Recensioni LA DONNA DAI CAPELLI ROSSI di O.Pamuk & L’ALTRO FIGLIO di S. Guskin

 

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Editore: Neri Pozza

Autore: Sharon Guskin

Pagine: 350

Prezzo: 18

Link al sito Neri Pozza

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Editore: Einaudi

Autore: Orham Pamuk

Pagine: 272

Prezzo: 19,50

Link al sito Einaudi

Alcune volte mi trovo a pensare che non per caso ci ritroviamo per le mani alcuni libri. Ancora di più lo credo in questo momento, mi spiego meglio! Questo mese ho letto due novità: La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk (edito da Einaudi), uscito alla fine di gennaio, e L’altro figlio di Sharon Guskin, edito per i tipi di Neri pozza all’inizio del mese. Se pure in modi diversissimi questi due libri trattano temi comuni: il primo e il più evidente è il rapporto tra genitori e figli.

Nel primo caso Pamuk mostra la gelosia, l’amore e le passioni dei padri e i tradimenti dei figli e lo fa analizzando nei particolari la vicenda di Edipo e quella di Rostam e Sohrab narrata nel Libro dei re. Il parricidio e il figlicidio, narrati in queste famose vicende, sono le tematiche che ossessionano la vita di Cem, il protagonista, scrittore del libro che leggiamo: insomma La donna dai capelli rossi è un perfetto esercizio di metaletteratura, complicato anche dalla presenza del racconto della visione di opere teatrali e delle relative storie portate sotto le assi di un tendone. La commistione tra la vicenda di Cem, quella della tragedia di Sofocle e quella di Rostam complica ulteriormente la narrazione di Pamuk, che però si rivela scorrevole e ricchissima di colpi di scena.

Ugualmente ricca di colpi di scena disarmanti è la storia raccontata dalla Guskin nel suo L’altro figlio in cui viene narrata la storia di Janie e di suo figlio Noah, che mostra di conoscere cose di cui non avrebbe mai potuto sentire parlare a soli quattro anni, fino a comprendere che il bambino ricorda la sua vita precedente. Ma è anche la storia del dottor Anderson, uno psichiatra, l’uomo che cercherà di aiutare madre e figlio ad affrontare una situazione tanto paradossale. Fortissimo è il senso di inquietudine accresciuto dalla presenza del bambino: non solo la tematica contribuisce a generare malessere nel lettore ma soprattutto la sofferenza del piccolo protagonista. Tutti i personaggi sono contraddistinti dal carattere luttuoso delle loro esistenze, i dolori si uniscono, sembrano avere sfumature diverse ma tutte la stessa matrice. Anche in questo caso, come nel testo di Pamuk è presente la metaletteratura: vengono riportati, ad esempio, interi estratti del saggio Life before life di Jim B. Tucker. In entrambi i testi vengono affrontate tematiche inaccettabili e incomprensibili per la morale e il senso comune: l’uccisione di un figlio per mano del padre e viceversa, così come la possibilità della vita oltre quella terrena non sono eventi comprensibili.

La donna dai capelli rossi mostra altri elementi interessanti, come l’importanza dell’elemento coloristico (che ritorna un po’ in tutta la produzione di questo autore, basta prendere in considerazioni alcuni dei titoli dei suoi romanzi); il legame dell’autore con la sua terra – la Turchia – e il ruolo giocato in questa dalla periferia che si rivela il luogo estraneo alla città, lontano dal tempo della storia, ed è solamente in un luogo come quello che si rendono possibili gli eventi della vita dei protagonisti; le questioni politiche.

Nel caso di L’altro figlio la scrittura è molto vicina alla realtà quotidiana ma senza scadere nel banale; ha caratteristiche di tipo cinematografico che ci consentono di immaginare in maniera lucida tutto ciò che viene descritto. Due interrogativi si pone questa storia, e li pone a noi: prima di tutto si interroga sul tema della memoria, quanto è importante tenere a mente tutto? Quanto è davvero importante, per la vita dell’uomo ricordare tutti gli eventi della propria vita? Tendiamo ad accumulare ricordi, oggetti, immagini più o meno concrete nell’arco di tutta la nostra vita, ma siamo sicuri che abbandonare qualcosa lungo il cammino non si meglio? Sharon Guskin ci dice che alle volte sarebbe meglio lasciar andare. Poi questa storia si interroga sul dolore. Come si affronta, come si sopravvive al dolore? Quest’ultimo quesito se lo pone anche Pamuk e lo accompagna alla tematica della colpa, o meglio del senso di colpa per le azioni che involontariamente commettiamo e che nella nostra visone possono avere delle conseguenze che non sempre si rivelano disastrose o prevedibili, ma si ribaltano e mutano.

Grandi temi vengono affrontati da questi due autori: lui premio Nobel per la letteratura nel 2006, si riconferma capace di stupirci, incantarci e soffocarci con la sua storia; lei, scrittrice e produttrice americana, con questo suo primo romanzo ci pone davanti alle vere paure dell’uomo, quelle che lo rendono fragile, tremante e, allo stesso tempo, capace di creare legami ed empatia, di spingersi al limite delle sue forze pur di  riscoprirsi umano.

Elisa

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