#SOTTOLE150 ovvero piccoli romanzi per grandi lettori: i consigli di settembre

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Il ballo, di Irène Nemirovsky (Newton Compton Editori): fulmineo, ironico, da divorare in un sol boccone. Questo racconto ha il sapore della vendetta, quella messa in atto dalla giovane Antoinette nei confronti della madre e, più in generale, verso la società parigina (tanto appariscente quanto falsa e vuota di ideali). Un classico piccolo piccolo che condensa in un centinaio di pagine il tema della rivalità tra madre e figlia, la critica nei confronti dei cosiddetti “parvenu”, la sete di vita e d’amore che solo l’adolescenza può avere. Cattivissimo, con una scrittura senza fronzoli.

Sette brevi lezioni di fisica, di Carlo Rovelli (Adelphi): ci sarà un perché se Rovelli ha raggiunto le vette delle classifiche con questo sorprendente saggio su una delle materie più ostiche ed affascinanti. Teoria della relatività, quanti, architettura del cosmo, buchi neri… un fisico teorico che racconta con una capacità narrativa entusiasmante quelli che sono i problemi più scottanti della materia, attraverso una modalità semplice, “digeribile”, ma non per questo meno efficace. Un saggio a cui ci si accosta con tante domande. Eppure alla fine della lettura ci rendiamo conto che le vere domande sono quelle che ci pone Rovelli: da una prospettiva che mette in gioco i concetti di tempo e spazio si arriva a quel “Noi” conclusivo. Noi specie curiosa per natura, noi meravigliosamente complicati, forse anche più dell’universo che tentiamo di descrivere. D’ispirazione.

Doppio sogno, di Arthur Schnitzler (BCDeditore): romanzo da cui è stato tratto il conosciutissimo “Eyes Wide Shut”(1999), di Kubrick. Ambientato a Vienna agli inizi del Ventesimo secolo questo romanzo racconta la strana ed onirica esperienza del medico Fridolin. Tutto parte da una confessione della moglie, Albertine, a proposito di un tradimento di qualche tempo prima. L’uomo successivamente viene a conoscenza di una strana festa in maschera… e l’impulso a parteciparvi è irresistibile. Seducente, sfrontato, con la giusta dose di mistero.

La morte di Ivan Il’ič, di Lev Tolstoj (BCDeditore): Ivan Il’ič Golovin è morto a soli quarantacinque anni, dopo una lunga malattia. Eppure nel tribunale in cui lavora, la notizia non sembra destare particolare turbamento, se non l’apprensione di sapere chi occuperà l’ambita “poltrona” al suo posto. Inizia così la biografia di un uomo, condensata in un romanzo dal sapore amaro, in cui il protagonista, giudice istruttore, viene raccontato nella sua intimità, nel lavoro, nella vita sentimentale, nella famiglia. Disperato e sordo il suo appello: “Non può essere che la vita sia così senza senso, così schifosa! E se fosse proprio così schifosa e senza senso, allora perché morire e morire soffrendo? C’è qualcosa che non torna”. Disperato, con spunti di riflessione.

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Colazione da Tiffany, Truman Capote (Garzanti): immagino che tutti quanti voi conosciate il celebre film del 1961 diretto da Blake Edwards, con Audrey Hepburn nei panni della protagonista, Holly Golightly. Molto meno probabile è che tutti voi abbiate letto il romanzo di Capote, romanzo che racconta una vicenda che è stata mutata e semplificata, perché se c’è una cosa che questo autore riesce a fare magistralmente, in meno di 150 pagine, è assegnare una precisissima psicologia a tutti i suoi personaggi. Ambigui, complessi, capricciosi, nevrotici, soli. Molto, molto di più di una storia d’amore e di un bacio davanti alle vetrine di Tiffany, un ritratto dell’America e la narrazione di una ricerca: quella del proprio posto nel mondo.

Tu, mio, Erri De Luca (Feltrinelli): un racconto lungo più che un romanzo nel quale ci viene raccontata l’estate su un’isola di un ragazzo di sedici anni, dove impara la pesca e il rispetto per la superficie e il fondo del mare. È l’estate dell’adolescenza e del primo amore, la narrazione di quello che Enzo Siciliano ha definito il superamento della “linea d’ombra” che segna l’ingresso nel mondo degli adulti: in quei mesi il protagonista vivrà esperienze e si porrà interrogativi che cambieranno i suoi connotati, trasformandolo in un uomo. È un giovane antico questo ragazzo, saggio e profondo. Questo libro è al gusto di lacrime e salsedine, salato è il gusto che vi lascerà in bocca; silenzioso e rispettoso il suo rumore.

Cleopatra va in prigione, Claudia Durastanti (Minimum Fax): Caterina ogni giovedì va in prigione a trovare Aurelio, il suo fidanzato, arrestato in seguito alla chiusura del suo night club nel quale lei, abbondonate le ambizioni da ballerina di danza classica, faceva la spogliarellista. Ma la protagonista, proprio come Cleopatra, ha più di un amore: è diventata l’amante del poliziotto che ha arrestato Aurelio. La Durastanti ci fa compiere un viaggio dal bene al male, andata e ritorno, in una Roma quasi esotica, bollente di bugie, arida come la periferia, sfumata come sono i sentimenti e le situazioni che vi vengono raccontate. Questa moderna Cleopatra è sicuramente un personaggio che mancava nel panorama della letteratura italiana.

Elisa e Ioanna

 

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Sette brevi lezioni di fisica, Carlo Rovelli

Doppio sogno, Arthur Schnitzler

La morte di Ivan Il’ic, Lev Tolstoj

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Tu, mio, Erri De Luca

Cleopatra va in prigione, Claudia Durastanti

 

 

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