Recensione JANE EYRE di Charlotte Bronte

il

bronte

Editore: Bur Rizzoli

Autore: Charlotte Brontë

Pagine: 581

Prezzo: 16,00 €

Link al sito Rizzoli

Buongiorno lettori e ben ritrovati con la nuova recensione di un classico!

Oggi sono particolarmente emozionata perché vi parlerò un Signor Romanzo: Jane Eyre di Charlotte Brontë. Quando un testo tocca così da vicino il cuore è difficile “riemergerne” e non condividere con altri lettori il proprio entusiasmo: per me è stato un vero colpo di fulmine ed una rivelazione.

Jane Eyre, con le sue 581 pagine (tomone bello impegnativo, ma scorre in un modo imbarazzante!) è in grado di trasmettere emozioni così intense, vere e potenti, da suscitare un sottile e fastidioso dispiacere a fine lettura. Salinger, ne Il giovane Holden, scriveva: “Mi fanno impazzire i libri che quando hai finito di leggerli e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse il tuo migliore amico, per telefonargli ogni volta che ti va”. A fine lettura, mi ero talmente appassionata per le vicissitudini della protagonista, da essermi convinta di aver conosciuto Jane non in quanto personaggio letterario, ma come un’amica, una confidente in carne ed ossa… strambo, non vi pare? Ora capisco come il libro della Brontë abbia riscosso tanto successo, attraversando i secoli sospinto da un’indicibile fortuna letteraria. Perché non si tratta solo del racconto di formazione di una piccola donna, ma è soprattutto un inno alla vita, il manifesto di riferimento per chi sente di attraversare un periodo difficile della propria esistenza. E chi non ne ha? Naturale, in quei momenti, la sensazione di essere pervasi dal pessimismo: in alcune situazioni il mondo sembra crollarci addosso, non cogliamo più le sfumature dell’esistenza. Tutto diventa nero.

E invece Jane Eyre ci insegna qualcosa di rivoluzionario, che ritroviamo espresso efficacemente nelle parole di Albert Camus: “nella profondità dell’inverno, ho imparato alla fine che dentro di me c’è un’estate invincibile”. Siamo noi i padroni del cambiamento, siamo noi che dobbiamo convincerci della nostra forza, della nostra volontà, ma soprattutto delle capacità che tiriamo fuori nel momento in cui più ne abbiamo bisogno.

Iniziando a sfogliare le numerose pagine del testo, siamo catapultati nella vita di una piccola orfana, Jane, una bambina di dieci anni che vive come ospite incompresa e poco desiderata a casa degli zii, insieme ai suoi odiosi cugini. Basta scorrere qualche riga per ritrovarsi di fronte uno scricciolo che fa i conti con un carattere poco usuale: schietto, dai modi, per natura, poco socievoli, per nulla interessata a piacere agli adulti.

C’era una piccola sala da pranzo attigua al salotto, mi ci infilai. Ospitava una libreria; presto mi impossessai di un volume, non prima di aver controllato che fosse provvisto di figure. Montai sul sedile accanto ala finestra: raccogliendo i piedi, mi sedetti a gambe incrociate, come un turco: e, dopo aver tirato le rosse tende marezzate fin quasi a chiuderle, mi chiusi in quel santuario doppiamente protetto.

Sin dall’inizio la lettura assume un altissimo valore simbolico nel romanzo: la cultura sarà per la povera orfana il primo indizio tangibile ed il primo fiore di un riscatto morale, sociale e culturale. La lettura diventa protezione ed al tempo stesso arma per affrontare le ostilità del mondo. La scrittura della Brontë ha una capacità piacevolissima di accogliere il lettore, di affidare alla sua immaginazione la storia. A lui il compito di plasmare, ad uno ad uno, i personaggi che rimarranno celebri nella storia della letteratura inglese. Non si può non essere d’accordo con Virginia Woolf, che commentando il romanzo, condivide questo sentimento di totale immersione nella storia, come quando ci si addormenta, e la realtà, senza che ce ne accorgiamo, svanisce per far posto ad un nuovo universo:

Non è uno stimolo di breve durata. Ci spinge attraverso l’intero volume senza darci il tempo di pensare, senza consentirci di sollevare gli occhi dalla pagina. Ci assorbe tanto intensamente che se qualcuno si sposta nella stanza abbiamo l’impressione che il movimento non avvenga lì ma nello Yorkshire. La scrittrice ci tiene per mano, ci costringe a percorrere la sua strada, a vedere ciò che vede lei, non ci lascia per un solo istante né ci consente di scordarla. Alla fine siamo completamente pervasi dal genio, dalla veemenza, dall’indignazione di Charlotte Brontë.

La vita, per la piccola Jane, che non è un’eroina o una bellissima principessa (tutt’altro!) sembra essere alquanto difficile: la sua indole sicura, il suo carattere intraprendente, saranno messi a dura prova quando la zia, Mrs Reed, deciderà di mandarla in collegio: da quel momento in poi si aprirà un capitolo importante della sua vita, in cui dovrà fare i conti con la sofferenza, i soprusi, la malattia ed addirittura, la morte di una cara compagna.

jane-2

Jane è l’emblema della donna moderna: desiderosa di crearsi una propria indipendenza, forte a dispetto della fragilità del corpo, motivata a seguire la propria strada, coerente con le sue scelte. La perseveranza negli studi le permette di diventare un’insegnante e la maturità raggiunta la spinge a cercar lavoro come istitutrice fuori dalle mura opprimenti e statiche del collegio. La Brontë dipinge con un’abilità straordinaria il ritratto di una donna consapevole, che cammina a testa  alta, e che precede di secoli, battaglie e battaglie di femminismo ed indipendenza:

è inutile dire che gli esseri umani dovrebbero accontentarsi della tranquillità: devono avere azione; e la creano se non la trovano. Milioni di persone sono condannate a un destino più immobile del mio, e milioni sono in rivolta silenziosa contro il loro destino. Nessuno sa quante rivolte oltre a quelle politiche fermentano nelle vite che la gente seppellisce. In genere si ritiene che le donne siano molto tranquille; ma loro provano gli stessi  sentimenti degli uomini, le loro facoltà hanno bisogno di esercizio, i loro sforzi di un campo  d’azione tanto quanto i loro fratelli. Le donne soffrono dell’eccessiva repressione e immobilità, proprio come ne soffrirebbero gli uomini; e hanno corte vedute i loro privilegiati compagni quando dicono che dovrebbero limitarsi a preparare pudding e fare la calza, suonare il pianoforte e ricamare borsette. É da ottusi condannarle o deriderle, se cercano di andare oltre o imparare di più di quanto l’usanza abbia decretato necessario per il loro sesso.

Non è difficile immaginare quanto questo romanzo sia stato “scandaloso” per la critica dell’epoca (ricordiamo che è ambientato nell’Inghilterra vittoriana ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1847), ancor di più se pensiamo al perno attorno a cui ruota la storia, un amore tormentato e puro, innocente ma allo stesso tempo ricco d’ombre e di “non detto”: quello tra Jane ed il suo padrone di casa, che l’ha assunta come istitutrice della figlioletta Adele, Edward Rochester. Anche nell’amore, Jane si rivela matura e dimostra una spiccata intelligenza. Rochester non è il classico “principe azzurro”, non ha nulla di bello esteticamente: eppure ella riconosce una forza più intensa di quella visiva, una forza che, come uno strumento musicale, trasforma i tratti del volto e del corpo, unitamente allo spirito, e li ricompone in una melodia meravigliosa, la musica soave di colui che lei confesserà di amare “naturalmente ed inevitabilmente”. Jane è alla ricerca di un compagno di vita che le sappia tener testa, non di un uomo patetico ed interessato solo all’esteriorità, o peggio, alla sottomissione di una moglie. Non sono pochi gli ostacoli al loro amore, prime fra tutte, le differenze di età e rango.

qwerty.indd

Ogni sensazione buona, vera, forte che ho si raccoglie d’istinto intorno a lui. So che devo nascondere i miei sentimenti: devo soffocare la speranza; devo tenere a mente che non può importagli molto di me. Perché quando affermo che sono della sua specie, non voglio dire che ho il suo carisma, e la sua magica forza di attrazione; voglio soltanto dire che ho certi gusti e sentimenti che mi accomunano a lui. Allora devo ripetermi di continuo che saremo per sempre separati. Eppure, finché respiro e penso, devo amarlo.

Mr Rochester  conquisterà il suo cuore proprio grazie a quel velo di scontrosità, così particolare eppure così reale, senza troppi fronzoli, unitamente ad un cuore buono e ad un dolcezza nascosta. Sfortunatamente il sentimento dovrà confrontarsi con un passato difficile, anticipato dagli strani episodi che accadono nel palazzo, che hanno come protagonista uno strano essere mostruoso che si aggira per le stanze causando scompiglio e distruzione…

Più di una volta Jane si ritrova nella sua vita a perdere tutto ciò che ha. Si sente sola, povera, brutta: eppure non le importa. Ed è proprio questa sua consapevolezza, unita ad un carattere forte (e diciamolo, anche ad un pizzico di fortuna!) che conquista il lettore, perché le pagine diventano un punto di riferimento imprescindibile, soprattutto nei momenti in cui la protagonista lascia scorrere liberamente i suoi pensieri e le sue riflessioni (non è un personaggio taciturno, anzi! ). La conquista che Jane ci insegna, è proprio questa:

quando la nostra volontà si sforza di seguire una strada che non riusciamo a seguire, non dobbiamo morire di fame, né rimanere fermi per la disperazione: dobbiamo solo cercare un altro nutrimento per la mente, forte quanto il cibo proibito che desiderava assaggiare, e forse più puro; aprire al passo avventuroso una strada come quella che la Fortuna ci ha sbarrato, se non più accidentata ancora.

Nessun passo è considerato un errore, nessuna strada è mai sbagliata. E Jane mi ha trasmesso un grande insegnamento: ognuno è artefice della propria felicità. Siamo più forti di quanto crediamo. Nessuna lotta è mai vana. Perché ciò che ci rende unici e forti, ci condurrà in un modo o nell’altro, alla vittoria.

P.s. Vi consiglio caldamente la versione Bur Rizzoli con le illustrazioni di Edmund H. Garrett (di cui vi ho postato qualche immagine): è un gioiellino per la vostra libreria!

Ioanna

 

 

 

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mami ha detto:

    Bellissima recensione! Jane Eyre è uno dei miei libri preferiti in assoluto e non posso che condividere tutto quello che hai scritto. Ciò che stupisce, a mio parere, al di là dell’intensità del romanzo e dello stile encomiabile di Charlotte Bronte è la sua attualità e la forza con cui ha saputo toccare certe tematiche in un’epoca che, da questo punto di vista, sappiamo non essere stata propriamente facile. Credo che Jane Eyre sia uno di quei capolavori della letteratura da considerarsi irrinunciabile, non solo per il suo immenso valore letterario ma anche per i concetti fondamentali (e umani) di cui si fa portavoce. Mi sta già venendo voglia di rileggerlo…

    Liked by 1 persona

  2. Paper leaves ha detto:

    Ti ringrazio molto! Sono d’accordo con te…è uno di quei libri a cui ti affezioni tanto, che vorresti sempre portarti dietro. Una rilettura di Jane Eyre sarà sempre piacevole… come dici tu è di una modernità unica e rara!

    Mi piace

  3. cantidellebalene ha detto:

    Adoro Jane Eyre, cosi come adoro Emily e Charlotte Brontë! Bella recensione, Jane è un personaggio rivoluzionario e diverso dagli altri…per non parlare di Rochester! Penso che le due sorelle avessero un debole per i classici ragazzi “misteriosi”. Insieme ad Heatcliff e a Mr. Darcy, Rochester è uno dei miei personaggi maschili preferiti!!

    Liked by 1 persona

    1. Paper leaves ha detto:

      Sono d’accordo con te, Rochester piace proprio perché non è il classico “belloccio”,anzi… un Personaggio molto affascinante, non solo per Jane ma anche per noi lettori 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...