Due minuti di – versi: l’AMORE A PRIMA VISTA di Wisława Szymborska

Buongiorno lettori!

Oggi vi delizierò con i meravigliosi versi di Wisława Szymborska, poetessa e saggista polacca, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Sono testi (1954 – 2001) tratti da una recente raccolta edita da Adelphi, allestita dal traduttore principale della scrittrice, Pietro Marchesani. Protagonista indiscusso delle liriche è l’amore, raccontato con ironia, scelta sagace di parole, aggettivi, pause. L’amore assente, l’amore a prima vista, il primo amore, gli innamorati fastidiosi ed invidiabili, l’idea della sofferenza, il contatto con la natura, il passato fastidioso, il destino onnipresente: questi gli ingredienti principali di un piatto dolceamaro, come la vita. Perdetevi nei suoi versi, tuffatevi nella bellezza lacerante, spettacolare, imprevedibile di un sentimento che ci turba e ci affascina da sempre e per sempre.

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Adelphi, 2017. Edizione con testo a fronte, a cura di Pietro Machesani. Prezzo: € 10,00 Pagine: 104

 

( Da “Un amore felice”)

Un amore felice. È normale?

È serio? È utile?

Che se ne fa il mondo di due esseri

che non vedono il mondo?

 

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,

i primi qualunque tra un milione, ma convinti

che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;

la luce giunge da nessun luogo –

perché proprio su questi e non su altri?

Ciò offende la giustizia? Sì.

(…)

Guardate i due felici:

se almeno dissimulassero un po’,

si fingessero depressi, confortando così gli amici!

Sentite come ridono – è un insulto.

In che lingua parlano – comprensibile

all’apparenza.

E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,

quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano –

sembra un complotto contro l’umanità!

 

( da “Accanto a un bicchiere di vino”)

Gli parlo di tutto ciò che vuole:

delle formiche morenti d’amore

sotto la costellazione del soffione.

Gli giuro che una rosa bianca,

se viene spruzzata di vino, canta.

 

(da “Senza titolo”)

Rimasero talmente soli,

talmente senza parole

e degni di miracolo per tanto disamore –

di un fulmine dal cielo, d’esser mutati in pietra.

Milioni di copie di mitologia greca,

però non c’è salvezza per lui come per lei.

(…)  Sullo sfondo solido della parete,

l’un per l’altro dolente,

stanno di fronte allo specchio, e lì c’è

solo il riflesso conveniente.

Solo il riflesso di due persone.

La materia sta sull’attenti.

Per quanto è lunga e larga, e alta,

in terra, in cielo e ai lati

viglila i destini innati

– quasi che per una cerbiatta repentina nella

stanza

dovesse crollare l’Universo.

 

(da “Il primo amore”)

Dicono

che il primo amore è il più importante.

Ciò è molto romantico

ma non fa al mio caso.

 

Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato,

accadde e si è perduto.

(…) Il nostro unico incontro dopo anni:

la conversazione di due sedie

accanto a un freddo tavolino.

 

Altri amori

ancora respirano profondi dentro me.

A questo manca il fiato anche per sospirare.

 

(da “La musa in collera”)

Perché scrivo canti d’amore

così raramente?

Questa domanda già prima

me la potevi fare,

ma tu, come si comporta

ogni uomo indulgente,

aspettavi la scintilla

che in strofa s’accende.

È vero, taccio – ma taccio

solo per timore

che il mio canto in futuro

mi dia dolore,

che verrà giorno e d’un tratto

smentirà le parole,

resteranno ritmi e rime,

se ne andrà l’amore,

e sarà inafferrabile

come l’ombra di un ramo.

 

Ioanna

 

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