Recensione IL RE DELLA NEVE di Angelo Filograsso

 

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Editore: L’Erudita

Autore: Angelo Filograsso

Pagine: 116

Prezzo: 13

Link al sito L’Erudita

Racconti. Fatta eccezione per la scuola americana sono stati pochi, finora, i racconti scritti da italiani che realmente mi abbiano colpita. Oggi vi parlo di una raccolta di sei racconti, Il re della neve, scritta da Angelo Filograsso per i tipi de L’Erudita (un marchio della Giulio Perrone Editore).

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Van Gogh, Minatori nella neve

La prima sensazione è quella di non avere a che fare con un esordio, con un’opera prima, tutt’altro. Gesù nella stanza è il primo dei racconti: dal titolo e la tematica apparentemente stravaganti, il racconto fa da apripista agli altri cinque che sembrano essere legati dalla tematica della crescita emotiva. Questo primo testo ha per protagonista un bambino che, come tutti i suoi coetanei, ha paura di una figura che la notte potrebbe rapirlo e portarlo via con sé, per questo tiene gli occhi chiusi, serrati, perché se lui fa il bravo e continua a dormire non gli succederà nulla; se non apre gli occhi e guarda “il male” in faccia è come se non esistesse, e in questo modo è come se sparisse. Aprire gli occhi: una semplice azione che potrebbe essere compiuta dal bambino e che diventa la metafora di un passaggio e di una serie di processi. Questi ultimi consistono nella perdita dell’immaginazione, nella crescita, nell’ingresso nel mondo della disillusione e quindi degli adulti, considerati nell’infanzia come delle divinità, punti di riferimento e di arrivo, e poi nella presa di coscienza della loro mortalità e meravigliosa fallibilità che li rende umani. Così, in una continua progressione di storie slegate e legate allo stesso tempo, l’autore insiste sull’indagine del mondo dei grandi in un crescendo di malinconica disillusione che arriva come neve, leggera e pesante allo stesso tempo, candida e gelida, ma soprattutto indispensabile.

«Toni, ma come cacchio fai?».

Mi guardò sorpreso.

«Gli aerei», insistei, «insomma, mi spieghi sul serio come

fai a farli così?».

Lui rimase con gli occhi su di me per un po’, poi rigirò lo

sguardo verso il cielo senza limite che ci stava di fronte.

«Ci salgo sopra. Quando li lancio, io ci salgo sopra».

Due parole, tre, anzi. La spiegazione più semplice e sensata

che mi avessero mai dato. […]

«Non ci credi? È una bella cazzata, sì, è proprio assurdo,

è da fessi dire queste stronzate. Ma forse quello che è assurdo

per qualcuno magari non lo è per il resto del mondo, e forse

certe volte può essere vero anche il contrario, no?».

Necessario è affrontare il dolore e compiere il giro di boa, oltrepassare il momento delle delicate certezze. Forte e inevitabile è la disillusione, ma non una disillusione malsana: non ha a che fare con la tristezza ma è, al contrario, presa di coscienza, consapevolezza dell’importanza di pensare la vita, e non semplicemente lasciarsi trasportare.

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Chagall, Sopra Vitebsk

Pensava che tutte le cose fossero ferme. Adesso capisce che questo è l’unico sogno da stronzi che ha mai fatto, perché tutto quello che sembra fermo, in realtà, sta solo accelerando.

Ali di carta è un racconto cattivo, crudo, scritto attraverso uno stile che contraddice l’andamento lineare del tempo, lascia delle sensazioni fisiche e più di ogni altro mi ha colpita e fatto comprendere il senso delle riflessioni di Angelo. Ho avuto l’impressione che nelle storie che sceglie di narrare, che seleziona dal bagaglio delle sue esperienze, della sua vita e delle sue emozioni, ognuno di noi ci si possa rivedere. I momenti di passaggio dell’esistenza che attraversa in ogni racconto sono quelli di ogni uomo – rimandano a immagini della memoria personale – ma li analizza con spiccata sensibilità e senso critico, non indora la pillola, non edulcora le riflessioni solo per strizzare l’occhio al lettore, anzi, lo mette in difficoltà, lo incalza nelle riflessioni che dai racconti stessi scaturiscono.

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Monet, La gazza

Diversi anni più tardi, quanto avrei amato camminare per ore senza una direzione o un motivo per le strade affollate di Milano, o di Londra, solo per ritrovare, almeno per qualche istante, la stessa sensazione di libertà assolutoria, essere circondato da sconosciuti come allora da fili d’erba, animali e piante, per sentirmi solo e quindi in comunione con ognuno di loro, ignorato e perciò accettato senza giudizi, persino se avessi indossato delle pinne blu ai piedi e una parrucca verde in testa e mi fossi legato una coda finta al sedere. Essere niente, per poter essere qualsiasi cosa avessi desiderato.

Un malessere utile, intelligente, ragionato è quello che nasce dalla diatriba tre le nostre illusioni e la realtà, tra la vita immaginata e quella così com’è. Se la vita pensata può apparire “pesante” agli occhi delle persone alla fine si rivela straordinaria. E proprio così si svelano le vite indagate in questa intelligente raccolta. Compatta, scritta da un lettore prima che da uno scrittore, perché Angelo quei famosi maestri americani non solo li ha masticati ma anche assimilati, ed è straordinario trovarsi davanti a uno scrittore che opera per necessità, quasi spinto da un bisogno tanto forte da riuscire a tradurre i pensieri e le paure di molti di noi, e non per fama, per vanagloria. Tante sono le cose che, se scaverete un po’ sotto la coltre di neve con la quale si fa scudo, troverete in Il re della neve,  nessuna passerà inosservata all’occhio attento del lettore ( ma prima ancora, dell’essere umano) e capirete che tutto quel riflettere è tanto utile e tanto necessario.

Elisa

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