#PETALIDILETTURA: le letture del mese di luglio

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La caduta delle consonanti intervocaliche, Cristovão Tezza (Fazi): un vecchio professore di Filologia romanza, Heliseu, si appresta a preparare il discorso di ringraziamento accademico di fronte ad una folla di studiosi ed insegnanti. La ricerca delle parole lo conduce ad una disamina tutt’altro che lineare sulla propria vita, le aspirazioni, la scoperta dell’omosessualità del figlio, il matrimonio con Monica, la sua morte controversa e la relazione con una giovane studentessa, a partire dagli anni Sessanta. Il bilancio viene condotto attraverso una scrittura originale e spiazzante, che crea un proprio ritmo e sottomette il lettore alle sue regole, non sempre limpide ma decisamente affascinanti. Tra sensi di colpa, convinzioni, riflessioni sul mondo accademico, deviazioni narrative si compie il miracolo di Tezza, che nasce da un fenomeno filologico e si trascina per una vita intera.

L’equazione di Cassandra, Lorenzo Quadraro (Viola editrice): romanzo d’esordio per Quadraro, che intreccia in modo godibile le vicende di diversi personaggi, apparentemente lontani tra di loro; Giulio, studente di fisica impegnato nella stesura della sua tesi sui buchi neri, Adele, giovane italo-lituana che lavora come ballerina in un locale notturno, Ilaria, guardia giurata costretta a fare i conti con la grave malattia della figlia. Oltre a questi personaggi principali fa capolino Cassandra, ragazza attorno alla quale – il lettore lo scoprirà solo alla fine – ruotano tutte le vicende del romanzo. Libro piacevole e di compagnia, che consiglio per una lettura scorrevole e senza troppi intoppi. A volte personaggi e situazioni peccano in banalità, soprattutto all’inizio, ma dalla seconda metà in poi il libro cattura il lettore con temi scomodi e drammatici, raccontati in maniera inaspettatamente violenta e realistica.

Le correzioni, Jonathan Franzen (Einaudi): letteratura americana, come farcela mancare? Franzen vinse con questo romanzo il National Book Award, e io non ho dubbi nel consigliare a chiunque ami questo filone letterario la sua scrittura ipnotica, precisa come il colpo di un fucile, umoristica, estremamente critica nei confronti della società contemporanea. Nel naufragio incontrollabile dei valori si raccontano le vicende dei coniugi Lambert (lui affetto da un Parkinson che vorrebbe ignorare, lei ossessionata dall’idea di trascorrere un ultimo Natale insieme ai suoi figli) e dei loro tre figli, Gary, dirigente di banca e padre di famiglia che non ammette di essere entrato nel tunnel delle depressione, Denise, chef stimata con una vita sentimentale disastrata ed infine Chip, che ha perso il posto da professore universitario a causa di uno scandalo sessuale. A far da sfondo la buona borghesia di St. Jude, fatta di inconsistenza e superficialità. Un colpo al cuore, un libro di cui vi innamorerete.

Il mio nemico mortale, Willa Cather (Fazi): avrete solo novanta pagine per conoscere la protagonista di questa storia, Myra Driscoll; novanta pagine per innamorarvene e non dimenticarla più. A raccontare la vicenda sarà una ragazza che avrà il privilegio di conoscerla: è la storia di una giovane orfana allevata da uno zio che per amore abbandona ogni privilegio economico e rincorre il sogno di una vita meravigliosa… eppure qualcosa non torna, se i due innamorati sono stati “felici come la maggior parte della gente”. Un libro che porta in scena una psicologia complicata e di non facile comprensione, ma vincente proprio nella sua ambiguità.

Lessico famigliare, Natalia Ginzburg (Einaudi): un classico della letteratura contemporanea, da leggere e rileggere; si tratta del racconto (autobiografico) delle vicende della famiglia ebraica ed antifascista dei Levi, vissuti a Torino tra gli anni Trenta e i primi anni Cinquanta. La Ginzburg mette in scena personaggi, situazioni attraverso il filo conduttore della lingua (da qui il titolo): i ricordi sono strettamente connessi a locuzioni, espressioni, parole che pronunciano in modo ricorrente e che caratterizzano i vari membri della famiglia. Le vicende non sono attraversate da sentimentalismo o coinvolgimento emotivo, i ricordi sono incanalati in una scrittura oggettiva e descrittiva, che fa parlare personaggi e situazioni senza intermediari. La stessa Ginzburg, nel romanzo compare come un personaggio secondario, anzi, scompare, si fa narratore puro. Una maestria rara nella scrittura, un romanzo che rimane una delle testimonianze più importanti del Novecento.

Il vuoto intorno a Sandra, Fabio Valentini (Shockdom): cosa si prova ad essere sempre quelli “diversi”, che non amano mettersi in mostra, che riflettono prima di agire, che semplicemente hanno un carattere introverso, insicuro, sensibile? È la domanda che ci si pone iniziando la lettura di questo graphic novel dai toni scuri, violacei, che ha come protagonista una giovane liceale, Sandra, ragazza lontana dagli stereotipi delle società contemporanea e che per questa ragione viene sottoposta a violenze verbali e a continue pressioni psicologiche. Una narrazione che mozza il fiato e che presenta in modo credibilissimo le difficoltà in cui può imbattersi un’adolescente oggi. Il dilemma è: riuscirà il mondo a cambiare Sandra? O la schiaccerà senza possibilità di scelta? Intenso, non vi lascerà indifferenti.

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Suttree, Cormac McCarthy (Einaudi): America, quella vera, lontana dal sogno scintillante, quella di autori grandi come McCarthy, la cui prosa è indescrivibile, magnifica e chirurgica. Sulle acque limacciose di un fiume del Tennessee pesca e vive Suttree, che lì si è trasferito lasciando la sua vecchia vita: borghese e falsa. Qui conoscere la verità dell’essere umano, fotografato nei suoi momenti più bassi, nelle sue brutture, ma mai restituito tanto vero. Nella lotta per la sopravvivenza solo le bestie più forti sopravvivono: di queste lui se ne circonda e vive una vita tanto torbida, come le acque del fiume, quanto autentica.

Il volto ritrovato, Wajdi Mouawad (Fazi): travolgente e ossessivo, crudo e crudele come solo Mouawad riesce ad essere. Un viaggio, andata e ritorno, nelle profondità più recondite dell’inconscio del protagonista. Una sorta di romanzo di formazione che ispeziona le ossessioni di che si ritrova a guardare, con gli occhi del bambino, nelle profondità dell’orrore che solo l’animale più feroce, l’uomo, riesce ad infliggere ai suoi simili.

Di notte sotto il ponte di pietra, Leo Perutz (E/O): Perutz ci porta nella sua Praga, una città magica. Siamo nel XVI secolo e sul trono vi è Rodolfo II, personalità stravagante, perdutamente innamorato di Esther, moglie di Mordechai Meisl, l’ebreo che gli presta i soldi per condurre la sua eccentrica e sfarzosissima vita. Tra alchimisti, cabballisti, autori di sortilegi e imbroglioni di ogni sorta rimane da scoprire se l’amore è reale o frutto della volontà di una di queste strane personalità. Una storia che ricorda le migliori tra le tragedie shakespeariane, nella contrapposizione tra ebreo e cristiano e rivalità di uomini tanto potenti quanto perdenti.

L’incubo di Hill House, Shirley Jackson (Adelphi): Stephen King dedica L’Incendiaria “A Shirley Jackson che non ha mai dovuto alzare la voce”, ed è proprio questo che rende indimenticabili i suoi lavori: la paura che istilla in noi mentre leggiamo questo romanzo (come anche gli altri, tutti consigliati!) è psicologica, strisciante, silenziosa. In questo capolavoro del genere gotico l’autrice non racconta solo una storia di fantasmi ma anche di allucinazioni, psicosi, paure generate dai vari tipi umani che ci vengono presentati e dalla loro forzata convivenza, paure collettive.

Pietra di pazienza, Atiq Rahimi (Einaudi): La sang-e sabur, la pietra di pazienza, nella mitologia persiana è una pietra che si tiene accanto per poterle confidare tutto quello che non si può rivelare a nessun altro. Per la protagonista di questa storia suo marito in coma è finalmente la sua pietra di pazienza: ascoltiamo il suo lungo monologo nel quale può finalmente dire tutto quello che a una donna che vive in una società che la vuole muta, remissiva e nascosta sotto veli neri non le sarebbe stato mai concesso. La guerra, il dolore, la paura, il difetto di essere una donna. Dai sussurri alle urla, fino alla rivincita anche se solo apparente. Straordinario pensare che sia stato scritto da un uomo.

Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal (Einaudi): Straniante e alienante come il lavoro che da trentacinque anni svolge Hant’a: la sua vita si svolge davanti ad una pressa compattatrice, trasforma la carta da macero in parallelepipedi e all’intero di questi inserisce un libro aperto su una pagina, una frase che lui ha amato in modo da imprigionarla per sempre. Egli accumula i libri che scarta, li riporta a casa dove li legge diventando colto suo malgrado. In una specie di mondo infero il protagonista cerca di sopravvivere nella sua solitudine che lo consuma e lo porta a compiere flussi di pensieri costellati da momenti di saggezza indimenticabile. Questo libro odora di carta e sporcizia ed è tanto straordinario quanto complesso.

La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Chandra Livia Candiani (Einaudi): basterebbe leggere la poesia in copertina di questa raccolta per convincervi a leggere i testi di questa poetessa, dotata di una qualità sopraffina, il dono di arrivare al cuore di tutti con estrema facilità. Il tu che usa nei suoi testi non solo è variabile ma anche universale. I temi toccati nella raccolta sono vari ma presenti nelle vite di tutti. Riflessioni, mappe, istruzioni per l’uso della sopravvivenza.

Nel guscio, Ian McEwan (Einaudi): non siamo in Danimarca e non ci sono regni nordici da ereditare ma McEwan ci trascina dentro una storia che è la riscrittura dell’Amleto di Shakespeare. La voce narrante è quella di un feto che, da dentro la pancia della madre, assiste alle rovinose azioni compiute da lei insieme a suo cognato – i quali sono amanti – ai danni del loro marito/fratello (oltre che suo padre), per ereditare un edificio gregoriano di inestimabile valore: perché questo avvenga il legittimo proprietario deve morire. Amletici sono i dubbi e gli interrogativi che si pone il bambino, eroe non-nato. Acutissime e sarcastiche tutte le riflessioni su principi universali, oltre che sulla contemporaneità che l’autore ci sottopone.

Reverie, Golo Zhao (Bao Publishing): Reverie significa fantasticheria, sogno, abbandono fantastico. La storia di questo giovane scrittore, a caccia del proprio stile così come della ragazza che ama, è un viaggio magico tra le strade di una città e tra i vicoli impervi della fantasia. Da ogni microscopica congiuntura del quotidiano sembra poter nascere un viaggio magico e poetico, romanticamente impossibile. Tra i quadri di Hopper e la riscrittura di famosi racconti, in una Parigi che ricorda quella di Woody Allen, sarà impossibile non innamorarsi di questa storia.

Ioanna ed Elisa

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