!

Altra impressione: il romanzo non ha ritmo sempre sostenuto ma rapisce per la particolarità della storia nel primo spicchio della narrazione sino alla sua parte centrale, per poi allentare un po’ la tensione.

In conclusione l’ho trovato molto particolare, ma suggerirei la lettura soprattutto ad un pubblico adolescente, essendo un romanzo scritto palesemente per ragazzi, che troveranno nella saga di Ransom Riggs un mondo parallelo, che li condurrà ad un’esperienza di lettura unica, unendo narrazione ed elemento visivo. La storia, come ogni saga che si rispetti, non si conclude in modo definitivo: la conclusione è piuttosto l’inizio di una nuova avventura, che spinge il lettore ad incuriosirsi tremendamente e a voler letteralmente “divorare” il seguito! Rimane anche la sensazione, dopo aver visto il trailer del film, che la storia subirà tantissimi mutamenti dal punto di vista della trasposizione. Primo tra tutti: Miss Peregrine, la donna austera e un po’ “nonna” dei bambini, si trasforma nella seducente Eva Green, dagli abiti stretti e dalle unghie laccate e affilate… e ho detto tutto! Ma staremo a vedere.

Elisa: Compro La casa per bambini speciali di Miss Peregrine dopo anni che ne sentivo parlare ovunque. Lo compro perché è bellissimo, curato nei minimi particolari: le pagine che indicano l’inizio di un nuovo capitolo, le maiuscole, la scelta dei colori, senza parlare delle foto d’epoca che mostrano un mondo di credenze e pregiudizi, il cambiamento del concetto di paura, la superstizione di un tempo.

Nel testo ci sono un paio di cose ben riuscite, o meglio carine (ma carino è un aggettivo che generalmente uso per i soggetti inanimati, e le storie non sono cose inanimate). Ad esempio il confronto tra i bambini Speciali di Miss Peregrine e i Bimbi Sperduti di Peter Pan (che però vengono chiamati Ragazzi Perduti dal traduttore, non capisco il perché, ma trasaliamo) è interessante, ci fa capire che questi ragazzi sono una società, una grande famiglia e la relazione che li accomuna è che in entrambi i casi siamo bloccati in una dimensione spazio-temporale che non ha legami con quella reale, anzi il reale viene portato in questo mondo altro da un soggetto esterno (nel caso del testo di Riggs la realtà è portata da Jacob, nel caso della storia di Barrie da Wendy). Un altro elemento interessante è proprio la gestione del tempo, la costruzione di una realtà che si ripete costantemente, che non cambia ma cambia continuamente perché i bambini sono consapevoli del fatto che pur non scorrendo il tempo trascorre.

Salvato il salvabile, riconosciuto qualche pregio, ho trovato il libro un enorme abbozzo di romanzo, le idee ci sono, anche tante ma sono solo idee. Certo potremmo dire che stiamo parlando del primo testo di una trilogia ma andatelo a dire a Tolkien se nella Compagnia dell’anello aveva abbozzato, messo insieme un po’ di idee senza svilupparne nessuna, o magari chiedetelo a J.K. Rowling se in Harry Potter e la pietra filosofale aveva lasciato qualcosa al caso: ovvio è che essendo il primo volume di una saga non potremmo conoscere tutta la storia o comprendere perfettamente la psicologia di ogni personaggio, perché è appunto una saga e presuppone uno sviluppo, ma non puoi scrivere di un mondo fantastico senza parlarne bene, senza spiegarlo dettagliatamente. Tutto è lasciato al caso, o meglio è spiegato come se l’autore stesse ragguagliando il lettore, le cose accadono e basta, il mondo cambia e basta. Ancora di più, questo libro è considerato narrativa per adulti: non è narrativa, è un fantasy, e non è per un pubblico adulto ma è principalmente per ragazzi (la consapevolezza per il lettore è fondamentale, quando compra un libro un lettore deve sapere cosa sta scegliendo); ma se anche volessimo far finta che ciò non sia importante il problema rimane: la spiegazione del sistema temporale, il mondo fantastico, i ruoli giocati dai personaggi si riducono ad una spiegazione di una ventina di pagine su un testo di quasi quattrocento. Esattamente come accade per tutti gli altri non c’è psicologia (questa mancanza è evidente soprattutto nei dialoghi).

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ATTENZIONE SPOILER: Jacob assiste alla morte del nonno e la sua unica reazione è una misurata tristezza e poi una presunta follia perché dice di aver visto un mostro, punto. Tutto qui. Ma dico, al ragazzo muore il nonno tra le braccia, scopre che è appartenuto all’orfanotrofio, che era anche lui un bambino speciale, vede dei personaggi mostruosi, entra in uno spazio temporale differente, conosce persone con abilità paranormali, scopre di averne anche lui e non ha la benché minima reazione? Ancora: Jacob conosce Emma, tra i due nasce una storia d’amore, ma che storia d’amore: lei era la fidanzata di Abe, del nonno, quando lui era nella casa e lei che è rimasta bloccata nell’anello temporale, al 3 settembre del 1940, non è cresciuta fisicamente ma è in effetti una donna anziana. Ora, ma è normale che la ex fidanzata di Abe, ormai con la coscienza di un’ottantenne, si innamori del nipote di questo, adolescente? Ma cosa significa? È un’adolescente o è un’adulta? A volte i bambini speciali sembrano portare con loro il peso di essere uomini e donne bloccati in una condizione temporale fittizia, sono coscienti che al di fuori del loro mondo il tempo trascorre, altre volte sembrano sereni nella loro condizione, anche se non capisco come si possa essere tranquilli nel ripetere eternamente, senza sosta lo stesso ultimo giorno della propria vita. Quindi Emma è giovane o vecchia? La sua psicologia è legata all’infanzia o è cresciuta? Ma poi quando la conosce Jacob sa che Emma ha sempre aspettato il ritorno di Abe, quindi è plausibile che si fidanzi con la ragazza innamorata di suo nonno? Ma io non credo proprio, neanche in un libro fantasy.

Sulla copertina del libro sono riportate le parole di Maria Grazia Ligato su Io Donna dove asserisce che il testo di Riggs è a metà strada tra Harry Potter e David Lynch; ora, io non ho visto tutta la filmografia di quest’ultimo però non c’è proprio nulla di Lynch, o meglio se vogliamo fermarci alle attitudini di alcuni dei bambini forse, vagamente ci si potrebbe pensare, ma direi che per il resto proprio non c’è nulla di lynchiano: dov’è la tensione, il trasporto, il ritmo, e soprattutto il paradosso, il grottesco? Ma anche di Harry Potter, fatta eccezione per la struttura, l’impianto generale della storia, e la tematica del fantastico, dell’impossibile, tutto il resto è infinitamente distante: i personaggi della Rowling hanno una psicologia ben costruita sin dal primo momento, ed è profondissima, ogni elemento è descritto minuziosamente (vi ricordo solo l’episodio di Olivander).

È un enorme peccato perché la storia ha delle potenzialità enormi, sarebbe potuta essere meravigliosamente costruita e surclassarne molte altre più famose. Ma magari nei prossimi volumi migliora!

Vi saluto con un pensiero che mi ha colpita, positivamente:

Ci aggrappiamo alle favole finché il prezzo da pagare per le nostre illusioni diventa troppo alto.

Insomma, che dirvi, non solo questo libro ha fatto discutere molto, ma ha fatto discutere anche noi due! A voi l’ultimo giudizio… che ne pensate? Noi vi consigliamo di leggerlo per dire la vostra!

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