Niente paura, sono solo racconti! IL COLLEZIONISTA DI CONCHIGLIE di A.Doerr & PER TE MORIREI di F.S.Fitzgerald

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IL COLLEZIONISTA DI CONCHIGLIE, Rizzoli, 276 p., 19 €

Link al sito Rizzoli

È il 2002 quando Anthony Doerr scrive Il collezionista di conchiglie, molti anni prima di Tutta la luce che non vediamo (2014) con il quale si aggiudicò il Premio Pulitzer per la narrativa. L’opera, che oggi viene pubblicata in Italia da Rizzoli, è una raccolta di otto racconti: lui è uno scrittore americano e a me non resta che sedermi comoda e parlarvene. Queste storie sono una sorta di viaggio attraverso luoghi, uomini e temi  caratterizzati da una propria specificità. Gli interrogativi che ci pone Doerr sono universali: cosa siamo disposti a fare per non deludere chi amiamo? A cosa siamo pronti a rinunciare? L’ introspezione, l’analisi delle vicende con il senno di poi, cosa sarebbe potuto succedere se avessimo fatto scelte diverse, magari più coraggiose? Il lutto, la perdita, la mancanza, come possiamo esorcizzare tutto questo?

Presidente O’Brien, disse sua moglie. Capisco le sue difficoltà. La morte può sembrare definitiva, come una lama piantata al centro di sé. Ma la natura della morte non è affatto definitiva; non è una rupe oscura dalla quale saltiamo. Spero di dimostrarle che è soltanto una nebbia, una cosa in cui e da cui si può scrutare, una cosa che si può conoscere e affrontare e non necessariamente temere. Ogni vita tolta all’insieme delle nostre vite ci sminuisce; ma anche nella morte c’e molto da festeggiare. È solo una transizione, come molte altre.

Queste parole tratte dal racconto La moglie del cacciatore mostrano il modo di narrare e investigare gli animi dell’autore, il quale parla anche di guerra, di crisi e cambiamento, smarrirsi per ritrovarsi mutati, per tornare all’origine, allontanarsi per capirsi meglio. Storie di vite fotografate nel momento dell’insoddisfazione o nei cambiamenti inevitabili voluti dal destino: a proposito del primo caso, uno dei racconti più belli è Certi treni, narra di una vita di menzogne raccontate ai propri cari per sentirsi migliori, per non vivere sempre il senso della sconfitta, per rendere orgogliose una figlia e una moglie; nel secondo caso il racconto che dà il titolo all’opera è emblematico, il conoscitore del mare, un uomo che sembra essere fatto di sabbia e salsedine dovrà fare i conti proprio con l’inattesa cattiveria o ingenua bestialità dell’unica cosa che abbia dato senso nella sua vita: le conchiglie. La varietà tematica è accompagnata da una estrema e particolareggiata varietà di ambientazioni, dall’America al Kenya, dalla Tanzania alla Nuova Zelanda. Il paesaggio è sempre in primo piano. In Mkondo, che significa flusso, corrente (ma che è anche il gioco inventato dalla protagonista del racconto, il quale consiste nel percorrere una strada fino a quel momento inesplorata e, arrivati in fondo, spingersi un passo oltre, qualunque cosa ci fosse ad attendere), vi è un confronto tra la vita immersi nella natura e quella della città: inevitabilmente sentiamo il richiamo di ciò di cui abbiamo maggiore esperienza, perciò chi è abituato a giocare a Mkondo sarà in grado di fare un passo oltre, di mettersi alla prova, di spostare sempre il confine dei propri limiti, ma poi avrà bisogno di ritrovarsi, di riconoscersi e lo potrà fare solo tornado alla Natura.

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Anthony Doerr

Tra gli elementi, quello fondamentale rimane sempre l’acqua che, ancora una volta, è la metafora di ciò che è nascosto, dell’impossibilità di fermare il cambiamento, del pericolo e della salvezza al tempo stesso. L’occhio di bue è indirizzato sui particolari e sugli animali: quest’ultimi sono fondamentali, veicolo attraverso qui tutte le storie raggiungono il senso e la svolta. Pesci, api, molluschi, uccelli, sono tutti ben presenti a mutare la vita degli uomini che sono anch’essi vari e in crisi. La natura è, in ogni racconto, lo specchio dei sentimenti dell’uomo e a questa si aggiungono suggestioni provenienti dalla descrizione di colori, suoni, profumi che diventano a loro volta personaggi.

Vennero le Grandi Piogge: violenti acquazzoni seguiti da un’umidità soffocante, che sollevava vapore per le strade e arcobaleni sulle montagne. A volte un diluvio spazzava via le capre, fine nel fiume vicino al suo albergo. Dal balcone Ward le vedeva passare veloci lungo le rive, a zampettare con foga per tenere il muso sopra l’acqua, e a volte si sentiva simile a quelle bestie, travolto da circostanze fuori dal suo controllo, impegnato a nuotare forte controcorrente, sbracciandosi con muta disperazione. Forse vivere non era altro che farsi trasportare da un fiume e alla fine in mare, senza scegliere, con solo il vasto, informe oceano di fronte, le onde schiumanti, la tomba senza luce delle sue profondità.

Questa piccola citazione tratta da Mkondo, l’ultimo degli otto racconti, mi ha fatto pensare all’ultima frase de Il grande Gatsby

Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.

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F. S. Fitzgerald, PER TE MORIREI E ALTRI RACCONTI PERDUTI, Rizzoli, 464 p., 22€

Link al sito Rizzoli

Rizzoli pubblica tra le novità di questo mese, oltre alla raccolta di Doerr, anche un libro di racconti scritti proprio da Francis Scott Fitzgerald, Per te morirei e altri racconti perduti. Tante le vicende, tanti i cambiamenti dell’autore in questi testi che vanno dagli anni ’20 agli anni ’30. Diversificati per stile e per tematiche ci mostrano la formazione e lo sviluppo di uno stile inconfondibile. Dalla descrizione di un certo mondo dell’editoria alla narrazione della condizione di uno sceneggiatore in crisi, dai ritratti di soggetti maschili e femminili colti nelle loro particolarità all’ambientazione delle vicende durante la Guerra Civile, Fitzgerald ci viene mostrato e si mostra nelle sue diverse tonalità. Ancora acerbo in alcuni racconti, molto più maturo in altri, soprattutto quelli di ambientazione ospedaliera e nelle cliniche psichiatriche, che si rifanno alle esperienze che stava vivendo Zelda in quegli stessi anni, non manca mai il riferimento alla biografia dell’autore. Hanno importanza anche gli ultimi anni della sua vita, quelli della povertà quando osserva con sguardo nostalgico il passato, oltre a ripercorrere gli anni degli eccessi, come, ad esempio, il periodo di permanenza a Cuba. Spaziando dalla descrizione della perfetta normalità alla crisi di coppia, un ruolo fondamentale è giocato dal femminile che viene indagato nei diversi aspetti e che riveste un ruolo fondamentale, tanto che nel racconto Viaggiare in due il personaggio femminile ha caratteristiche simili a Gatsby. Incontriamo trame complesse, prose più “impegnate”: la storia di un suicidio non è rintracciabile nella prima produzione di Francis. Molti racconti dimostrano che il pensiero di Hollywood impegnava tanto la mente dell’autore durante la scrittura, quindi ci imbattiamo in soggetti cinematografici e sinossi di sceneggiatura. Per te morirei e altri racconti perduti è una raccolta curata nei minimi particolari, non solo nella traduzione, ma soprattutto nelle introduzioni ai singoli racconti: un percorso per immagini e informazioni minuziose, interessanti e curiose forniteci da Anne Margaret Daniel (autrice di numerose monografie sull’autore e insegnante di letteratura presso la New School di New York), una delle più importanti conoscitrici di questo intramontabile scrittore. Un lavoro per veri appassionati ma anche per chi vuole conoscere meglio questo autore o approcciarsi a lui per la prima volta leggendo consapevolmente.

Non abbiate paura dei racconti, sono bellissimi! Continuerò a parlarvene!

P.S. La prossima volta non saranno autori americani, giuro!

Elisa

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