Luglio e le novità Fazi: IL MIO NEMICO MORTALE di W. Cather e IL VOLTO RITROVATO di W. Mouawad

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Willa Cather, IL MIO NEMICO MORTALE, 90 pagine, prezzo € 9

Con la pubblicazione de Il mio nemico mortale la Fazi editore aggiunge una stella luminosissima alla costellazione dei personaggi femminili della letteratura americana. Il nome di questa stella è Myra Driscoll, una donna che Willa Cather racconta in poco meno di un centinaio di pagine, vincendo la sfida di restituirne un ritratto indimenticabile a dispetto della brevità del testo, un dipinto le cui pennellate sono sempre decise, non sbagliano mai tonalità, tracciano la giusta impressione, abbandonando il lettore di fronte ad una tragedia silenziosa e consapevole, che turba e fa riflettere sul senso delle scelte che spesso hanno il potere di cambiare una vita intera.

La prima volta che incontrai Myra Henshawe avevo quindici anni, ma ricordavo di averne sempre sentito parlare. Lei e la sua fuga d’amore erano uno degli argomenti più interessanti – l’unico interessante, direi, – di cui si conversava in casa, durante le vacanze o le cene di famiglia. Mia madre e le mie zie erano rimaste in contatto con Myra Driscoll – così la chiamavano -, e mia zia Lydia di tanto in tanto andava a trovarla a New York. Di tutte le loro amiche d’infanzia, era stata la più carina e la più brillante, e la sua vita ci appariva tanto varia e avventurosa, quanto monotona era la nostra.

La storia è narrata dal punto di vita di Nellie, che racconta il suo primo incontro con Myra e suo marito e che, attraverso le proprie impressioni, prende per mano il lettore svelando particolari e stranezze di quella donna così affascinante ma al tempo stesso così misteriosa ed enigmatica.

Ciò che accade nella vita da adulta di Myra è una diretta conseguenza di una decisione romantica presa d’impulso in gioventù. Da bambina Myra, in quanto orfana di entrambi i genitori, è stata adottata da un prozio estremamente ricco, il quale, tuttavia, di fronte all’innamoramento della giovane nei confronti di Oswald, si dimostra contrario al matrimonio e impone alla nipote una scelta: se lei decide di sposare il ragazzo egli la lascerà senza un soldo. La giovane non pensa neanche alle conseguenze del suo gesto: quella folle e meravigliosa storia d’amore la spinge a preparare frettolosamente i bagagli e ad abbandonare la casa dello zio nell’immediato.

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Willa Cather (1873  – 1947)

Il lettore, fin dall’inizio, avverte la presenza di un filo drammatico; Willa Cather non ha alcuna intenzione di raccontare il meraviglioso matrimonio di Myra o la poetica storia d’amore tra due giovani di belle speranze. Semplicemente racconta “il dopo” attraverso sospiri, silenzi, battute ironiche, e lo fa in modo brillante, proprio come appare la protagonista: bella, affascinante, razionale, e molto, molto furba. Insomma: a Myra Henshave non sfugge nulla, e ben presto Nellie si troverà a dover conoscere il lato nascosto e tragico della psiche di questa donna, tanto forte all’apparenza ma spaventosamente ed inconsapevolmente fragile. Non c’è spazio per le favole nella realtà e la felicità, sembra sostenere la scrittrice, non è altro che un attimo inconsistente in mezzo a tanti attimi di vita.

«Ma sono stati felici, alla fine?», le chiedevo talvolta.

«Felici? Oh, sì! Come la maggior parte della gente».

Che delusione, quella risposta. Il senso della loro storia era che avrebbero dovuto essere molto più felici degli altri.

Myra stessa sostiene, invecchiata e malata, di non essere mai stata felice. E lo fa incolpandosi di essere stata una donna avida, materialista, desiderosa di ottenere successo. Eppure ha dimostrato al mondo intero, con il suo gesto d’amore, esattamente il contrario. I pensieri di questo personaggio non sono semplici, e si ha l’impressione che ella stessa più volte non sia convinta delle sue posizioni, che continua a difendere strenuamente fino alla fine dei suoi giorni. Appare ragionevole credere, insieme al marito Oswald (personaggio che passa in secondo piano, che dimostra più di una volta di avere a cuore la moglie, tuttavia senza comprenderla fino in fondo), che Myra si sia sbagliata su se stessa, che sia stata troppo violenta nei confronti dei suoi comportamenti e delle sue decisioni. Non è assolutamente scontato riuscire ad avere un’idea precisa di questo personaggio, che continua a demonizzare il suo “nemico mortale” per averla strappata ad un destino di ricchezza e chissà, di notorietà.

Eppure noi siamo e ci riconosciamo nelle scelte che prendiamo nella nostra vita e nel rincorrere il sogno di un’amore puro c’è la parte più genuina della protagonista, quella più infantile forse, ma sicuramente la meno intaccata dal materialismo e dalla banalità del mondo intorno a lei. Il sacrificio, per Myra, non ha portato a nulla, non le ha regalato quelle emozioni che lei sperava. Sarebbe bello credere che in fondo la sua natura malinconica, tormentata e se vogliamo anche “malata” l’abbia portata ad una distorsione di se stessa e ad una negazione del proprio io. Come se la felicità per lei fosse un peso immenso, come se fosse irraggiungibile, sempre e comunque.

Sono fatta così. Si può essere amanti e nemici allo stesso tempo, sai? Noi lo siamo stati… Un uomo e una donna si separano dopo un lungo abbraccio e vedono cos’hanno fatto l’uno all’altra. Forse non riesco a perdonare Oswald per il male che io stessa gli ho fatto. Forse è questo. (…) Si perde tutto con l’età, anche la forza di amare.

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Wajdi Mouawad, IL VOLTO RITROVATO, 232 pagine, prezzo € 17

 

Ossessione: fenomeno patologico che si manifesta con l’insorgenza di un’idea o di una qualsiasi rappresentazione mentale, che, accompagnata da un sentimento d’ansia, si impone al soggetto in modo insopprimibile, e lo trascina a compiere determinati atti o ad astenersi da altri, o a fissarsi su determinati pensieri.

Nell’arco della lettura de Il volto ritrovato di Wajdi Mouawad la parola ossessione mi ha tormentata, ci ho pensato continuamente. L’ossessione è il sentimento provato dal protagonista verso i tormenti della sua giovane esistenza, verso il tentativo di far luce sui luoghi più oscuri della sua mente. Ossessiva è la lettura di questo primo romanzo dello scrittore libanese, reso celebre dal suo Anima, già pubblicato dalla Fazi nel 2015.

Siamo in Libano quando Wahab ha sette anni. Questo bambino, protagonista del romanzo, è costretto ad assistere ad un attentato nel quale un commando dà fuoco ad un autobus. Poco prima aveva incrociato lo sguardo di un suo coetaneo, lo aveva sentito cantare, ora è insieme a tutti gli altri passeggeri, massacrato dalle fiamme che squagliano le loro carni, divorati da un’orrenda donna dagli arti di legno. La condizione di fortissima crisi sociale costringe la famiglia di Wahab a scappare in un paese lontano e piovoso.  Anche qui il bambino viene accompagnato dalla stessa spaventosa visione. La vita viene ulteriormente sconvolta nel giorno del suo quattordicesimo compleanno quando, improvvisamente non riesce più a riconoscere i volti della madre e della sorella. L’unica soluzione sembra scappare di casa.

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Wajdi Mouawad, classe 1968

Lo straordinario modo di sentire la vita di Wahab lo rende molto poco bambino, piuttosto un concentrato di preoccupazioni, di interrogativi, di riflessioni che tormentano la vita di chi ha subito un forte trauma ma, più in generale, di chi si interroga sulla reale natura dell’uomo. Mouawad utilizza la sua simbologia crudele: ancora la violenza e gli animali come in Anima, crescendo di terrore che da bestiario stringe il campo d’indagine a una disanima di un solo e pericolosissimo animale, il più cattivo in natura: l’uomo. Anche qui i dolori e le ossessioni del protagonista sono imputabili alla brutalità delle azioni dei suoi simili, che maggiormente fanno breccia in una personalità straordinariamente sensibile.

Durante la sua fuga da casa farà un paio di incontri particolarmente importanti e durante uno di questi chiederà qual è il modo di superare le proprie paure, se non scappare da queste o dalle circostanze che le generano: il coraggio non basta, ci vuole una forza più potente di esso per superare una paura infantile. Quest’ultima si supera solo con un’altra paura infantile. Probabilmente la più grande paura, la prima che l’uomo sviluppa è venire al mondo, prendere coscienza di essere vivi.

Per me l’esistenza non è altro che un esercizio pericoloso e alquanto complicato, dove il gioco consiste nell’andare avanti alla cieca tentando di essere il meno infelice possibile.

Wahab prosegue nella ricerca della propria identità, il libro prende le sembianze di un romanzo di formazione, volto alla ricerca dell’identità da parte del giovane protagonista benché questa abbia tonalità oniriche. Forte è la volontà di esorcizzare i fantasmi del suo passato, di dire l’indicibile, di ritrovare il volto di sua madre, di non sentirsi più in presenza di un’estranea: queste operazioni vengono compiute attraverso l’uso dell’arte, mediante il disegno cerca di ritrovare il volto. La sublimazione delle paure nell’arte si manifesta sin da subito nel romanzo, in particolare in uno dei primi incontri di Wahab: un signore gli regala la parola pervinca. La parola ha un ruolo salvifico in tutta la narrazione, viene inventata (come nel caso di amoricizia), donata, interrogata:

Prendersi un po’ di tempo per pensare alla morte e cercare di capire. E raccontarsi delle storie, non importa quali. Finché ci sarà qualcuno che ci ascolta, noi esistiamo.

Il tono ossessivo, martellante, inquietante è fondamentale perché faccia breccia dentro di noi l’interrogativo che canticchiava il bambino dell’autobus, il più importante di tutto il romanzo: “Come può il giorno nascere ancora dalla notte?”

In questa sorte di registrazioni del pensiero in evoluzione del protagonista, ancora una volta Mouawad ci dimostra il suo straordinario talento nel diventare i propri personaggi e di creare storie parlanti, maledette e crudeli proprio per l’estrema verità, che non significa attinenza alla realtà ma riflessione spudorata su di essa. Vi farà restare incollati alla pagina, non vi lascerà spazio per altro se non per seguire il flusso dei pensieri, vi travolgerà e cambierà. Questo è un autore davvero straordinario.

Ioanna ed Elisa

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