“Viva la vida!”di Pino Cacucci e “Frida”di Vanna Vinci: un monologo teatrale ed un fumetto raccontano Frida Kahlo

kahlopaintinghercast

“I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own

I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy’s eyes
Listened as the crowd would sing
Now the old king is dead long live the king
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt and pillars of sand”

L’avete riconosciuta?

2008: I Coldplay pubblicano il loro quarto album “Viva la vida or Death and All His Friends”. Tra le canzoni spicca il singolo di successo “Viva la vida”, ricco di riferimenti religiosi e fertile terreno di discussione tra critici per le svariate interpretazioni proposte. Un brano che affascina, che svela e nasconde simultaneamente, che rimane ancora oggi un punto interrogativo. La storia raccontata è quella di una perdita, di un re che un tempo possedeva tutto e da un giorno all’altro è costretto a fare i conti con la miseria. L’essere umano che deve ricostruire, deve cominciare tutto daccapo, perché ogni cosa è crollata, ogni creazione è andata perduta, ogni ricchezza si è rivelata futile.

Chris Martin ha svelato, tuttavia, un particolare significativo della canzone, dicendo di essersi ispirato alla storia di Frida Kahlo, una delle figure più conosciute ed affascinanti del ventesimo secolo, pittrice, moglie di Diego Rivera. Frida è il simbolo della rinascita, la figura che più incarna l’idea di fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. La storia di Frida è quella di una donna forte, a dispetto di tutto e tutti, è una storia di sofferenza, di passione, di esplorazione, di feroce e caparbio attaccamento alla vita, quella vita che l’ha tradita, ma che lei non ha rifiutato. Mai e poi mai.

museu-frida-khalo-15

Undici giorni prima di morire Frida, arrivata a 47 anni e gravemente malata, dipinge un quadro, una natura “morta” rappresentante un gruppo di grandi cocomeri maturi. Colori predominanti: il verde ed il rosso. Quel rosso che ti entra negli occhi, te li consuma, ti ricorda il colore del sangue, ti fa immaginare il gusto succoso e zuccherino del frutto estivo, che è lì pronto ad accoglierti con le sue promettenti ed allettanti rotondità.

viva-la-vidaSulla destra, un cocomero aperto, con la buccia verde che svela il suo interno delizioso, con una spaccatura che somiglia ad una bocca vorace, con dei segni triangolari che suggeriscono l’idea di denti feroci. Frida è tutta lì, in quella voracità aggressiva, dal cuore dolce. Otto giorni prima di morire compare, vivida, una scritta. Proprio “Viva la Vida”. Una donna morente che urla “Viva la Vita”. Non ci sono parole per spiegarlo.

“La pioggia…

Sono nata nella pioggia.

Sono cresciuta sotto la pioggia.

Una pioggia fitta, sottile…una pioggia di lacrime. Una pioggia continua nell’anima e nel corpo.

Sono nata con lo scroscio della pioggia battente.

E la Morte, la Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto.

Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita.

Molte volte sono stata sigillata dentro bare di ferro e gesso, ma… io resistevo, ascoltavo il mio respiro e maledicevo il lerciume del mio corpo devastato.

Ho imparato nella pioggia a sopravvivere: alla barbarie di una vita spezzata, a me stessa dolorante e, infine, a Diego.

Diego è come la mia vita: un lento avvelenamento senza fine, tra gioie di sublime intensità e abissi di angosciosa disperazione.

Eppure…amo la vita quanto amo Diego.

frida
77 pagine, editore Feltrinelli, euro 6,50

Questo l’incipit del monologo teatrale di Pino Cacucci, !Viva la vida!, rappresentato per la prima volta nel 2009 nel teatro di Lerici dall’attrice Chiara Muti, con la regia di Giorgio Gallione, un libricino di sole 77 pagine, indescrivibilmente pieno, denso di vita, quella Vita con la “V” maiuscola, che allude all’apertura, è immensa e promettente nel suo tratto, ma nasconde una voragine, un mistero, un segreto. Il monologo si apre con l’idea della pioggia fitta ed incessante, ed è subito metafora: le gocce sono minuscole, insignificanti, ma messe insieme diventano un fiume, si trasformano in ossessione violenta e pungente. L’acqua, quel simbolo tanto ricorrente, simbolo di vita, di redenzione, di rinascita, grembo materno protettivo e, all’opposto anche inospitale, come il suo che le impedisce di avere un figlio, desiderato per tanto tempo, rimpianto sempre vivo… amara scoperta come le lacrime, che nascono dai dolori forti, dalle piaghe che si espandono nel cuore e nell’anima di chi le porta.

Cacucci affronta, con coraggio e disinvoltura, una prova bellissima e pericolosissima al tempo stesso: racconta, a chi non la conosce, o al contrario, a chi già la conosce benissimo, la storia di una donna messicana, una ragazza di diciassette anni che il 17 settembre 1925 si trovava casualmente su un tram. Il tram della Morte, che si schiantò con un autobus in un incidente terrificante, lasciandola gravemente ferita, col corpo trafitto da una sbarra che le devastò il ventre e le spezzò la spina dorsale.

Questa è la storia di una guerriera, che decide di combattere, nonostante tutto. Nonostante gli innumerevoli interventi chirurgici, nonostante il dolore fisico, nonostante il trauma di quella sventura indecente e sfacciata. Questa è la storia di un’artista, di una donna che ama gli uomini, di una donna che ama altre donne, ma che rimane aggrappata ad un’ancora di salvezza, il suo Diego Rivera, uno dei pittori più famosi del Novecento. La Colomba e l’Elefante, così li chiamavano. Questa è la storia di una vita dedicata alla resistenza. Resistere con l’arte, resistere, con l’amore, resistere con ostinazione, resistere, solo resistere. Con un’armatura di gesso, con un vaso fragile, che ha conosciuto la rottura ma ha trovato il coraggio di ripararsi. I giapponesi chiamano Kintsugi la tecnica adoperata per riparare gli oggetti con miscele di polvere d’oro e d’argento. Il significato è bellissimo: dall’imperfezione della rottura nasce la bellezza di un’opera d’arte. E Frida ha fatto esattamente lo stesso, trasformando la sua immobilità e disabilità in occasione. Occasione davvero d’oro.

frida_kahlo_et_diego_rivera

Centrale, nel libro e nella vita di Frida, l’amore per Diego, esplorato nella sua dimensione più umana, carnale e spirituale al tempo stesso, in un vortice di odi ed amo continuo, che mai, mai ha la presunzione di fermarsi:

“Quante volte, amore mio, sono stata l’unica a difenderti con le unghie e con i denti. Certo che nemmeno se ci fossimo messi d’impegno saremmo riusciti a ottenere tanto: tu e io siamo sacrileghi per i perbenisti, sovversivi per i capitalisti e servi dei capitalisti per i comunisti…

Siamo soli, Diego. Soli.

(…) Nessuna vita è facile, lo so. Ma ce ne sono alcune che sembrano una presa in giro. A volte, spero davvero che ci siano degli dèi, qualche divinità capricciosa, a prendersi gioco di noi, perché se tutto questo fosse soltanto casualità, allora… sarebbe intollerabile!”

Cacucci travolge il lettore con un fiume di parole vibranti di passione, di possibilità, di delusione, con un’energia che bene incarna il personaggio. Il libro ripercorre con fedeltà storica i fatti più importanti della vita di Frida: l’incidente, il matrimonio con Diego, il rapporto con la sorella Cristina, la Casa Azul di Coyoacàn, la rivoluzione messicana… Te lo leggi tutto d’un fiato, quasi senza respirare.bernardsilberstein-fridapaintsselfportraitwhilediegoobserves-c-3617536_0x440

Ti senti al cospetto di Lei, colei che osò sfidare la Pelona guardandola negli occhi e respingendola con la Vita. Al cospetto del suo dolore ti fai piccolo piccolo, puoi solo ascoltare quella voce che arriva da lontano, ma risuona, ancora oggi, nelle coscienze. Perché l’amore e la sofferenza sono sentimenti universali e ci rendono semplicemente e straordinariamente umani.

“A te, ti hanno raccolta in un immondezzaio”.

Sono passati quarant’anni e ancora non riesco a scordarmela, quella frase della mia sorellastra Maria Luisa.

“A te, ti hanno raccolta in un immondezzaio”.

Mi piace pensarmi come Tlazolétl, dea azteca della purezza e della lordura, l’avvoltoio femmina che inghiotte immondizia per sanare il mondo.

Il mio mondo stava tutto nel piccolo sobborgo di Coyoacàn, un mondo che ha cominciato presto a opprimermi, fin da quando i bambini mi gridavano “Frida pata de palo!”, Frida zampa di legno, perché zoppicavo per la poliomielite… Con la gamba che adesso non ho più.

Ma a che mi servono le gambe, se ho ali per volare…”

 

La morte può essere crudele, ingiusta, traditrice… Ma solo la vita riesce a essere oscena, indegna, umiliante.

frida0
154 pagine, editore 24 Ore Cultura, euro 22,90

Della vita oscena, umiliante e indegna di Frida Kahlo ci parla anche Vanna Vinci con “L’operetta amorale a fumetti” Frida, una stupenda biografia a fumetti. Ripercorrendo le tappe fondamentali della sua esistenza, dalla famiglia all’istruzione, dagli interessi politici all’incidente, dalla scoperta del suo talento all’incontro con Diego, gli amanti, gli interventi, la produzione, i successi e le crudeli sconfitte che segnano la vita di questa minuscola e potentissima donna, Vanna Vinci ci porta in un viaggio, una passeggiata per i sentieri più impervi di un’esistenza faticosa. Questa viene raccontata in prima persona da Frida che dialoga con noi lettori ma prima di tutto racconta di sé alla Morte, unico altro personaggio, interlocutrice incalzante e crudele, sconfitta dalla forza della piccola messicana: Frida si racconta e viene spronata dalle domande della morte che l’ha sempre accompagnata, si è sempre divertita a giocare con lei, a sfidarla, e che ogni volta prende le sembianze di un interlocutore diverso facendolo diventare uno scheletro: un cane, un amante, un neonato, Diego Rivera, chiunque può prendere le sue sembianze mentre Frida si racconta.

girl-with-death-mask

Probabilmente l’ispirazione viene alla Vinci dall’opera Girl with death mask (She plays alone) l’opera del 1938 nella quale protagonista è una bambina che indossa una maschera di teschio, simile a quelle tradizionalmente indossate durante “il giorno della morte”, ricorrenza messicana che non teme ma celebra la morte. E proprio alla tradizione e alla simbologia di questo paese (del quale Frida era profondamente innamorata) si rifà la Vinci nei suoi disegni: grandi divinità, teschi messicani, abiti e ambienti, un immaginario figurativo molto preciso. La storia viene ripercorsa anche attraverso una selezione di opere, che vengono ridisegnate dall’autrice, creando così diversi piani di lettura (c’è Frida che guarda le sue opere, le racconta e le disegna), in particolare colpisce Le due Frida opera del 1939 che rappresenta l’idea del doppio, le due personalità dell’artista e forse più di qualunque altra il ruolo che Diego Rivera ha svolto nella sua vita, lui che la voleva così legata al mondo tradizionale messicano, e da qui anche molti degli elementi ricorrenti nel fumetto della Vinci: vene, cuori, sangue.

img-20161212-wa0004_resized

img-20161212-wa0005_resized_1

Questa è una  biografia per immagini coinvolgente, con un testo oltre che con dei disegni meravigliosi (dovete sfogliarla per rendervi conto di quanto è vicina al mondo dell’artista che racconta), in cui si incontra un personaggio vivo che ci prende per mano e ci accompagna nel pericoloso viaggio della sua esistenza e ci lascia, come ogni volta in cui si sente parlare della storia di Frida, spiazzati davanti all’accanimento della Vita contro una donna così piccola, mentre la Morte e il Dolore diventano suoi complici, e in contemplazione per la forza smisurata, la resistenza: Frida, con la sua vita, è il simbolo dell’esistenza stessa, più forte, più dignitosa, più coraggiosa nonostante tutto il resto.

Ioanna ed Elisa

Un commento Aggiungi il tuo

  1. tararabundidee ha detto:

    Bellissimo il fumetto ❤

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...