Parliamo di Ian McEwan: recensione di “Chesil beach” e “La ballata di Adam Henry”

Chesil beach, Einaudi, 136 pagine, euro 11,50 Link al sito Einaudi

La ballata di Adam Henry, Einaudi, 202 pagine, euro 12,00 Link al sito Einaudi

Buongiorno lettori! Aspettavo con ansia di potervi parlare di uno dei miei autori preferiti da sempre, lo scrittore inglese Ian McEwan, di cui mi sono innamorata per la prima volta molti anni fa, quando lessi il suo magnifico “Espiazione”. Oggi vi parlerò non di uno ma di ben due romanzi, che ho letteralmente divorato nelle ultime settimane: “Chesil beach” e “La ballata di Adam Henry”entrambi editi, come tutte le opere dello scrittore, dalla casa editrice Einaudi.

L’accostamento dei due romanzi nasce dalla presenza di un nucleo tematico comune: il rapporto tra uomo e donna. L’esplorazione dell’amore, da parte di McEwan, è un’esperienza a trecentosessanta gradi: si racconta tutto, si tenta di decifrare tutto, si va a cercare nel passato di entrambi gli interessati, si sviscerano i sentimenti più nascosti del cuore. Eppure non si arriva da nessuna parte, non si impara nulla, non c’è nessuna morale, nessuna strategia viene suggerita. Nel dettaglio, entrambe le coppie protagoniste dei due romanzi si trovano a dover fare i conti con le problematiche legate alla sfera sessuale: in “Chesil beach” i due personaggi sono una coppia di giovani sposi in luna di miele, che vivono la loro prima notte insieme, mentre invece ne “La ballata di Adam Henry” ci troviamo di fronte ad una coppia sposata da tantissimo tempo, che non riesce a ritrovare l’intimità della gioventù.

In entrambi i casi emerge l’idea di incomunicabilità, di disagio, di distanza tra l’uomo e la donna, che vivono il sesso in modi diversi; la donna giovane è disgustata dall’approccio carnale e lo teme con ansia e negatività, la donna matura, invece, ha perso l’interesse nei confronti dei rapporti col marito, anzi, è una pratica di cui farebbe volentieri a meno. Fedele a se stesso, sia nella sua versione giovane, sia in quella più adulta è invece l’uomo, che ha una forte predilezione per il lato più passionale del rapporto, lo vive come un’esigenza animalesca ma non la priva assolutamente di romanticismo: entrambi i protagonisti amano la propria moglie, ed il sesso non è altro che il completamento del loro rapporto, per loro l’unione corporale va di pari passo con quella sentimentale.

pianoforte

Altro tratto che unisce i due romanzi è la presenza della musica, in particolare della musica classica, un elemento che si lega alla dimensione femminile, dato che entrambe le donne sono musiciste (la più giovane è una violoncellista, l’altra invece una pianista). La confusione, l’indecisione, la mancanza di appigli nelle loro vicende sentimentali sembra placarsi al cospetto delle note, di melodie che scorrono perfette sui loro strumenti musicali, fino a raggiungere un’armonia incredibile, ma anche l’unica armonia per loro possibile.

“Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai.”

Questo è l’incipit di “Chesil beach”, romanzo ambientato in Inghilterra, in una notte di luglio del 1962. Florence ed Edward sono una giovane coppia di sposi in luna di miele, appena arrivati, sul far della sera, nel loro albergo. La vicenda descritta nel libro abbraccia, ad un primo livello, un arco di tempo ridotto: la loro prima notte insieme. Accanto a questo minuziosissimo racconto troviamo poi una secondo livello di lettura, che approfondisce i percorsi di vita di entrambi, cercando nel passato le radici dei loro comportamenti, ripercorrendo la loro storia d’amore, le loro passioni e le loro prospettive per il futuro.

uomo e donna

“Quanti progetti, quanti vertiginosi progetti si accalcavano dinnanzi a loro in quel futuro brumoso, impenetrabile e fitto come la flora estiva della costa del Dorset, e non meno incantevole.(…) Erano ancora tempi, destinati a concludersi alla fine di quel famoso decennio, in cui essere giovani costituiva un ingombro sociale, un marchio di irrilevanza, una condizione di leggero imbarazzo per la quale il matrimonio rappresentava l’inizio di una terapia. Grossomodo estranei, eccoli là, stranamente insieme su una nuova vetta dell’esistenza, lieti al pensiero che il loro status recente promettesse di sospingerli sul radioso cammino di una interminabile giovinezza”.

Edward è un giovane laureato in storia, appassionato e affascinato dai grandi personaggi del passato: Cesare, Carlo Magno, Napoleone e tanti altri, i cosiddetti grandi uomini che hanno avuto l’indole e la fortuna adatti a guidare il destino di nazioni intere. Florence invece ha frequentato il conservatorio e trova nella musica il riparo dalla goffaggine e dall’insicurezza dimostrata nella realtà quotidiana: la sua è una personalità estremamente complessa, la timidezza le crea ostacoli insormontabili, che si manifestano esplicitamente nei primi contatti fisici con Edward. Rispetto al romanzo di cui vi parlerò tra pochissimo, in “Chesil beach” McEwan parla del sesso in modo estremamente crudo, sfrontato, reale, dettagliato. Dai termini “scientifici” che ossessionano Florence alle pratiche “solitarie” e ai desideri di Edward, egli analizza con grande generosità entrambi i punti di vista, che sembrano inconciliabili e che, di fatto, sfociano in una incomunicabilità nel momento in cui arriva la “necessità” e l’ineluttabilità del rapporto sessuale. Nella nudità, nell’incapacità, nella mancanza di intimità sentimentale si rivela tutto il vuoto della coppia, che si accorge di non essere abbastanza per costruire qualcosa insieme.

Ed il racconto del loro passati si intreccia prepotentemente al presente, si trasforma in una tormenta che si sposta dalla camera d’albergo alla spiaggia, la lunga distesa di ciottoli di Chesil beach, in cui il dialogo, che nel corso della narrazione rimane prevalentemente assopito ed innocente, trova nuova linfa vitale. Le parole dei due sposi, nel loro ultimo dialogo, esplodono di rabbia, sembrano non appartenere loro. Florence trova la forza di confessare, in modo violento, tutte le sue paure, ma anche il suo disgusto per ciò che invece Edward ritiene di vitale importanza nella coppia. Le loro voci parlano d’amore, ma in fin dei conti trasmettono una solitudine immensa, poiché emerge una grandissima incompatibilità sentimentale, una distanza inarrivabile tra punti di vista letteralmente opposti. Un solo, banalissimo fatto, si fa carico di tutte le loro frustrazioni, di tutta la loro insicurezza ed immaturità, e diventa così importante da dividerli, per sempre. Il matrimonio non ha appianato i contrasti delle loro vite, li ha legati ad un’infelicità reciproca. La loro verginità non è stata solo una verginità sessuale, ma anche sentimentale: il “non conoscersi” li ha spinti entrambi ad una decisione superficiale e priva di ogni significato. L’impulsività del matrimonio si traduce nell’impulsività dell’allontanamento. E McEwan è davvero grande nel descrivere la crudeltà di quest’ultima decisione, che apre una nuova prospettiva ad entrambi, ma riempe il cuore, di nuovo, di dubbi e di “se”… se qualcuno di loro avesse lottato per l’amore che sostenevano di avere l’uno nei confronti dell’altra, sarebbe cambiato qualcosa? E se uno dei due avesse avuto la forza di fare pace? E se…e se…

Il secondo romanzo ha invece come protagonista la giudice Fiona Maye, stimata professionista, ormai sessantenne, donna razionale e capace di districarsi tra casi giudiziari complicatissimi, un po’ meno nella vita e nella quotidianità. Il rapporto con il marito Jack , professore universitario di storia antica (sembra essere quasi una proiezione del giovane Edward) entra in crisi per l’insoddisfazione sessuale di quest’ultimo, che vorrebbe ritrovare con la sua compagna la complicità e l’affiatamento di un tempo. Fiona si sente soffocare dalle “necessità” del marito e continua ad ignorare ciò che avviene nel suo agiato appartamento (Jack si concede una “scappatella” con una donna più giovane, ma si rende conto dell’inutilità del gesto, che non ha fatto altro che aumentare la sua infelicità). Il lavoro assorbe completamente le sue giornate, lasciando sempre spazio, però a scene violente di gelosia, a impeti che non trovano una soluzione. Silenzi che si alternano a scontri: di nuovo distanza ed incomunicabilità.

“- Fiona, quand’è l’ultima volta che abbiamo fatto l’amore?

Già , quand’era stato? Non era la prima volta che le faceva quella domanda, in un tono che andava dall’afflitto al querulo. Ma gli ingorghi del passato recente a volte faticavano a riaffiorare alla memoria. (…) Le sue erano giornate piene, che si concludevano, negli ultimi tempi, con cene di vario tipo, di quando in quando il ritrovo alla Middle Temple per il collega che andava in pensione, un concerto al Kings Place (Shuberto, Scribain) e poi taxi, metropolitane, abiti da ritirare in tintoria, la lettera alla direzione dell’istituto specializzato per raccomandare il figlio autistico della signora delle pulizie e, finalmente, una notte di sonno. In tutto questo, dove si collocava il sesso? Ora come ora non le veniva in mente.”

La staticità e la sicurezza della Legge, tuttavia, ben presto son scosse da un terremoto di umanità, che nel romanzo si manifesta con l’incontro di Adam Henry, diciassettenne malato di una grave forma di leucemia, che rifiuta la trasfusione di sangue in grado di salvargli la vita. Adam è infatti un testimone di Geova e mantiene salda la sua fede, che non accetta tale pratica, in quanto

– Mescolare il proprio sangue con quello di un animale o di un altro essere umano produce inquinamento, contaminazione. Significa respingere il meraviglioso dono del Creatore. Per questo Iddio lo vieta specificatamente nella Genesi, nel Levitico e negli Atti.

Fiona interviene attivamente nel processo giudiziario legato al caso di Adam, riuscendo ad ottenere, attraverso la sua abilità, l’ok per la trasfusione, nonostante il parere opposto del ragazzo e dei genitori. Tutti gli avvenimenti successivi porteranno il ragazzo a cambiare radicalmente le proprie idee in materia religiosa e per questo motivo si avvicinerà sempre più, in maniera quasi ossessiva, a Fiona, nei confronti della quale inizia un corteggiamento ingenuo, sincero. I due scoprono di avere molto in comune: la predilezione per la poesia e per la musica li avvicina inesorabilmente, sembra condurli in un modo totalmente irreale. La Ballata, che appunto, dà il titolo al romanzo, è un messaggio d’amore che spalanca e chiude al contempo il cerchio della loro storia d’amore, o meglio, del loro incontro di educazione sentimentale, è una richiesta d’aiuto disperata, è un grido che il ragazzo lancia ma che il mondo non è capace di ascoltare, un mondo pieno di logiche troppo complicate, troppo rigide per poterlo accogliere.

“All’albero di Giuda mi inginocchiai beato,

Lei mi donò quel bacio, più dolce del creato,.

Ma subito scomparve nel gelo delle onde,

E a me rimase il pianto, poi il suono delle trombe”.

Per me, McEwan rimane uno dei migliori scrittori della contemporaneità, ed in questi romanzi di altissima e squisita capacità stilistica, densi di vita, ha dimostrato di avere un’acutissima capacità di osservazione e di psicologismo. L’impressione è quella di assistere a dei semplici fatti, nudi e crudi, oggettivi, limpidi. Sta al lettore attento ricostruire le personalità dei personaggi, individuare i loro punti deboli, le loro paure. Lo scrittore restituisce al lettore la pura realtà senza abbellimenti, con una voracità di particolari che comunicano la visione e la presa di coscienza del miracolo dell’esistenza umana: bellissima e complicatissima, soprattutto se si parla di Amore.

ian-mcewan

“Ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. Spesso mi capita di domandarmi se scrivere stia diventando piú facile. Temo che la risposta sia no. A quanto pare scrivere non è un’attività che si semplifica con l’andare del tempo; non è possibile «buttare giú» un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. Certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un’enorme quantità di energia. Invecchiare non aiuta. È fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l’ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un’illusione. Poi naturalmente occorrerà scavare piú a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non assomigli a quello già utilizzato. Con il passare degli anni sai sempre qualcosa di piú sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. Diventi molto scettico e vuoi evitare il piú possibile di ripeterti. Continuo a credere che tra un romanzo e l’altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa”.

lan McEwan, Bbc Radio 3, novembre 2000.

Ioanna

 

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