Recensione MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano

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Editore: NNE

Autore: Alessandro Garigliano

Pagine: 240

Prezzo: € 16,00

Link al sito NNE

La novità che ho scelto il mese scorso è stata Mia figlia, Don Chisciotte di Alessandro Garigliano. Mi sono ritrovata tra le mani questo piccolo libro e il primo problema che mi sono posta è stato: di che genere si tratta? A metà strada tra un romanzo, un saggio, un testo di non fiction e un’avventura. Più le pagine scorrevano veloci tra le dita e sotto gli occhi attenti, più mi convincevo che alle volte, straordinariamente, qualcuno riesce a creare un’opera ibrida che verrà ricordata a lungo per le sensazioni e le emozioni. La tenerezza, la disarmante tenerezza di un padre che racconta le mirabolanti avventure della vita vista dagli occhi fantasiosi della sua piccola bambina. Tre anni, lei, quaranta lui e tutto da imparare dal coraggio di sua figlia.

Mia figlia, Don Chisciotte è un romanzo composto da un intenditore e uno studioso dell’opera di Miguel de Cervantes. Analizza con occhio critico l’opera dello scrittore spagnolo, la interroga, la passa al microscopio e, soprattutto la applica alla vita di tutti i giorni, cercando i ruoli di quella storia tra i personaggi della sua vita. Chi è Don Chisciotte? E chi Sancho Panza? Chi l’ideale e chi la razionalità? Chi nella sua vita è così intrepido da lottare contro i mulini a vento? Questa esegesi del testo è compiuta in maniera così naturale che appare non necessario essere un esperto conoscitore del Don Chisciotte, anzi potrebbe addirittura creare l’effetto contrario: vi spingerà a leggere l’opera spagnola! Se in un primo momento lui stesso si identifica nell’ hidalgo, ad un’ analisi più attenta si rende conto che la più coraggiosa tra i due e proprio sua figlia. Così, inevitabilmente non può che assecondarla, essere il suo Sancho.

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Don Chisciotte, Salvador Dalì

Solo mia figlia può reggere il paragone con l’ardito mancego. Nelle escursioni quotidiane al parco o nelle piazze vicine, se intravede pascolare cani randagi sfila la mano dalla mia e corre invasata ad accarezzare le bestie rischiando di essere aggredita e azzannata. E io, come il povero Sancio, a gridarle prudenza, a inseguirla in crisi per la fuga imprevista. Però, marcendo per quel senso di vuoto che la paura scava al mio interno – non essendo capace di vietarle radicalmente esperienze, ma nemmeno di farle affrontare pericoli senza il mio ansioso controllo – io, disorientato, ho l’impressione di non sapere essere un padre.

La vede compiere slanci a braccia aperte verso il mondo, la osserva mentre, con passo incerto, si muove pasticciando nel suo mondo fatto di principeffe, streghe cattive, giochi e asilo. Si lascia guidare, per le strade della loro città a cavallo della moto Brumante, alla ricerca di uno zoo inesistente, fatto di animali colorati e mossi solo dalla certezza che appena vedranno una pecora dovranno svoltare a sinistra e lì, di certo troveranno la loro immaginaria meta. In questa analisi del ruolo genitoriale, e più specificamente della paternità, quello che colpisce è che l’adulto sa che per crescere bene sua figlia dovrà lasciarla scegliere, la dovrà assecondare e rinforzare la sua immaginazione: allora arrivano i racconti cavallereschi,  la lettura ad alta voce del Don Chisciotte… di conseguenza, la più piccola tra i due, delle streghe cattive, degli ostacoli e dei pericoli non ha affatto paura, anzi è coraggiosissima e le avventure le vuole vivere tutte! Ad Alessandro non resta che esorcizzare il suo bisogno di proteggerla a tutti i costi, la sua paura di vederla inciampare negli sgambetti della vita, la sua idea di costruire un bunkerino nel quale creare un mondo altro, protetto e rassicurante dove niente potrà farle del male. Egli impara da lei, impara a non aver paura.

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Alessandro Garigliano

Concludevo pensando che se lei incarnava la mia don Chisciotte, se solo lei era capace di mostrarmi percorsi intrepidi – lanciandosi verso il mare senza braccioli, camminando sbilenca sul ciglio di strapiombi abissali, inventando parole – allora io dovevo continuare a essere il suo Sancio Panza: avevo il dovere di accompagnarla, contenerla ma soprattutto capirla, senza intaccare la sua libertà.

Il libro è il lavoro di un amante della letteratura, di un conoscitore esperto che partendo dal suo personaggio preferito sposta l’attenzione su altri protagonisti della scrittura (in particolare Dostoevskij e Proust, a proposito del quale il capitolo quinto della prima parte del libro è un vero capolavoro). Ma è anche un libro che si interroga su problemi generazionali, sulle emozioni e crea una nuova poetica dei sentimenti che all’occhio del lettore si concretizzano in coraggio, tenerezza e commozione verso quella meravigliosa piccola eroina della quotidianità, ammirazione e gratitudine verso di lui, il quale ci restituisce non solo una visione appassionata di uno dei miti della letteratura ma anche un nuovo modo di concepire le relazioni parentali e umane.

Quello che so con certezza è che ogni volta in cui mi capiterà di essere in collina e di vedere un pascolo, non potrò non pensare che se seguo una pecora (che somiglia tanto al Bianconiglio) e giro a sinistra, lì, sicuramente, troverò un mondo fantastico!

Elisa

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ma che bello! La tua bella recensione mi incuriosisce e mi attira verso questo libro…

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    1. Paper leaves ha detto:

      Grazie! Se lo leggerai fammi sapere cosa ne pensi!

      Liked by 1 persona

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