#PETALIDILETTURA: le letture del mese di agosto

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L’amica geniale, di Elena Ferrante (Edizioni e/o): il primo capitolo della celebre saga, destinato a catturarvi nella sua rete e ad emozionarvi tanto, tantissimo! Romanzo tutto al femminile, che ha come protagoniste due amiche, Lila ed Elena, ambientato nella periferia napoletana degli anni Cinquanta. Primo di quattro capitoli, questo romanzo ritrae con forza e capacità narrativa la nascita di un’amicizia, seguendo i due personaggi nel corso dell’infanzia, fino alla prima adolescenza. Un affresco a tinte forti della realtà italiana, un ritratto incalzante dei cambiamenti della società, un dimenarsi di sentimenti contrastanti, la caratterizzante forza dell’amore e dell’amicizia che crea e distrugge. Tra segreti, paure, gioie, delusioni e sfide esistenziali, la Ferrante trascina il lettore nel gioco pericoloso, seducente ed incalzante della lettura. Ve ne innamorerete e vi affezionerete ai personaggi, questo è sicuro!

Le braci, di Sándor Márai (Adelphi): il “bruciante” confronto tra due amici, ormai settantenni, che si rivedono dopo molto tempo a causa di un’antica disputa. Un momento di chiarimento, di svelamento, di introspezione, lungo e sofferto, ma pericolosamente pacato, silenzioso, drammatico. Questo romanzo è una perla rara, che accompagna il lettore attraverso una serie di riflessioni profonde sul tema dell’amore e dell’amicizia. Ed è la dimostrazione di quanto un silenzio possa essere potente ed assordante come un tuono. Una storia che fa male, e per questo, che Rimane. Qui la recensione completa: Ciò che brucia non si dimentica

L’età della convivenza, vol.1, Kazuo Kamimura (Edizioni BD): siamo nel Giappone degli anni settanta, due giovani innamorati decidono di convivere senza sposarsi. È la storia di un rapporto fragile e delicato, di un amore reale che ogni giorno affronta le difficoltà di restare in piedi nonostante le incomprensioni, i malumori, i disagi della vita quotidiana che lo minano. Poetico, affascinante, reale. I volti, le parole e i colori vi lasceranno affascinati e in instancabile riflessione.

 

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Il Peccato, Giovanni Boine (Ecra): il Signor B. – dietro il quale si nasconde l’autore, che ci racconta una vicenda autobiografica –  è un giovane intellettuale tornato recentemente a casa dopo aver terminato gli studi. Non poteva immaginare che una volta rientrato nella quotidianità della Liguria del primo Novecento si sarebbe imbattuto nell’amore per una novizia. Si possono sfidare apertamente le convenzioni sociali? Quanto spaventano i sentimenti? Possono essere domati? Questa opera, riscoperta da Ecra, è imponente. Non dimenticate, tra i classici della letteratura contemporanea italiana, di dare spazio a questo intenso e piccolo capolavoro.

Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes (Einaudi): un saggio, ma prima di tutto un vocabolario delle parole che formano un discorso amoroso. Barthes si chiede quali sono le parole dell’amore, ma più in generale potremmo dire dei sentimenti. Per ogni parola che contribuisce a formare lo sconvolgente discorso chiamato amore, l’autore dà una definizione supportata da frammenti della letteratura di tutti i tempi, quelli che hanno contribuito a formare proprio quella definizione. Una cura straordinaria per il mal d’amore, ma più spesso un “posto” nel quale tronare ogni volta in cui siete incerti sull’utilizzo che state facendo di tutte quelle parole e azioni che compongono qualsiasi discorso sentimentale che state pronunciando e mettendo in atto.

Camere separate, Pier Vittorio Tondelli (Bompiani): esistono libri per cui non si possono trovare le parole adeguate per raccontarli: è il caso di Camere separate. Il racconto delle esperienze sentimentali dell’autore, l’amore “diverso” negli anni ’80, la morte dell’uomo della sua vita che spezza i contatti con la realtà. Un continuo interrogarsi sul cambiamento dell’esistenza di un singolo uomo quando incontra e quando perde il proprio compagno. Un’analisi sul senso della vita e della morte, della scrittura e dell’arte, dell’individualità, la malattia. L’impotenza davanti alla realtà irreversibile (ma non solo per via della morte, più semplicemente per i cambiamenti che sono inevitabili nella vita di chiunque) ma anche l’accettazione, il perdono, il patteggiamento. Esistono libri che non dimenticherete mai: questo è uno di quei libri e questa mia descrizione non potrà mai rendergli giustizia.

Il profumo, Patrick Süskind (TEA): uno tra i libri più famosi della storia, Il profumo narra la storia di Jean-Baptiste Grenouille il quale riesce a captare in maniera innaturale tutti gli odori, anche quelli impercettibili. Ossessionato dagli odori e sprovvisto di un odore personale, cerca prima di riprodurre l’odore dell’uomo e poi di crearne uno che spinga tutti gli esseri umani ad adorarlo. Straordinario più per le sensazioni e per la capacità dell’autore di descrivere e rendere reali gli odori che per la storia in sé. Raccapricciante più per la smania di successo, per il desiderio di grandezza e per la psiche del protagonista, che per gli efferati omicidi.

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Da questa parte del mare, Gianmaria Testa (Einaudi): una profondissima riflessioni, in parole e musica o meglio in prosa e poesia, sulle migrazioni umane. Un libro sulla contemporaneità, su un problema attuale, mai affrontato in maniera politicizzata ma solo ed esclusivamente umana. Il rimbrotto e l’indignazione nascono dall’esserci dimenticati di essere prima di tutti appartenenti alla razza umana, tutti, a prescindere dalla parte del mare in cui siamo nati. Tutti guardiamo lo stesso orizzonte. Se avete letto Solo andata di Erri De Luca allora saprete già che anche questo libro vi commuoverà, altrimenti leggeteli entrambi perché gli autori erano amici e condividevano le stesse idee. Straordinario anche il capitolo dedicato a Jean-Claude Izzo, lui che nel mare ci ha affogato tutti i suoi personaggi.

La casa delle belle addormentate, Kawabata Yasunari (Mondadori): Goffredo Parise lo definì “capolavoro della vecchiaia”, narra la storia di Eguchi Yoshio, un uomo di 67 anni, il quale, sotto consiglio di un amico si reca in una casa privata dove anziani clienti trascorrono la notte a letto, senza la possibilità di avere rapporti sessuali, con giovani vergini addormentate. Durante queste notti il protagonista ha delle epifanie della propria esistenza. Un silenzioso viaggio attraverso i temi della vita e della morte, del sesso e dell’amore, del cinismo e delle perverse fantasie di dominio.

Big fish, Daniel Wallace (Il Saggiatore): sicuramente conoscerete il film di Tim Burton, meno scontato è conoscere la storia che lo ispira. Daniel Wallace è l’inventore del meraviglioso Edward Bloom, l’uomo dalla vita straordinaria, il quale nei suoi lunghi viaggi ha addomesticato un gigante, incontrato un lupo mannaro, salvato uno spirito delle acque, conosciuto una strega. Ma soprattutto è un padre che sta morendo. Al suo capezzale c’è il figlio, William, che rimette insieme i pezzi di quella pazza vita che gli ha sempre raccontato il padre. Ma quelle storie sono davvero vere? Questo si chiede William, e anche se così non fosse, quale importanza avrebbe? L’importante è sapere che ricordare le storie che un uomo ha raccontato lo rende immortale. Così è questo personaggio: intramontabile e commovente.

Ioanna ed Elisa

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