La ragazza di pezza, la memoria del sè: Annie Ernaux si racconta in MEMORIA DI RAGAZZA

copertina+Ernaux

Editore: L’Orma

Autore: Annie Ernaux

Pagine: 256

Prezzo: 18,00 €

Link al sito dell’editore L’Orma

Tutto ciò che fai è per il Padrone che ti sei dato in segreto. Ma, senza accorgertene, lavorando per aumentare il suo valore, ti allontani inesorabilmente da lui. Prendi coscienza della tua follia, non lo vuoi vedere mai più. Ti giuri di dimenticare tutto, di non parlarne mai a nessuno.

Annie Ernaux, classe 1940, una delle scrittrici francesi più ammirate nel panorama letterario mondiale, pubblica, a settantasei anni Memoria di ragazza. Un romanzo la cui scrittura, lo confessa lei stessa, per tanti anni non è stata in grado di ultimare. Il romanzo più difficile in assoluto. Perché rievocare la sua estate del 1958 non significa solo prendere in mano un ricordo e, come un foglio accartocciato, aprirlo ed appianarne le pieghe con un gesto rapido e violento. Rievocare la ragazza della colonia di S nell’Orne significa cogliere il punto esatto in cui la sua vita ha subito una spaccatura profonda, dolorosa come una ferita sempre aperta: a partire dall’evento che l’ha consegnata definitivamente all’età adulta, Annie Ernaux esplora, con un’attitudine rara all’introspezione, il momento che segna, sulla linea del tempo della sua vita, la separazione tra un Prima ed un Dopo.

È passato più di un decennio, altre undici estati che portano a cinquantacinque il computo degli anni trascorsi da quella del 1958, con guerre, rivoluzioni, esplosioni di centrali nucleari, tutte cose che si stanno già dimenticando. (…) L’idea che potrei morire senza aver scritto di colei che presto ho preso a chiamare «la ragazza del ‘58» mi ossessiona. Un giorno non ci sarà più nessuno per ricordarsene. Ciò che è stato vissuto da quella ragazza, e da nessun’altra, resterà inspiegato, vissuto invano. Nessun altro progetto di scrittura mi sembra, non dico luminoso o nuovo, e ancor meno felice, ma altrettanto vitale, capace di farmi vivere al di sopra del tempo.

Dopo Il posto (1984), Gli anni (2008) e L’altra figlia (2011), Annie Ernaux si libera dell’ultimo sassolino nella scarpa dei ricordi. Più che un sassolino, una montagna, un peso immane, un ricordo ingombrante che la sua memoria restituisce vividissimo, reale, come appena vissuto.

Chi è la protagonista del romanzo, Annie Duchesne? E cosa accadde nell’estate del 1958?

Annie Ernaux, l’année du Bac., en 1958
Annie Ernaux, ritratta in una foto da giovane

Della ragazza del Prima, la scrittrice ricorda la sua goffaggine, l’alta statura, i capelli scuri lunghi, la miopia, l’ansia del fiato sul collo di sua madre, il desiderio di partecipare ad un “party”, il fatto di non aver intrapreso ancora la lettura di autori come Virginia Woolf, Proust, Beauvoir. Ella è descritta in terza persona, come se l’ autrice riconoscesse nel ricordo della sua adolescenza una diversa identità. Eppure, da questo distacco interiore, da uno sdoppiamento del proprio animo, nasce una domanda: quella diciottenne, seppur lontana nel tempo, è ancora dentro di me? Io sono lei? Lei mi appartiene, o è soltanto un’immagine sbiadita, una versione giovanile, una comparsa nel gioco del tempo e della mia vita? L’immagine di sé si sovrappone a quella del ricordo, perché rievocare sé stessi significa scuotere la propria consapevolezza, l’autocoscienza, l’essere qui, ora, in questo istante irripetibile tra mille istanti irripetibili:

Quella ragazza là, quella del 1958, capace di manifestarsi a cinquant’anni di distanza e di provocare un tracollo interiore, è dunque ancora nascosta dentro di me, da qualche parte, irriducibile. Se il reale è ciò che agisce, produce degli effetti, secondo la definizione del dizionario, questa ragazza non è me ma è reale in me. Una sorta di presenza reale.

Di quella ragazza del ’58 non è rimasto nulla di impresso, né una fotografia, né la registrazione della sua voce, né il ricordo di coloro che la conobbero. Ed è questa l’idea che trasmette un senso di vertigine all’autrice, un brivido fremente di esclusività, di unicità: ella è l’unica a ricordarsi. Senza quel ricordo, che ella sente la necessità di rivivere attraverso il miracolo della scrittura, lei non è nulla. Oblio totale. Ella non ha esperienza del mondo, è figlia unica, vissuta sempre sotto l’ala protettrice di genitori sospettosi e apprensivi. Annie parla di “ignoranze sociali”: prima di frequentare la colonia, è un’inetta, una debole creatura insicura, priva di responsabilità, orgogliosa, timorata di Dio. La sua diversità si manifesta soprattutto nel suo essere la prima della classe, nella sua sete di lettura e di letteratura. Non capisce battute maliziose, non sa neanche cosa sia, la malizia. I pensieri legati al sesso sono impalpabili, legati a fantasie letterarie, più che reali.

A poco a poco l’autrice inizia a schiarire l’aura nebbiosa del ricordo, le nuvole grigie del tempo sembrano scostarsi e lasciare spazio ad un’immagine: lei che varca il cancello della colonia estiva, in cui dovrà fare l’educatrice. Da quel momento in poi tutto cambierà. Annie racconta, con una scrittura frastagliata, che procede a tratti, che va giù, più giù in profondità nel tempo e nel ricordo minuzioso, il momento in cui ella attraversa il varco: dalla notte in cui perde la sua verginità con il capo educatore del campo (in modo brusco, animalesco, privo di spessore sentimentale) non sarà più la stessa. Diventerà la ragazza del Dopo. E non potrà mai, mai tornare indietro. Se non con il ricordo.

In questa domenica grigia del novembre 2014, guardo la ragazza che è stata me mentre guarda lui – l’uomo con cui è stata nuda per la prima volta, che l’ha avuta a sua disposizione per la notte – voltarle le spalle davanti a tutti. Non la attraversa nessun pensiero. È tutta nella memoria dei loro due corpi, dei loro gesti, di ciò che è stato fatto – che l’abbia voluto o meno. È nello sgomento della perdita, nell’inammissibilità dell’abbandono. È smarrita, una ragazza di pezza.

A partire da questa esperienza, la ragazza di pezza deve fare i conti con i frammenti della sua anima, deve ricomporre l’immagine di sé: arriva, prepotente come il destino, il gigante Padrone, che la conduce alla perdita di sé stessa, all’annientamento del proprio corpo (scoprirà solo dopo molti anni di aver sofferto di bulimia), per poi recuperarlo, non senza immensi dolori. Da quel giorno Annie cambia, insegue un’immagine diversa, più desiderabile, meno rigida, aperta alle nuove libertà sessuali, sfrontata, appassionata, desiderosa d’amore. Oltrepassare quel confine la conduce in un vortice di scoperte e di paure (quella, ad esempio, di rimanere incinta) tipicamente femminili (la scomparsa del ciclo mestruale diventa un dramma, una perdita pericolosa che l’accompagna come un fantasma). Il racconto prosegue, sulla scia del ricordo, ed analizza tutte le conseguenze di questa maturazione, fino ad arrivare ai due anni successivi, in cui la scrittrice parla della sua fallita esperienza da maestra e della nuova avventura negli studi, che la condurrà a diventare una professoressa di lettere. Tra le scoperte del Dopo, c’è anche la scrittura. La ragazza del Prima era “solo” una lettrice. Nel passaggio alla vita adulta ella diventa invece protagonista letteraria dei suoi romanzi, in cui si riflette la propria biografia. La scrittura diventa espiazione, malattia e medicina al tempo stesso.

Come siamo presenti, noi, nell’esistenza degli altri, nella loro memoria, nel loro modo di essere, persino nei gesti? Incredibile sproporzione tra l’influenza sulla mia vita delle due notti passate con quest’uomo e il nulla della mia presenza nella sua. Non lo invidio, sono io che scrivo.

Se non conoscete Annie Erneaux ve ne innamorerete, perdutamente, irrimediabilmente. E sapete perché? Perché scavando nella sua memoria spingerà voi a fare altrettanto. Vi costringerà a rivedere e a rivivere la vostra “estate del ‘58”. Quella in cui, per voi, tutto è cambiato. Sapete che è successo, non negatelo. Dal passato non si scampa, dai ricordi neanche. Ciò che conta sopravvive in noi e ci rende diversi. È nostra la scelta: se riportarlo alla luce, o nasconderlo per sempre.

Ioanna

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandra ha detto:

    Sei bravissima a “rendere” le tue impressioni di lettura. Prima o poi leggerò anche questa scrittrice francese.

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    1. Paper leaves ha detto:

      Per me è più che naturale parlarne, amo farlo! E amo condividere le letture che ho apprezzato particolarmente. Ho intenzione di leggere tutto della Ernaux, ha per me un richiamo speciale perché ho trovato enormi affinità con lei. Un colpo di fulmine!

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