Recensione DALLE ROVINE di Luciano Funetta

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Editore: Tunué

Autore: Luciano Funetta

Pagine: 184

Prezzo: 9,90 €

Link al sito Tunué

Ogni stanza dell’appartamento aveva la sua finestra; l’unico ambiente cieco era la stanza delle teche, dove Rivera teneva la collezione. Anche quando se ne stava tranquillo in soggiorno a non fare niente, sapeva che dietro la porta della stanza c’erano trenta creature la cui sopravvivenza dipendeva da lui. Aveva cominciato a collezionarle quindici anni prima e ormai occupavano gran parte delle sue giornate. Le catturava in campagna, le ordinava nei negozi di animali esotici oppure se le procurava al mercato nero, tramite individui che all’inizio lo avevano spaventato ma che ben presto erano diventati i suoi unici contatti con l’esterno, fatta eccezione per la corrispondenza che Rivera teneva con altri collezionisti, uomini e donne che non aveva mai visto, ma che gli sembrava di conoscere dall’infanzia. Nel computer che teneva in camera da letto custodiva un archivio ormai decennale in cui erano catalogate lunghe e-mail fitte di informazioni e di aggiornamenti reciproci. Quello che più lo interessava di quei rapporti, tuttavia, era l’aspetto sentimentale o, se così possiamo dire, mistico. Per quella che era l’esperienza di Rivera, non esistevano al mondo collezionisti animati soltanto dall’interesse scientifico.

Questa è la storia di Rivera, collezionista di serpenti, ossessionato dai suoi trenta esemplari, più amati di un figlio, più importanti di qualunque altra cosa al mondo. Con i serpenti instaura un rapporto non solo di dipendenza affettiva e temporale ma anche empatico, loro lo comprendono, lui capisce loro. Talmente tanto e in maniera così ossessiva da spingerlo a finalizzare la sua intera esistenza alla loro esistenza, tutta, in ogni suo aspetto, anche quello sessuale. Rivera gira un filmato amatoriale tramite il quale si ritroverà ad entrare in contatto con la scena della pornografia d’arte: mostra il filmato al proprietario di un cinema a luci rosse che lo mette in contatto con il produttore Birmania, e questo, a sua volta, con il regista Laudata, l’attrice Maribel ma soprattutto con Alexander Tapia. Inizia così la discesa verso un mondo oscuro: Rivera sarà trasportato in un universo di abiezioni private e ossessioni generali, benché tenute nascoste dai più. Sin dalla prima pagina Funetta è in grado di far immergere il lettore in un’atmosfera macabra, spaventosa:

Quando Rivera se ne andò, nessuno lo vide a parte noi. Lo guardammo mentre si allontanava e scompariva tra gli alberi, lo osservammo inoltrarsi nella prigione di rami, dentro la vegetazione dove ad aspettarlo erano in due, in tre o in venti, anche se in realtà lo aspettava una persona sola. Quando Rivera uscì dal suo nascondiglio, noi eravamo pietrificati dalla paura e dalla stanchezza. Rivera invece non tremava. Sapevamo che sarebbe entrato nella foresta che divorava la casa e che qualcuno lo stava aspettando nel buio. Nessuno sa cosa successe dopo a Rivera, tranne noi.

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Luciano Funetta

Così inizia Dalle Rovine, l’esordio nel mondo del romanzo (ma non della scrittura) di Luciano Funetta. Ma questo forse non è un inizio, piuttosto il punto in cui tornare, forse il finale, o semplicemente la chiave di volta, il punto da cui partire per comprendere, non un semplice inizio cronologico. L’atmosfera è sin dalle prime frasi oscura, nel corso della vicenda sembra che non ci siano mai giornate di tempo sereno, che gli ambienti siano perennemente in penombra. Oscura non solo nell’immaginario visivo che l’autore riesce a creare, ma anche per la scelta della voce narrante: un plurale, un “noi”, quindi delle voci che non si chiarisce con precisione di chi siano; inizialmente è possibile pensare che siano i serpenti a parlare, ma nel corso della storia assumono più l’aspetto di fantasmi anche se più avanti nella narrazione Rivera sembra rivolgersi direttamente a queste entità non visibili ma percepite. L’immaginario lugubre è necessario per dare credibilità alle tematiche affrontate. Prima di tutto il rapporto tra fantasia e realtà: la prima deborda nella seconda, la invade, sin dalla scelta di alternare ambientazioni reali (come Barcellona) alla città in cui la storia ha inizio, Fortezza, luogo di fantasia. Forse non casuale è la scelta di questo nome: una fortezza è, per definizione, un edificio fortificato, ci fa pensare ad un luogo impenetrabile, robusto, dentro il quale avvengono fatti che non possono essere visti e quindi penso alla scelta di questo nome come metafora di un mondo nascosto, quel mondo che lentamente ingoia noi lettori, ci ingloba, non emerge, è claustrofobico esattamente come è claustrofobico l’intero immaginario. Quest’ultimo è attraversato dalle vite di personaggi liminali –  con particolare attenzione data, oltre che al protagonista Rivera, a Birmania e Tapia-  che reggono il peso della loro individualità, della loro creatività: la loro marca distintiva è la solitudine. Gli ultimi due vivono un ulteriore dissidio, quello tra arte e vita, e se l’arte possa considerarsi o meno una forma di tortura per la vita dell’uomo che è in grado di crearla. Questa relazione, o meno in generale il confronto arte/realtà attraversa tutta la scrittura, infatti sono moltissime le citazioni di opere reali (come Freaks di Tod Browning, questo, a mio parere, vicinissimo alla figura di Birmania al quale l’autore farà dire: «Mi sono messo al sevizio di questa piccola corte di creature sperdute») tra le quali anche alcune di pornografia artistica. No, non vi sto parlando di un libro banalmente erotico o pornografico, no. Vi sto parlando di un libro ipnotico, allucinato, ambiguo. Per i personaggi di Funetta:

«L’erotismo è ciò che non conosciamo e che tentiamo di raggiungere con la fantasia, a costo di una profonda tristezza. Sa, quello del sesso è un mondo fatto di tristezza, anche se ci teniamo a non darlo a vedere»

Nasce così l’utopia del piacere che si mischia all’oscurità macabra della perversione che è strisciante e viscida come serpenti infernali e che nient’altro è se non il tormento di questi uomini e che viene reso esplicito tramite la violenza: l’atmosfera è quella dell’incubo, è onirica e il mondo è fatto di rimpianti e di rovine. Questa parola etimologicamente significa “precipitare”: questa è la sensazione che ci accompagna, sembra di affondare in un baratro senza possibilità di scampo, di essere sottoposti alla stretta di un serpente, ma Rivera li ama, benché siano assassini, talmente tanto che questi non solo non sono violenti ma anzi li procurano piacere ed è per questo che egli sembra riuscire a dominare il male.

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Freaks di Tod Browning

Funetta crea una miscela di riflessioni che approdano alla paura ma lo fa riuscendo ad attraversare il sorriso e il pianto, mediante l’uso di uno stile fortemente icastico, molto efficace dal punto di vista descrittivo e vi riesce nonostante passi per territori impervi come quello degli snuff movie (quindi forse un altro degli interrogativi, di almeno uno dei personaggi, è se la tortura, in quanto espressione della violenza dell’esistenza, può essere chiamata o meno arte) e caratterizzati da tinte simili a quelle tipiche dei freak show e giunge ad una sanguinaria opera d’arte collettiva, senza mai essere volgare, banale. Tutto ha un preciso significato, a partire dal titolo che è rivelatore: se prima parlavamo dell’etimologia della parola rovine ora basta dire che queste indicano generalmente qualcosa (comunemente un edificio) che crolla, e così, allo stesso modo, i paesaggi che ci vengono descritti sono sfioriti; gli ambienti oscuri, insalubri; le atmosfere decadenti; l’immaginario emotivo buio. Le vite dei protagoniste sono in mille pezzi. La luce c’è ma solo nel ricordo, nel passato che non potrà più tornare, che viene rimpianto e che continua a commuovere, non nel futuro, non nella prospettiva di un evoluzione perché da quando Rivera ha fatto conoscere le sue creature al mondo questo, almeno per qualcuno, è irrimediabilmente cambiato. Dalle Rovine è un libro straordinariamente bello, uno di quei libri che non sembra scritto da un artista italiano, da un uomo così giovane. Funetta è uno scrittore coraggioso, il suo libro commovente e audace e io sono una lettrice contenta!

Elisa

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