#petalidilettura: le letture del mese di settembre

 

 

Quaderni giapponesi, Igort (Coconino press Fandango): se amate le atmosfere orientali, se siete già stati in Giappone o, semplicemente sognate di farlo, questo è il graphic novel per voi. A metà tra racconto autobiografico e documentaristico, questo libro vi racconterà tante curiosità sulla cultura e lo spirito giapponese. Lo stile – se conoscete Igort – è inconfondibile. Pazzesco e affascinante.

Le regole del fuoco, Elisabetta Rasy (Rizzoli): arrivato secondo nella corsa al Campiello 2016, questo romanzo concilia scorrevolezza di lettura ed intensità di tematiche, ambientato nell’Italia della Prima Guerra Mondiale. Protagonista è una giovane napoletana, Maria, che intraprende la sua avventura al fronte come infermiera in un ospedale. Le atrocità della guerra sono descritte senza pudore, incise nel corpo di soldati e cadaveri. Proprio in quest’occasione conosce Eugenia, la sua compagna di stanza. Ed imprevedibilmente, tra le due ragazze, sboccia un sentimento fortissimo. Originale, racconta un lato diverso della guerra, con una dolcezza commovente.

 

Ogni spazio felice, Alberto Schiavone (Guanda): protagonisti Ada e Amedeo, coppia di pensionati in preda ad una crisi esistenziale che li trascina, a poco a poco, nell’ozio e nell’indifferenza. Eppure un tempo le cose andavano diversamente. Lo sa bene Amedeo, personaggio tragicomico ed ingenuo che colora le pagine del romanzo con la sua fantasia ed il desiderio di evadere dalla monotonia e dalla delusione. Il problema dell’alcolismo della moglie è una tragica conseguenza del loro passato. Eppure, da un giorno all’altro, accade qualcosa di nuovo. Non mi dilungo, ve ne ho parlato qui: Recensione “Ogni spazio felice”

Le particelle elementari, Michel Houellebecq (Bompiani): un romanzo che scuote letteralmente il lettore, senza imbarazzo o paura. La storia di due fratellastri, Michel (scienziato impenetrabile alle emozioni) e Bruno (insegnante di lettere morbosamente ossessionato dal sesso), accomunati dall’abbandono della madre, le cui vicende scorrono in parallelo sul filo del tempo, dall’infanzia all’età adulta. L’autore dipinge un desolante panorama dell’umanità, fatto di incomprensioni, violenze, delusioni, aridità. Solo per i “forti di stomaco”.

La lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne (Feltrinelli): classico ottocentesco che affronta la tematica della vergogna e del peccato; la lettera scarlatta è appunto la lettera ricamata sulla veste di Hester, accusata pubblicamente di aver avuto una relazione extraconiugale e di aver dato alla luce una bambina, la piccola Pearl. Eppure in questo gioco di condanne c’è un segreto che striscia ai piedi del popolo come un serpente: chi è il misterioso uomo appena arrivato in paese? E chi è il padre della bambina? Il lettore lo scoprirà solo alla fine. Uno squarcio temporale sulla condizione femminile di quel tempo (e non solo), insopportabile tanto quanto necessario.

Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace (Minimum Fax): se riprendo in mano il libro ed inizio a sfogliare le pagine mi scappa un sorriso. Quanto mi ha fatto ridere! Il genere è quello del reportage narrativo: l’autore racconta il suo viaggio in crociera per la stesura di un articolo commissionato dalla rivista Harper’s. E lo fa con uno sguardo spietato, irresistibile, umoristico. Tutte le debolezze e le stranezze dei ricchi passeggeri, tutte le attività organizzate, tutto lo staff della nave sono raccontati con uno stile unico, arricchito da lunghissime o brevissime note a piè di pagina, che svelano risvolti comici ed inaspettati. Divertentissimo, con una punta cupa di riflessione.

La donna perfetta, Ira Levin (Superbeat): siamo nel 1972, e la famiglia di Joanna Eberhart (madre di due figli, moglie e fotografa) decide di trasferirsi nella località di Stepford. Sin dall’inizio la donna si rende conto delle stranezze della citta: perché le donne sembrano tutte perfette? Cosa si cela dietro il misterioso club degli uomini? Perché tutte le case sono così impeccabili? Un testo irresistibile sulla rivincita degli uomini di fronte al fenomeno dell’emancipazione femminile. Dal libro è stato tratto il film di Frank Oz (2004) con Nicole Kidman. Ma il romanzo, credetemi, è fatto di tutt’altra pasta.

Il suono del mondo a memoria, Giacomo Bevilacqua (Bao): Sam, il giovane protagonista della storia, è un fotografo che si trova a Manhattan per dedicarsi completamente alla stesura di un articolo giornalistico. La sfida che si pone è enorme: non comunicare con nessuno, se non – quando necessario – con dei bigliettini. La sua vita scorre in solitudine, fino al momento in cui si accorge di un particolare inusuale nelle sue fotografie. Una figura misteriosa, dai capelli rossi, spicca in tutti i suoi scatti. Come è possibile? Chi sarà mai? Bevilacqua parla ai cuori dei lettori con una storia che tocca la nostra sensibilità, perché si parla di amore, e l’amore, si sa, ci rende estremamente vulnerabili.

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Antichrista, Amélie Nothomb (Voland): se c’è qualcosa che la signora Nothomb ci insegna attraverso questo libro, che racconta del rapporto di amore-odio che lega Bianca e Christa, è che gli incontri sbagliati ci mostrano quello che non vogliamo essere, ciò che vogliamo rifuggire: da qui nasce il gioco di parole, la protagonista capisce di essere diversa dalla deuteragonista, sa di essere il suo opposto e combatte per rimanere tale, lei è Antichrista. Ci viene mostrato il processo di crescita, di maturazione e di accettazione in un periodo così complicato come può essere l’adolescenza. La scrittura di Amélie è straordinariamente affilata e tagliente. Un libro disturbante e scritto benissimo. Vivamente consigliato a cuori allenati.

Nulla, solo la notte, John Williams (Fazi): tra il 1942 e il 1945 John Williams combatteva nelle guerre in India e Birmania, aveva vent’anni e scriveva furiosamente il suo primo romanzo. La vicenda che viene narrata si svolge in una sola notte, quella in cui il protagonista, Arthur, un giovane borghese californiano, sorta di dandy si ritrova a compiere una serie di incontri significativi, ognuno dei quali rappresenta un “problema”, un caso irrisolto della sua vita, ognuno fa emergere un lato della sua personalità: significativi sono la cena con il padre e il ricordo della madre; la lite con uno dei suoi amici. Straziante è la solitudine.

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Ho paura torero, Pedro Lemebel (Marcos y Marcos): poetico, profondissimo, crudele, vero. Un fiume in piena di emozioni. Scritto talmente bene da avvertire sensazioni fisiche (tattili, olfattive, nitide immagini, riesci persino a sentire il gusto delle pietanze). L’autore si addentra nella politica e delle dinamiche sociali della dittatura di Pinochet e lo ridicolizza, un despota che la fa nei pantaloni quando pensa di morire braccato dai rivoluzionari. Quest’ultimi non sono solo i ribelli di un Paese che non riconoscono più come il proprio, ma anche delle idee, dell’amore, quello impossibile, irrealizzabile, irrefrenabile: l’amore che cambia la vita, quello di Dante, che “move il sole e l’altre stelle”. Uno dei libri più belli che abbia mai letto, un capolavoro indimenticabile, un libro che cambia la letteratura e la rende alta e aulica con semplicità. Lemebel è un maestro e un genio.

City, Alessandro Baricco (Feltrinelli): l’autore a proposito di questo libro dice che è stato costruito come una città e che i personaggi sono le sue strade. Come cardio e decumano si incrociano diversi livelli di narrazione, diverse storie che prendono vita da quella principale che ha per protagonisti Gould, un ragazzino di tredici anni talmente geniale da essere già all’università, e Shatzy Shell, la sua governante con la fissa del western. Divertente, impossibile e reale allo stesso tempo, un libro in cui spesso è facile riconoscersi. Una storia bella e originale sulla diversità, il coraggio, la volontà di sentirsi normali, il talento di essere straordinari semplicemente per quello che siamo: noi stessi. Ma anche una storia che ha a che fare con la patologia, la felicità e la vita, quella vera.

Il confidente, Hélène Grémillon (Mondadori): anche al più allenato dei lettori capita di inciampare nel libro che non fa per lui e questo a me ha fatto cadere. Tra le lettere di cordoglio per la morte della madre, la protagonista Camille, ne trova una che le inizia a raccontare una vicenda accaduta molto tempo fa e che ha conseguenze nel presente. Le voci che parlano in quella storia su carta raccontano una storia crudele e, secondo me, lo fanno senza trasporto, senza una connotazione psicologica reale per la portata della vicenda tanto da diventare inverosimile; la reazione della protagonista sulla verità della sua esistenza è assolutamente implausibile. La storia, che viene raccontata da due punti di vista, attraverso la mediazione di chi scrive le lettere, riparte dal principio due volte in una sterile ripetizione: l’autrice avrebbe potuto scegliere un andamento più lineare della vicenda, senza tutti quegli espedienti narrativi e grafici, e un unico punto di vista (magari più solido emotivamente, visto che parliamo di una tragedia), dimezzare le pagine e dare vita ad una storia potentissima che qui, invece, lo è solo in potenza.

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Cedi la strada agli alberi, Franco Arminio (Chiarelettere): Chiarelettere ci consegna questa raccolta di poesie che hanno il profumo della terra e il boato dei sentimenti. Franco Arminio ci parla di semplicità, di ciò che appartiene a tutti noi e proprio per questo arriva in profondità. In alcuni punti è a metà strada tra prosa e poesia, il ritmo è sempre intenso. Terribilmente legato al sud, come questo è genuino e spontaneo. Una raccolta terrena e semplice, sa di buono e di pulito. L’amore è trattato in maniera straordinaria. La reverenzialità riservata alla terra è commovente e disarmante. Bellissimo.

I sette pazzi, Roberto Arlt (Sur): il protagonista di questa stravagante storia è Erdosain, geniale inventore di fiori metallizzati che rischia il carcere per aver rubato soldi allo zuccherificio per il quale lavora. Egli entra in contatto con l’Astrologo e con la setta da lui capitanata composta di stranissimi personaggi (dai nomi altrettanto romanticamente assurdi): questa ha mire politiche che mettono insieme fascismo e comunismo, populismo e schiavismo e che per finanziarsi ha intenzione di costituire il più grande bordello del Sudamerica. Lo scopo è il dominio del mondo. Liberamente tratto dalle reali condizioni sociali del suo tempo, di quella Buenos Aires piena di contraddizioni e incoerenze, attraverso questo lavoro che scrive nel 1929, a soli 29 anni e che è considerato il suo capolavoro, Arlt contesta l’Argentina a lui contemporanea mettendone in luce le follie e le incoerenze, sottolineando che il suo paese non sa in quale direzione stia andando. Questo romanzo è folle, visionario, ironico, a tratti talmente paradossale da risultare comico. Ricorda la letteratura russa, quella di Perutz, di Borges e influenzerà molta della letteratura successiva. Bello e difficile, consigliatissimo nell’edizione della Sur con introduzione di Cortázar.

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Lettere a Theo, Vincent Van Gogh (Guanda): scritte tra il 1872 e il 1890 le lettere del pittore al fratello Theo vengono raccolte dalla moglie di quest’ultimo, Johanna Bonger. Evidente è il bisogno reciproco e l’unione molto forte tra i fratelli, la gratitudine e la dipendenza di Vincent da Theo sotto tutti i punti di vista: affettivo, economico, artistico. Da queste si evincono le continue peregrinazioni di Vincent, la sua incapacità di stare fermo, specchio della sua psiche così mutevole. Queste ci permettono di seguire l’andamento della sua produzione e della sua esistenza. Molto dettagliata è la linea temporale. Particolarmente significativo è il periodo della convivenza con Paul Gauguin nella “casa gialla”, il conseguente ricovero in manicomio. Tramite le lettere conosciamo la sua natura solitaria e il progredire della sua malattia che lo spinse al suicidio (sembra che l’ultima lettera che leggiamo nella raccolta sia stata scritta proprio prima di compiere il gesto e gli sia stata ritrovata accanto).

Vita e morte delle aragoste, Nicola H. Cosentino (Voland): è la storia dell’amicizia tra Antonio, voce narrante, e Vincenzo, personalità caleidoscopica e artistica, scrittore di mediocre successo, molto meno sensibile di quanto si possa immaginare, dallo strano soprannome-nome d’arte: Teapot. Ma è soprattutto molto molo di più di questo e ho speso più di qualche parola a riguardo: vi lascio qui il link all’articolo Recensione Vita e morte delle aragoste

Ioanna ed Elisa

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ottime letture e una bella carrellata che aiuta a scegliere!

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