#SOTTOLE150: sei piccoli consigli per lettori pigri

Buongiorno lettori, oggi vi proponiamo la prima serie di #sottole150, rubrica in cui segnaleremo testi velocissimi da leggere per la loro brevità: dedicato a chi non ha tempo ma vuole concedersi ugualmente il piacere di una lettura di qualità. Non avrete più scuse!

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La strana biblioteca, Haruki Murakami: tornando a casa dopo la scuola, un ragazzo si ferma nella biblioteca civica della sua città. Qui incontra un bibliotecario molto particolare che lo condurrà in una stanza di lettura collocata nei sotterranei dell’edificio, dove verrà imprigionato e costretto a leggere. Un racconto inquietante, un incubo ad occhi aperti in cui al centro vi sono proprio i libri e la sete di conoscenza. Un esercizio metaletterario rapido e coinvolgente, arricchito dalle bellissime illustrazioni di LRNZ (Lorenzo Ceccotti). L’universo della lettura è un universo onirico molto pericoloso ma chi sceglie di attraversarlo può uscire dalla cella dell’infelicità.

Finzioni, Jorge L. Borges: straordinaria raccolta di racconti, uno dei classici più innovativi e stimolanti del ‘900, Finzioni rappresenta la chiave di volta per la comprensione del pensiero borgesiano. Scritti tra il 1941 e il ’44, i racconti creano un linguaggio universale che tenta di mostrare la realtà che è nascosta dentro la realtà stessa: come scatole cinesi, nulla è come sembra e ogni mondo contiene al suo interno un mondo, e così via. Compito dell’uomo è tentare di interpretare, soggettivamente, la realtà contenuta in questa “enciclopedia illusoria”. Tra i racconti vi segnalo, in particolar modo, La biblioteca di Babele e Pierre Menard, autore del Chisciotte.

Cronaca familiare, Vasco Pratolini: uno dei libri più belli della letteratura italiana contemporanea, è il colloquio intimo e reale che l’autore cerca di avere con suo fratello ormai morto. Alla morte della madre i due fratelli vengono separati; mentre Vasco resta con la nonna, Dante crescerà in un ambiente aristocratico: la differenza di status sociale unita al fatto che Vasco incolpa il fratello della morte della madre, impedisce la comunione dei fratelli. Ma poi crescono, tentano di entrare in contatto, subentra il soffocante senso di colpa, i rimpianti e i rimorsi di chi ha perso troppo tempo. È una soffocante e meravigliosa disamina e analisi dei legami familiari, della loro complessità, del dolore (spesso involontario) che la famiglia, più di chiunque altro nella vita dell’uomo, a volte, è in grado di arrecargli.

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La disubbidienza, Alberto Moravia (Bompiani): edito nel 1948 questo brevissimo romanzo si gusta che è un piacere, con una scrittura scorrevole e ben costruita. Centrale il personaggio di Luca, che manifesta la sua aperta ostilità nei confronti del mondo attraverso il rifiuto della scuola, del cibo, del denaro: un piano arguto e testardo che assume i connotati di uno sciopero morale verso la vita intera. Un liberazione che spicca il volo solo di fronte alla malattia e all’iniziazione sessuale con l’infermiera che si prenderà cura di lui. Un classico da leggere e rileggere.

Venere in pelliccia  David Ives (Bur): la sceneggiatura teatrale che ha ispirato Roman Polanski per l’omonimo film del 2013. In un giorno di pioggia Thomas, regista alle prese con i provini per la scelta della protagonista del suo spettacolo, incontra l’enigmatica ed affascinante Wanda, ragazza volgare dalle maniere rozze. Eppure, di fronte alla prova di recitazione, Wanda si trasforma totalmente: Venus in Fur, di Leopold von Sacher-Masoch, libro scandalo di fine Ottocento e riadattato da Thomas, prende vita attraverso il suo corpo e la sua voce e trascina i due protagonisti in un frizzante gioco di scambio di ruoli e di spassosa comicità, un duello malizioso e seducente, fino alla fine.

Pollo alle prugne, di Marjane Satrapi (Rizzoli Lizard): graphic novel dal sapore amaro, amarissimo e di una drammaticità crescente. Il protagonista, il musicista Nasser Ali, prende una decisione irrevocabile: quella di morire. E lo fa dopo che sua moglie ha spezzato e distrutto per sempre il suo strumento musicale, il tar, l’unico in grado di consolarlo per tutte le delusioni subite nella sua vita. Prima della fine ha solo otto giorni per riflettere sul rapporto con i suoi familiari, ma soprattutto sul suo rapporto con un mondo che sembra rifiutarlo e di fronte al quale egli si sente un perdente. “Per la gente comune essere un musicista o essere un pagliaccio è la stessa cosa. Non disperarti, ragazzo. Accontentati di aver vissuto una vera storia d’amore”: saranno queste le parole del suo maestro di musica, forse l’unico a comprendere il dolore di un vero artista.

Elisa e Ioanna

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