Recensione LE PRIME QUINDICI VITE DI HARRY AUGUST di Claire North

il

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Editore: NN Editore

Autore: Claire North

Pagine: 384

Prezzo: 18 euro

Link al sito NNEDITORE

Avete mai pensato a come sarebbe poter rinascere? Avete mai pensato alla possibilità di rivivere la vostra esistenza? Quante cose belle da ripetere, quante gioie da rivivere, quante cose potrebbero essere evitate, quanti dolori inutili scampati. Probabilmente chiunque vorrebbe avere una seconda possibilità.

Brunori canta che la verità è che ci fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ci aggrappiamo prima o poi dovrà finire. Beh, nel caso di Harry August questa paura non sarebbe affatto giustificata, perché come potete intuire dal titolo – Le prime quindici vite di Harry August –  lui ci racconta solo le prime quindici volte in cui è condannato a rinascere e ripetere la propria esistenza. Non è casuale la scelta del sostantivo: rinascere non è un premio per chi come Harry è condannato a vivere sempre la stessa vita. Perché riflettendoci probabilmente con una seconda possibilità molte cose potremmo cambiare, ma altre, per il patto implicito firmato tra gli uomini e la storia e tra i primi e il destino dell’essere umano, saremmo costretti a rivivere cose che non vorremmo rivivere: sapremmo quando sta per arrivare ogni dolore, lo potremmo prevenire, ritardare, ma non evitare; quando sta per succedere ogni evento storico catastrofico non lo potremmo evitare: il corso della storia non può essere modificato perché l’uomo non è un dio, non può accollarsi il peso del destino di tutti gli altri uomini. Ma allora può un uomo ripetere sempre la stessa esistenza senza impazzire?

Si dice che ci siano tre fasi dell’esistenza, per quelli di noi che vivono in cicli. Rifiuto, esplorazione e accettazione. Le sfumature che si nascondono dietro a queste tre parole, all’apparenza semplici, possono essere infinite. Il rifiuto, per esempio, può manifestarsi attraverso diverse reazioni stereotipate, come: suicidio, scoraggiamento, follia, isteria, isolamento e autodistruzione. Come quasi ogni kalachakra, le ho sperimentate più o meno tutte nel corso delle mie prime vite, e il loro ricordo mi è rimasto dentro come un parassita attaccato alle pareti dello stomaco. Il passaggio verso l’accettazione, invece, per me fu difficile anche se poco degno di nota.

Harry è quindi costretto a rinascere in eterno, a rivivere la sua stessa vita che tenta in ogni modo di modificare nel corso delle esistenze per evitare di cadere nell’ossessiva ripetitività, per dare un senso al tempo che si ripete ciclicamente, fino al giorno in cui incontra una bambina che gli dice che il mondo sta finendo ed è il momento che lui faccia qualcosa. Il protagonista capisce che il progresso si muove troppo velocemente e questo sta cambiando le sorti della storia e il destino dell’uomo. Da questo momento in poi lo scopo delle rinascite di Harry sarà proprio il tentativo di fare tutto il necessario affinchè le peggiori conseguenze di questo mutamento non vengano a realizzazione.

Tante sono le tematiche affrontate in Le prime quindici vite di Harry August dalla sua autrice, la giovanissima Claire North (pseudonimo di Claire Webb, solitamente scrittrice di romanzi fantasy e young adult, che esordisce all’età di quattordici anni): sogni, amore e tradimento, la lealtà, la violenza, l’indagine – generale – dei  sentimenti umani e in particolare la solitudine:

Dottor August, non c’è isolamento peggiore di chi si sente solo in mezzo a una folla. Può annuire, sorridere e dire la cosa giusta, ma anche fingendo la sua anima si trova lontana dalla comunità degli uomini.

A mio avviso, però, l’occhio di bue è puntato sul tempo: mai abbastanza per l’uomo comune che ne abusa, lo spreca, non gli dà la giusta importanza; troppo per chi come il protagonista che è un kalachakra (nella scelta del tema e dei nomi si sente l’influenza del genere fantasy), un soggetto costretto a rimanere incastrato nel tempo che non gli dà nessuna possibilità di scampo, circondato da suoi simili ma soprattutto da uomini normali, inconsapevoli di rivivere la stessa vita in un eterno ciclo di nascite e morti, tutte dipendenti tra loro.

Insieme alla riflessione sul tempo, Claire North mette in scena un intrigo fitto di colpi di scena, dove il protagonista appare uomo e supereroe (il cui unico superpotere è proprio la sua umanità) che si impegna a mantenere un equilibrio all’interno della storia. La sua psicologia è ricchissima, colorata e ben raccontata, così come tutta la vicenda: l’autrice mostra la capacità di ricominciare la storia ad ogni capitolo senza annoiare, senza ripetizione, ogni vita è collegata alle altre e allo stesso tempo indipendente dalle altre. È la storia di una vita e di tante vite. Sembra di giocare con le scatole cinesi ed è probabilmente proprio questa l’immagine che voleva trasmettere l’autrice, o quella più esaustiva che passa per la mente del lettore, basta guardare la copertina della versione inglese del libro.

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E poi, indaga il potere della conoscenza: “se l’ignoranza è innocenza e la solitudine è mancanza di affanno” il sapere è il mezzo attraverso cui qualcuno vorrebbe creare un cambiamento negli eventi storici che però porterebbe l’uomo a diventare ancor più cattivo e la realtà ancor più distopica.

Harry è un eroe moderno, umano e impossibile. Ci fa riflettere sul senso della nostra unica e irripetibile esistenza: noi ridiamo, soffriamo, piangiamo e salviamo il mondo con lui. Le prime quindici vite di Harry August non è solo la storia di un uomo che viaggia nel tempo ma prima e più di tutto è la storia di un Uomo.

Elisa

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