Graphic novel e letteratura moderna: la sfida di SE UNA NOTTE D’INVERNO UN NARRATORE e PRIMO LEVI, edizioni Becco Giallo

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN NARRATORE

Editore: Becco Giallo

Autori: Gianluigi Pucciarelli e Redhouse Lab

Pagine: 144

Prezzo: 16€

Link al sito Becco Giallo

Stai per cominciare a leggere il […]. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. […] Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. […] Bene, cosa aspetti? […] Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. […] Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d’interrompere la lettura. […] Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d’esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali. E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.

Quello che avete appena letto è una parte dell’incipit di Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino e alcune di queste frasi sono anche l’incipit di Se una notte di inverno un narratore, graphic novel scritta e disegnata da Gianluigi Pucciarelli e Redhouse Lab, per i tipi di Becco Giallo. Questa non è la semplice storia a fumetti di uno dei padri della letteratura italiana contemporanea, è un vero e proprio esperimento e un percorso all’interno della sua produzione: è un viaggio disegnato tra Il barone rampante, Il sentiero dei nidi di ragno, Ti con zero, Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati. Vi ricordate la vicenda e la struttura di Se una notte d’inverno un viaggiatore? Veniva narrata la storia di un Lettore che, nel tentativo di leggere un romanzo (intitolato appunto Se una notte d’inverno un viaggiatore), è costretto, per ragioni sempre differenti, a interrompere la lettura del libro che sta leggendo e intraprendere la lettura di un altro. Bene, questo fumetto funziona allo stesso modo, solo che il Lettore – ancora una volta vero e proprio protagonista dell’opera – ogni volta che comincia un nuovo libro inciampa in un romanzo di Calvino.

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Ognuno ha una propria soggettività ben marcata, le tavole sono molto diverse tra di loro, tutte contraddistinte dall’uso di tecniche diverse e del colore che è invece assente negli Interludi (la cornice, la parte che riscrive Se una notte d’inverno un viaggiatore). Ma perché la cornice si chiama così? Perché questa è talmente tanto un’opera meta-letteraria che ai diversi romanzi vengono attribuiti titoli specifici che sono a loro volta ripresi dai titoli dei capitoli di Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, e sono Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità.

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Ma non basta, gli autori si spingono ancora oltre e inseriscono un estratto di una lettera dello stesso Calvino in risposta a Germana Pescio Bottino (9 giugno 1964). Se conoscete le opere di questo autore, se lo amate, questo è il romanzo a fumetti che fa per voi. Vi coinvolgerà, vi spingerà a ritrovare particolari che avevate dimenticato, vi farà tornare su quei libri alla ricerca delle parole che più avete amato; se invece non conoscete l’autore, o le opere selezionate, vi darà la spinta per approcciarvi a loro, sarà motivo di curiosità, sono sicura che andrete alla ricerca di quelle storie che qui vengono solo accennate per conoscerne il finale! È un piccolo gioiello, un oggetto da collezionisti e da veri amanti della letteratura.

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PRIMO LEVI

Editore: Becco Giallo

Autori:  Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci

Pagine: 128

Prezzo: 15€

Link al sito Becco Giallo

Esordio encomiabile quello di Matteo Mastragostino come sceneggiatore e Alessandro Ranghiasci come disegnatore per questa stupenda e toccante graphic novel dedicata a Primo Levi, lo scrittore e chimico ebreo conosciuto soprattutto per la testimonianza morale contenuta nelle opere ispirate al ricordo della prigionia nel campo di sterminio di Auschwitz: Se questo è un uomo (1947), La tregua (1963), I sommersi e i salvati (1986).

Racconta Mastragostino nella nota conclusiva:

Quando proposi a BeccoGiallo una storia su Primo Levi, lo feci con entusiasmo e anche un po’ di incoscienza. Perché Primo Levi ha scritto tanto. E perché Primo Levi ha raccontato tanto. L’idea era quella di costruire un racconto che potesse parlare degli anni del fascismo, della persecuzione e dell’orrore di Auschwitz. Sapevo bene che era impossibile narrare queste cose meglio di lui che le aveva vissute e non volevo fare una copia dei suoi libri. Quindi ho scelto di raccontare il Primo Levi che avrei potuto incontrare poco prima della sua morte. Cosa avrebbe potuto dire Levi al Matteo bambino, trent’anni fa? Come si sarebbe espresso?

Non si tratta dunque di scrivere un altro romanzo, ma di riconsegnare, sia al lettore che conosce le opere ed il vissuto di Levi, sia a chi non lo conosce benissimo, un ritratto a metà tra la fantasia e la realtà storica. L’autore immagina che egli venga invitato in una scuola, a parlare a dei bambini della sua esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, dove fu  deportato nel febbraio 1944.

La scena iniziale incolla subito il lettore alle pagine, tavola dopo tavola siamo inchiodati alla storia di questo misterioso “vecchietto”, che scrive alla lavagna (incredibile quanto le immagini siano evocative, sembra di sentire il rumore del gesso nel silenzio totale della classe) una serie di numeri, per poi scoprire l’avambraccio e mostrare ai bambini che quelle stesse cifre sono impresse sulla sua pelle, indelebili, vivide, impossibili da dimenticare.

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Il racconto procede con continui salti temporali, a partire dal dialogo tra il giovane Levi e Vanda Maestro, amica del chimico, che si unì alla resistenza torinese, catturata e mandata, anch’ella, ad Auschwitz, morta a Birkenau. Levi si presenta ai bambini, dichiarando: “Sono uno scrittore, o almeno così dicono gli altri. E per finire sono un ebreo reduce di Auschwitz. E lo sarò per sempre. Finché vivrò”

La graphic novel racconta, con un tratto accurato, molto attento al dettaglio, le vicissitudini di Levi, prima tra tutte un evento specifico: la morte di due giovanissimi partigiani, Fulvio Oppezzo e Luciano Zabaldano, episodio che fu poi ricostruito storicamente grazie a testimonianze di persone vicine allo scrittore. I due furono uccisi dagli stessi partigiani a causa della loro condotta dissoluta, e Levi, pur non compiendo materialmente l’uccisione, si sentì sempre corresponsabile dell’accaduto (il fumetto lo evidenzia bene, facendo comparire i fantasmi dei due ragazzi davanti agli occhi dello scrittore, come un incubo da cui non si liberò mai).

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L’esperienza del lager rimane centrale nel racconto: i volti curiosi dei bambini che fanno domande contrastano con i visi emaciati, gli occhi spenti, le teste calve, i fisici denutriti e privi di forze dei prigionieri, rappresentati sia nudi (con una crudezza violenta) sia “vestiti” con le riconoscibili tenute a strisce verticali. Le illustrazioni sono brutalmente realistiche, si perdono nel minuscolo dettaglio, poi tornano a confondersi, a ritrarre l’interno delle baracche stracolme di uomini. Il disegnatore mette continuamente alla prova chi guarda, facendolo perdere totalmente nella storia, rendendo, per quanto possibile, l’immedesimazione nella realtà inspiegabile del lager. Altro tratto che ho trovato significativo nella storia, è l’uso del tedesco all’interno del campo: lo stesso Levi ammette di essere stato fortunato, in quando conosceva e comprendeva la lingua. Anche questo elemento era di vitale importanza e faceva la differenza tra chi riusciva a sopravvivere e chi, invece, soccombeva impotente di fronte al suo destino.

Fedele alla realtà storica è la ricostruzione delle amicizie dello scrittore: quella con Alberto Dalla Volta, che con lui condivise l’esperienza del Kommando 98 (lavoravano insieme in laboratorio, in quanto entrambi chimici) e con Lorenzo Perrone, che lo aiutò donandogli cibo e vestiti durante la permanenza nel campo.

Consiglio a tutti di regalarsi questa bellissima, drammatica e commovente storia illustrata, che ripercorre, sulla scia del ricordo dello scrittore, un passato dal quale egli non riuscì mai a riemergere del tutto.

Questo fumetto non è la storia di Primo Levi, una sua biografia, ma è la storia del mio Primo Levi. Di quello che ho capito di lui, di come penso si sarebbe potuto comportare in determinati frangenti in cui è stato necessario e piacevole affidarsi alla fantasia, superando con leggerezza lo scoglio della documentazione storica a tutti i costi. Con questa storia chiudo il cerchio di una notizia sentita trent’anni fa, che mi è rimasta incollata nell’anima. La storia del mio Primo Levi, un uomo che ha combattuto con coraggio e che ha saputo resistere, anche e soprattutto quando sarebbe stato più facile cedere.

Ioanna ed Elisa

 

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