Recensione FACIANT MELIORA SEQUENTES. I Giudici costituzionali del sessantennio, ritratti “senza cornice” di Nicola Pazienza

il

1

Editore: Lithos

Autore: Nicola Pazienza con illustrazioni di Giovanni Mucci

Pagine: 187

Prezzo: 20, 00 €

Link al sito IBS

La Corte Costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Così recita l’articolo 134 della nostra Costituzione. I sessant’anni della Corte Costituzionale sono alla base del progetto editoriale curato da Nicola Pazienza (originario di San Severo che dopo 5 anni di servizio al Ministero del commercio lavora alla Corte da 34 anni) ed illustrato da Giovanni Mucci (graphic designer e illustratore di origini molisane), intitolato: Faciant meliora sequentes. I Giudici costituzionali del sessantennio, ritratti “senza cornice”.

La grande cortesia e disponibilità dell’autore, che mi ha permesso di avere tra le mani il suddetto libro, nonché la tematica interessante e diversa dal solito, mi spinge a presentarvi un lavoro di ricerca accurato e sicuramente originale.

Quando mi fu proposto di conoscere questo testo il mio primo pensiero è stato quello di non essere all’altezza di una recensione così impegnativa, ma mi sono dovuta ricredere: il progetto, che si configura come una raccolta di schede dedicate ad ognuno dei giudici della Corte Costituzionale dal 1956 ai giorni nostri, si presta ad un’ampia diffusione per la chiarezza dei concetti e l’approccio non pretenziosamente accademico alla Storia italiana, relativamente ad uno dei suoi organi giuridici . Nella Prefazione dell’opera l’autore spiega con dovizia di particolari e di motivati riferimenti storici, la necessità di un’opera che possa far conoscere al grande pubblico personalità importanti, che hanno contribuito a mantenere vivo il fuoco della Costituzione. Ho apprezzato molto il ricorso alle parole di Piero Calamandrei, e al suo discorso agli studenti milanesi del 26 gennaio 1955:

La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

Enorme il senso di gratitudine che pervade questo progetto editoriale firmato Lithos: il titolo stesso si presenta come un omaggio ed un augurio rivolto a coloro che verranno dopo. “Possano fare cose migliori coloro che seguiranno” è un simbolo di quel passaggio di testimone fra i giudici della corte costituzionale, una formula che non rimane inascoltata perché continuo e necessario è il lavoro da svolgere in questo campo. Nell’ordinamento della Repubblica Italiana la Corte Costituzionale ha certamente rappresentato un’innovazione straordinaria: i primi giudici, i famosi 15 giudici che giurarono la sera di giovedì 15 dicembre 1955, si trovarono ad affrontare problemi importantissimi, consapevoli della loro delicata posizione (posizione che, tra le altre cose, non aveva precedenti storici nella tradizione del nostro ordinamento!).

Interessante, in tal senso, il paragrafo dedicato alla ricostruzione storica delle funzioni giuridiche di questa commissione, La Corte Costituzionale in sessant’anni di cammino della società italiana, da cui emerge soprattutto l’idea di un organo altamente comunicativo, se non vero e proprio intermediario tra le esigenze del cittadino e la singolarità dei problemi legislativi da una parte e dall’altra la Costituzione vera e propria. Non a caso si riportano le parole del Presidente L. Palatin ( 5 giugno 1986):

il vero parametro della giustizia costituzionale è consistito e consiste, dunque in una Costituzione continuamente attualizzata.

Il progetto contiene, oltre alla Prefazione citata e al paragrafo di approfondimento storico anche una sezione dedicata al giurista Gaetano Azzariti, riguardo una controversia mediatica che si risolve, in conclusione, con una posizione pacata e riflessiva sui meriti di un magistrato di notevole esperienza e preparazione, accusato per la sua attività presso il “Tribunale della razza” che gli è valsa l’accusa di collaborazionismo con il regime fascista.

Per i più curiosi, prima delle schede biografiche, è riportato anche un aneddoto sul francobollo dedicato alla Corte Costituzionale realizzato dalla disegnatrice A. M. Maresca.

2

Il cuore dell’opera è rappresentato dai ritratti de giudici, a partire da quello di Enrico De Nicola: significativo il fatto che ad ognuno di loro sia dedicata sempre una sola pagina, corredata dalle informazioni sugli incarichi svolti e da riflessioni sul loro operato e sulla loro personalità (“Nel costruire questo percorso nella memoria mi sono avvicinato ad alcuni giudici del passato grazie agli scritti che hanno lasciato, incontri che sono stati fonte di gratificazione intellettuale” dichiara l’autore). Il significato di questa scelta non passa inosservato: è la storia di uomini e donne che hanno dato il loro contributo in modo tangibile, è un percorso di partecipazione viva in cui ognuno necessita di essere ricordato, nessuno deve essere escluso.

Ed è per questo motivo che al ritratto “letterario” si accompagna un’illustrazione dei giudici, sempre nello stesso identico formato, sempre con il medesimo tratto: il progetto artistico non appare come secondario, ma si integra perfettamente nel tessuto memoriale dell’opera, soddisfando la curiosità visiva del lettore con una cura spasmodica per i dettagli. Giovanni Mucci spiega bene le difficoltà e le intenzioni dei suoi ritratti:

In questo lavoro la parte più importante, e che si spera di aver reso artisticamente visibile ed apprezzabile, è stata quella di stabilire in qualche modo un legame, di avvicinare una persona distante nel tempo e nello spazio, per renderne il tratto umano, mantenendo sì un distacco dettato dalla professionalità ma, allo stesso tempo, cercando una sintonia in grado di trasmettere attraverso la matita quell’ingrediente emozionale caratteristico di ogni persona e che passa attraverso l’interpretazione personale dell’illustratore.

Insomma, in definitiva un progetto validissimo, che si propone di consegnare al lettore un’opera di pregio sia storico che artistico, una collaborazione che costituisce un prezioso tassello in più nella coscienza e nella consapevolezza civica di noi cittadini. Perché anche noi siamo, in qualche modo, i “sequentes”, anche noi non dobbiamo e non possiamo permetterci di dimenticare mai il passato.

Ioanna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...