Recensione IL GIRO DI VITE di Henry James

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Editore: BUR

Autore: Henry James

Pagine: 256

Prezzo: 7,90

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La storia ci aveva tenuti col fiato sospeso, noi tutti raccolti intorno al fuoco, ma a parte l’osservazione fin troppo ovvia che era agghiacciante, come dev’essere ogni strana storia insolita raccontata la vigilia di Natale in una vecchia casa, non ricordo che suscitasse alcun commento finché qualcuno osservò casualmente che era l’unico caso a sua conoscenza nel quale un’apparizione del genere si manifestava a un bambino.

Così inizia Il giro di vite di Henry James. Il racconto iniziale non è quello centrale ma viene fatto riferimento ad una storia di fantasmi che è stata appena finita di raccontare, storia che, dopo aver spaventato gli ospiti, suggerisce un altro racconto a Duglas, il quale recita ad alta voce il diario di Miss Giddens, protagonista vera e propria del libro. L’inizio in medias res ci immette immediatamente in un’atmosfera cupa, non solo perché si parla di fantasmi ma soprattutto perché lo si fa nella notte di Natale.

La giovane donna che redige il diario accetta un’offerta di lavoro come istitutrice da parte di un ricco e affascinate uomo d’affari che si prende cura dei propri nipotini rimasti orfani, Miles e Flora. Quest’ultimo non li tiene con sé ma nella sua dimora di Bly. Lì erano affidati alla loro precedente istitutrice Miss Jessel, morta in circostanze misteriose. L’uomo impone una sola condizione: qualunque cosa accada lui non vuole essere informato e contattato. Miss Giddens inizialmente fa la conoscenza della signora Grose, la governante, di Flora e solo in un secondo momento di suo fratello, di ritorno a casa dal collegio dal quale è stato espulso. I bambini sono straordinariamente belli, svegli e ricettivi. L’apparente tranquillità di Bly viene turbata dalle sinistre apparizioni della precedente istitutrice e di Peter Quint, maggiordomo e suo amante come lei morto in circostanze poco chiare. Miss Giddens, convinta che il bersaglio dei fantasmi siano i due bambini, decide di affrontare la terribile “realtà”.

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Suspance (1961) diretto da Jack Clayton, film in costume tratto da Il giro di vite

Il racconto viene pubblicato nel 1898; James era un amante delle storie di fantasmi, si ispira alla letteratura gotica e ciò ci viene confermato dalla descrizione dell’antica costruzione, della dimora di Bly con le sue torri; dall’uso della luce nelle descrizioni delle forze sovrannaturali che si manifestano con la luce lunare o nelle stanze chiare della dimora o al bagliore di qualche luce sopita; dai riferimenti: esplicitamente citati sono I misteri di Udolpho e implicitamente l’ispirazione proviene da Jane Eyre. Ma benché legata ad un certo genere e ad una certa tradizione la storia di fantasmi viene trattata in maniera differente rispetto a quanto imposto dagli stereotipi tradizionalmente legati a questo tipo di racconto. Il fantasma è una sorta di estensione della realtà quotidiana: se smettiamo di considerare il testo una storia di fantasmi e accettiamo alcune delle più importanti e autorevoli letture critiche ci rendiamo conto che protagonista dell’orrore non è il ritorno sulla terra dello spirito di persone ormai morte ma l’evoluzione della mente della protagonista che rovinosamente e rapidamente precipita in un crescente delirio fino a diventare incontrollata. Il dato più inquietante è la negazione: l’istitutrice sottolinea molte volte di essere estremamente lucida, in pieno possesso delle sue facoltà tanto da continuare a sostenere di essere in grado di gestire la faccenda.

Direttamente collegata alla figura di questa donna allucinata è la presenza della distorsione della realtà e della percezione del tempo. E in questa quotidianità stonata si analizzano le paure dell’uomo, l’ansia di trovarsi a fare i conti con ciò che in realtà non è o che almeno non sarebbe possibile. Il personaggio paranoico non sembra essere in grado di compiere una distinzione tra fantasia e realtà e porta il lettore a porsi dei quesiti: quelli che lei vede sono fantasmi o sono una psicosi? Ma se lei non aveva mai visto Quint e Miss Jessel come avrebbe fatto a descriverli alla signora Grose? Quindi erano davvero fantasmi? O era tutto programmato? Le sue ipotetiche proiezioni psicotiche (perché questa è solo una delle mille ipotetiche letture dell’opera) ci dimostrano che lei non è la narratrice onnisciente e affidabile che sembrava all’inizio del suo racconto, ma una donna in preda al delirio, al crescente progredire della follia.

Con “giro di vite” si intende l’inasprimento di una situazione drammatica e la vite, come oggetto è anche il simbolo di un’ossessione che penetra lentamente ed inesorabilmente: allo stesso modo cresce il pensiero assillante dei due bambini, prendersi cura di loro non è più un lavoro per Miss Giddens ma un vero e proprio tormento. La bontà disarmante dei fratelli, inquietante più di qualunque fantasma perché questi sono completamente irreali, fittizi, talmente buoni da risultare malvagi, crea nella protagonista un progressivo straniamento. Flora sembra una bambola di porcellana (immagine che trasmette un senso di inquietudine e terrore) e pur essendo un personaggio defilato, quasi marginale, in realtà si rivela il meglio costruito. Miles e sua sorella sono degli adulti in miniatura, lui ha una padronanza del linguaggio, un autocontrollo, una forza che lo rendono completamente innaturale, inoltre instaura con l’istitutrice un rapporto di scambi  di battute al limite dell’interazione seduttiva. I rapporti non sono chiari, tutto è velato di un’ambiguità morbosa.

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Omonima opera lirica di Benjamin Britten, qui messa in scena al Festival di Spoleto

Le mie profonde riflessioni mi avevano portato a capire che la maggioranza […] nell’accorgersi di differenze individuali così forti, di qualità a tal punto superiori, diventa sempre, infallibilmente vendicativa.

James non condivideva la società del suo tempo, apertamente la criticava, ne è stato un acuto narratore e potrebbe aver congiunto gli interessi, le storie di fantasmi con la critica sociale. Troviamo, quindi, una completa contrapposizione tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri: la povera istitutrice protegge e salva i ricchi nipoti, il mondo patinato della ricchezza è caratterizzato dalla completa assenza di morale, è un mondo anaffettivo contrapposto alle premure e alle cure dei servitori.

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Una scena del film The others, liberamente ispirato dal romanzo di Henry James

Se Miles è un personaggio interessante e probabilmente tra i più incisivi della letteratura, sua sorella Flora è la più aderente alla storia, molto più della protagonista, l’attenzione è concentrata su di lei, silenziosamente perfetta, un personaggio raccapricciante.

Tantissime sono le domande lasciate irrisolte per il lettore, il finale è soggetto a diverse interpretazioni, l’incomprensione è la marca distintiva dell’intera vicenda, perché legata al paranormale, perché non spiegata e inspiegabile, perché James è un maestro del mistero e più in generale della letteratura.

Elisa

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