Recensione AMORE E GINNASTICA di Edmondo De Amicis

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Autore: Edmondo De Amicis

Titolo: Amore e ginnastica

Prezzo: Euro 9,50

Casa editrice: Ecra Letteratura

Pagine: 157

Link al sito Ecra

“Mens sana in corpore sano” dicevano i latini, “kalòs kai agathòs”sostenevano i greci, in una prospettiva di connubio ideale tra perfezione fisica e perfezione morale dell’uomo. No, non mi è venuta voglia di rispolverare gli anni del liceo classico, non preoccupatevi! La mia vuole essere solo una piccola ma significativa introduzione al tema, o meglio, al romanzo che ho appena concluso. Sto parlando di “Amore e ginnastica” di Edmondo De Amicis (quello di “Cuore”? Ebbene, sì!). Alzi la mano chi conosceva questo divertentissimo e malizioso romanzo, scritto da uno degli autori più popolari di fine Ottocento – inizio Novecento. Nessuno? Lo ammetto, prima di imbattermi in questo titolo, non lo conoscevo neanch’io! La possibilità di leggerlo è nata da una gradita collaborazione con la casa editrice ECRA (che ringrazio per la cortesia e la professionalità dimostrate), in particolare con la recente sezione dedicata alla letteratura, che abbiamo ritenuto interessante per noi e voi lettori dal momento che si pone come obiettivo, in linea con le idee da noi sempre sostenute, quello di rispolverare opere meno conosciute di grandi autori.

Ma torniamo al nostro romanzo. Amore e ginnastica, due pianeti che sembrano ruotare l’uno attorno all’altro, senza mai riuscire ad incontrarsi, vittime di una gravità dispettosa, romantica, eppure  implacabile. O forse no? Vi annoio con qualche delucidazione sul contesto letterario dell’opera. Il testo è stato pubblicato nel 1892 e può essere annoverato all’interno della schiera dei libri usciti dopo l’enorme successo di “Cuore”: “Il romanzo di un maestro”(1890), “La maestrina degli operai”(1895), “La carrozza di tutti” (1899). Negli stessi anni, Italo Svevo pubblica i suoi romanzi dedicati alla condizione, tipicamente decadente, dell’inetto: “Una vita” (1892), “Senilità” (1898) e, più avanti, “La coscienza di Zeno”(1923).

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Edmondo De Amicis (1846 – 1908)

Ho accostato l’opera dell’autore triestino non a caso, dato che parliamo (seppur con la dovuta cautela) di un romanzo in cui la figura centrale del protagonista assume i connotati dell’inetto, dell’uomo incapace di stare al mondo, del modello “perdente” per eccesso di consapevolezza. Alfonso Nitti, Emilio Brentani e Zeno Cosini, indimenticabili protagonisti delle opere di Svevo, non sono altro che fratelli, o perlopiù, cugini di Simone Celzani, il protagonista di “Amore e ginnastica”. Celzani è da tutti chiamato “don” in ricordo del suo passato da seminarista, ed è un uomo conosciuto per la sua cortesia, timidezza e, a tratti, infantile ingenuità. Esilarante la descrizione di questo “tipo”, a metà strada tra il grottesco ed il comico:

“V’era un lato della sua natura che nessuno conosceva. Sotto quell’aspetto composto di prete travestito si celava un temperamento fisico vivacissimo, una forte sensualità contenuta, non per ipocrisia, ma in parte per timidezza, in parte per sentimento di decoro, e dissimulata per lo più da un’aria di profonda meditazione. A veder per la strada quell’uomo vestito di nero, un po’ curvo, coi capelli scuri spioventi, col viso liscio, con due occhi così piccoli che quando sorrideva non si vedevan più, con un naso lungo e sottile di asceta (…) nessuno avrebbe mai pensato che non sfuggisse alla sua vista né un piedino scoperto sul montatoio d’una carrozza, né una fotografia libera in una vetrina, né una coppia tortoreggiante sotto un portone, né alcuna cosa od immagine che potesse eccitare i sensi”.

L’evidente contrasto che anima il personaggio lo rende allo stesso tempo una figura ridicola e degna di compassione. Questo aspetto è accentuato dal racconto della vicenda amorosa, ovvero dall’ossessione per una ragazza, la maestra di ginnastica Pedani, giovane donna che sostiene il concetto filosofico di un’attività scientifica, nobilissima e faticosa, che incarna il mito, quasi irraggiungibile, del “corpo sano e bello”, condito da un temperamento vigoroso e sicuro, sprezzante di fronte ad inutili civetterie e deboli sentimentalismi.

“Essa viveva di un solo pensiero: la ginnastica; non per ambizione o spasso ma, ma per profonda persuasione che la ginnastica educativa, diffusa ed attuata com’essa ed altri l’intendevano, sarebbe stata la rigenerazione del mondo”.

Simone Celzani si innamora di questa donna e se ne fa un cruccio morboso, esaltandosi per particolari sensuali (che al lettore scatenano il riso!) e dilaniando la propria anima per un amore che non trova la corrispondenza sperata. A far da sfondo a questa poetica e spassosissima vicenda romantica, troviamo le chiacchiere, gli incontri, i pettegolezzi malevoli e superflui, le bassezze del condominio in cui vivono i due giovani protagonisti: i litigi tra la maestra Pedani e la sua coinquilina, la maestra Zibetti, le scaramucce amorose, gli scherni giovanili, la smania di protagonismo del maestro Fassi, e tanti altri inquilini, legati da una sottile rete di pregiudizi, apparenze e piccoli drammi borghesi. L’amore di don Celzani, in un contesto simile, viene subito a galla e aziona, suo malgrado, il motore di una macchina comica inarrestabile. Tutti coloro che lo circondano cercano in ogni modo di persuaderlo ad abbandonare la sua ossessione, insistendo sulle voci malevole riferite al passato della ragazza e alla sua fama (profondamente maschilista ed infondata) di donna dai facili costumi. Tuttavia, i nemici non sanno che i loro consigli causano esattamente l’effetto opposto!

“Ma anche quella disputa crebbe fuoco al suo amore. Eran dunque tutti d’accordo per calunniarla e contrastargliela; lo zio, il maestro, sua moglie, il direttore, la Zibelli, mentivano tutti; ebbene, e lui l’avrebbe amata a dispetto di tutti. E l’amava più che mai, di fatti, trovando anzi nella severa eguaglianza della sua condotta verso di lui e perfino in ogni suo atteggiamento o movenza nuova ch’egli riscoprisse, una riprova dell’onestà della sua vita”.

Il romanzo, animato da una lingua scorrevole ed abilissima, a tratti deliziosamente arcaica (si respira tantissimo il clima storico e linguistico dell’epoca) si inerpica sui sentieri più impervi dell’amore romantico, quello non corrisposto, ma lo fa attraverso un personaggio a cui il lettore si affeziona, di cui condivide gioie improvvise e delusioni ridicole. Il punto di vista risente, a mio parere, del giudizio dell’autore, teso a mettere in luce positiva la figura di Celzani, critico, invece, nei confronti della società che lo circonda, incarnata principalmente dai condomini della sua abitazione. La scrittura analizza il percorso sentimentale del protagonista e gli augura un epilogo inaspettato. A far da sfondo alla vicenda vi è un’Italia fatta di insegnanti e di disciplina, di parate e competizioni, di uomini e donne votati al mondo “scientifico” della pratica sportiva (basti pensare ai continui riferimenti alle due scuole, fautrici di idee diverse: quella di Rodolfo Oberman, fondatore e caposcuola della Società Ginnastica di Torino, e quella di Emilio Baumann, fondatore e caposcuola della società Ginnastica di Bologna). L’inettitudine melodrammatica (e per questo comica) di Celzani si distacca però dalle inquietudini e dalle nevrosi sveviane (proiettate maggiormente nel clima della psicanalisi novecentesca) e si rivela, inavvertitamente, un’arma vincente, malgrado la sfortuna, l’impaccio, l’istinto a scappare e ad allontanarsi dall’oggetto del desiderio. Amore e ginnastica diventano, così, due imprevedibili poli d’attrazione in questo gioco romanzesco, entrambi alla base di una rivoluzione che scoppia in tutta la sua bellezza: quella del corpo e quella del cuore. Un De Amicis irriverente, piacevolissimo, brioso, inaspettato: insomma, un romanzo che vi terrà compagnia e vi divertirà tantissimo!

Ioanna

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