Recensione LE RAGAZZE di Emma Cline

 

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Editore: Einaudi

Autore: Emma Cline

Pagine: 344

Prezzo: €18

Link al sito Einaudi

Jennifer Egan (premio Pulitzer per la letteratura nel 2011) scrive: “Le Ragazze annuncia l’arrivo di una voce formidabile nella narrativa americana”. Se lo dice lei mi fido e come novità per il mese scorso scelgo il romanzo di esordio di Emma Cline.

Questa è la storia di Evie, della sua generazione, degli anni ’70, di una famiglia e di una ragazza che cresce in un mondo che cambia rapidissimo. Cline decide di ripartire, riscrivendolo (ma senza nasconderlo) da un fatto di cronaca che sconvolse l’America: The Family di Charles Milles Manson. Egli era un pregiudicato che nel 1967, uscito dal carcere, si trasferisce a San Francisco dove decide di fare il cantante hippie e inizia a raccogliere intorno a sé un gruppo di giovani (circa cinquanta ragazzi, tutti con storie complicate alle spalle), in particolare ragazze, soggiogati dal suo carisma e dalle sue capacità oratorie con le quali riuscì a sviluppare una devozione di carattere quasi religioso nei suoi confronti che diceva di essere contemporaneamente la reincarnazione di Gesù e di Satana. Tra le ragazze reclutate da Manson c’era Susan Atkins. The Family, così si chiamavano tra di loro, girava per l’America su un bus dipinto di nero. Sotto il controllo di Charles, la famiglia sopravviveva con furti e altre attività criminali che nel 1969 sfociarono negli omicidi di Cielo Drive. Tutto presente nel romanzo, ogni dettaglio.

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Susan Atkins

Ma facciamo un passo indietro. Manson aveva conosciuto Dannis Wilson, batterista dei Beach Boys, il quale aveva dato un passaggio a due ragazze che erano parte della Famiglia. Dannis lo aiutò economicamente nel tentativo di realizzare il sogno di diventare un cantante famoso, portandolo in uno studio discografico di Los Angeles. L’insuccesso non lo scoraggiò, anzi accrebbe la sua ossessione. Un suo brano fu riscritto e inserito nell’album dei Beach Boys che uscì proprio quello stesso anno: Manson era molto arrabbiato con Wilson. Nel 1969 Charles pianificò l’incursione a Cielo Drive dove c’era la villa di Terry Melcher, produttore musicale, figlio di Doris Day, che aveva mostrato interesse per la musica di Manson ma che successivamente si era rifiutato di scritturarlo. La villa, allora, era per il capo di The Family il simbolo di tutti i rifiuti che aveva subito. Voleva vendicarsi per l’umiliazione. Si recò più volte alla villa dalla quale fu allontanato anche perché in quel periodo non era abitata da Melcher ma dai coniugi Polanski. Il resto è storia.

Emma Cline riprende le vicende realmente accadute nel ’69. La sua storia ha due tempi del racconto: uno in prima persona narrato dalla protagonista, Evie, adolescente, l’altro ambientato nel presente, tra ricordi e nuovi incontri che spingono Evie, ormai adulta, a ripercorrere il passato. The Family rappresenta la riunione di solitudini, di adolescenti che vivono il senso di inadeguatezza di quell’età e di quel periodo storico. Molti dei personaggi che incontriamo nel libro sono ricalcati su quelli storicamente esistiti, soprattutto la figura si Suzanne è completamente sovrapponibile a quella della reale Susan Atkins, dal nome al ruolo svolto nella vicenda, mentre Russell è Menson.

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Charles Milles Manson

La base della narrazione della Cline è una storia morbosa e  interessante, sebbene abusata, che doveva essere infarcita di elementi che la rendessero ancor più interessante e magari terrificante (se si poteva). Evie adulta sembra non aver superato l’accaduto, costantemente sul filo del rasoio, è come se la sua vita fosse ferma in quel momento, come se fosse andata avanti rimanendo immobile, è un’adulta rimasta adolescente. Comprensibile, un trauma del genere può creare una situazione di stallo perenne nella vita di chi la subisce. Evie giovane è alla ricerca di un’identità, anche sessuale, come è giusto a quell’età, ma senza una vera caratterizzazione, ed è qui che la storia ( che è incentrata su di lei, anche se si chiama Le Ragazze) inizia a traballare: una ragazzina (di 14 anni) di buona famiglia che improvvisamente non è mai a casa, fa sparire soldi, si droga, fa esperienze sessuali di tutti i tipi, viene soggiogata da un gruppo di persone più grandi, non ha reazioni. Cioè sì, ha qualche reazione, ma una psicologia piatta come poche incontrate. Una bella vicenda, narrata abbastanza bene – tranne per qualche abuso di immagini metaforiche (che detto da me che adoro le metafore è qualcosa di allucinante almeno quanto gli omicidi di Manson) come frasi del tipo: “i capelli croccanti di tinta”, ma che significa? Ma perché? – un esordio importante, ma nulla a che fare con quello che dice la Egan. Questa giovanissima autrice ha letto tanto, si sente (personalmente ho pensato alla Alcott di Piccole donne, e questo la dice lunga sulle sue potenzialità), non è un esordio sconclusionato, anzi, è pronta, capace, allora mi chiedo qual è il senso di tutte quelle immagini stucchevoli e iperboliche, sembra quasi che voglia dimostrare al lettore di essere intelligente e raffinata, di essere una scrittrice a tutti gli effetti. Al contrario, il risultato è un buon testo che in alcuni passaggi risulta finto.

Probabilmente l’unico personaggio silenziosamente convincente risulta essere Suzanne. Poche battute le sue, molti di più i passaggi descrittivi che la riguardano, molto meno elaborati e tendenziosi e quindi belli. Lei è un personaggio che il lettore ricorderà, è oscura, mai banalmente spiegata, l’enigma del libro resta lei: quando la storia finisce pensi solo a lei, pensi alle motivazioni che la spingono a compiere delle azioni e salvaguardare alcuni personaggi, a tutti i perché che riesce a sollevare.

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Emma Cline

In questo libro tutto al femminile un altro personaggio che ha un ruolo da comprimario, ma non meno importante è la madre di Evie: donna fragile e in preda al cambiamento causato soprattutto dal divorzio e dalla distruzione dei suoi valori piccolo-borghesi. Poco credibile: capisco l’epoca, capisco che una persona possa perdere la direzione della sua vita (quasi scontato nell’arco di una vita intera!) capisco tutto ma non così. Diventa una sorta di hippie solo perché ascolta new age e va scalza? Ma davvero? E i dialoghi? Cline parla del cambiamento di una persona e lo dimostra facendole cambiare abiti e gusti musicali ma la lascia parlare esattamente nello stesso modo, quindi è un cambiamento inesistente. Certo i genitori, come la figlia, hanno altrettanti problemi esistenziali legati al mutamento dei tempi ma la psicologia dei personaggi non esiste. L’autrice è stata elogiata per la sua straordinaria capacità di comprendere gli esseri umani, che sarà anche vero ma non la elogerei per la sua straordinaria capacità di saperne parlare. Le ragazze è un buon esordio, un libro che scorre veloce. Non è un libro formidabile, non vi lascerà a bocca aperta (già solo per il fatto che dopo circa cinquanta pagine capirete il finale), non vi struggerete. Lo scetticismo rimane, lo struggimento lo cercherei altrove se fossi in voi. Il piacere di una lettura senza enormi pretese resta.

Elisa

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Cuore Zingaro ha detto:

    Ciao Elisa, ho letto molto volentieri il tuo parere, possiedo questo libro e desidero leggerlo a breve, mi intriga il periodo anche se la tua recensione mi ha spiazzata essendomi fatta l’idea di un libro perfetto per me. Ma io sono da libri struggenti, quindi ti ringrazio perché ora so cosa aspettarmi e la delusione, se ci sarà, sarà meno pesante. Buona festa Cuore.

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    1. Paper leaves ha detto:

      Ciao! Dopo averlo letto fammi sapere cosa ne pensi se ti va! A presto!

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