#sottole150: romanzi brevissimi, da Dagerman a Vonnegut

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Grazie ai lavori che impegnano le mie giornate ho modo di parlare con tante persone. Chi parla con me, inevitabilmente, si trova a conversare di libri o almeno di un libro.Quasi come uno scienziato mi soffermo a studiare le reazioni della gente davanti al mio ossessivo affermare che ho la necessità di leggere per sentimi viva e che il giorno in cui non lo farò più sarà quello in cui si potrà decretare la mia morte, almeno spirituale. Il panico e lo stupore sono la reazione. Il senso di colpa e la lunga, lunghissima, lista delle giustificazioni, come se non leggere o almeno, non leggere tanto sia un male inestirpabile. Tra le scuse ricorrenti vi è: “Ma io non ho tempo”. Beh, teoricamente neanche io. Non ho tempo di fare tantissime cose, non ho tempo di vedere tante persone. Ma qui parliamo di qualcosa di diverso, parliamo di identità, parliamo di istinto di sopravvivenza. Ogni volta che sento le varie scuse mi viene in mente Daniel Pennac e quel gioiello che è Come un romanzo, illuminante trattato sulla lettura, intesa come bisogno primario di ogni essere umano, diritto imprescindibile ma schiavo dei dettami dell’educazione scolastica e familiare, delle influenze sociali e della ristrettezza mentale di un tempo che ce la impone e non porta ad amare. Una riflessione sul tempo, sull’immaginazione, sulla libertà del lettore. Quello che rimane dopo aver concluso questo capolavoro è che “il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. Non rinunciate a vivere, a modo vostro naturalmente.

Con un’ora di lettura riuscirete a fare tutto quello che nel tempo di una giornata sarà sempre impossibile: viaggiare, incontrare tantissimi tipi umani e sensibilità, vivere vite che non sono la vostra, conoscere. A tal proposito ho deciso di rispolverare la rubrica #sottole150 in cui vi consigliamo libri brevi, da leggere in poco tempo, libri che non vi lasceranno più scuse, soprattutto perché sono bellissimi.

Inizio riproponendovi due libri di Stig Dagerman, straordinario autore svedese pubblicato da Iperborea, molto al di sotto delle 150 pagine.

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Il nostro bisogno di consolazione: qui, in pochissime parole, un quantitativo veramente minimo, è racchiuso uno dei pensieri più profondi, intimi e reali che un lettore possa avere il privilegio di incontrare. Il testamento spirituale di un investigatore della solitudine e del silenzio, del senso della vita e della scrittura. Tra le parole di questa sua ultima, folgorante e toccante opera troviamo le motivazioni del suicidio. L’irrequietezza di un talento che comunque non è stato sufficiente a esprimere l’essenza della sua anima, perché il valore di una vita umana non può essere misurato il viaggiatoredal talento. Prendetevi un’ora per leggere questo capolavoro.

Il viaggiatore: una raccolta di undici racconti, o meglio di “tragedie minori”, quelle della quotidianità fatta di acqua, paesaggi immobili come quadri improvvisamente scossi dai terremoti dell’imprevedibilità dell’esistenza. Le vite che attraversano questi silenziosi scenari sono quasi sempre quelle di bambini o adolescenti che improvvisamente scoprono l’ingiustizia del mondo. Quest’ultimo ha per base la disillusione, è senza possibilità di riscatto: non è solo un universo fittizio ma il vero modo in cui Dagerman prendeva coscienza della qualità dell’esistenza, lui che “appartiene alla famiglia dei Kafka e dei Camus, dei ribelli alla condizione umana”. Una prosa meravigliosa, un talento straordinario incapace di combattere senza soccombere contro la realtà.

Lasciamo la Svezia e trasferiamoci in Inghilterra. Qui incontriamo un’artista poliedrica e versatile, Kate Tempest: cantante, drammaturga, poetessa e scrittrice. A soli trent’anni si sta affermando come l’uragano che travolge il suo paese e “minaccia” tutto il mondo con le sue idee. Vi consiglio,

caos

Let them eat chaos/Che mangino caos (E/O Edizioni): un poema (e un disco) che racconta di vite giovani alla ricerca di un loro posto nella società che si rivela sempre più respingente e a caccia di una stabilità emotiva impossibile da raggiungere. Una Londra oscura, un mondo in rovina che piange i suoi figli e le sue creature. Le storie di uomini e donne insonni, tormentati e naufraghi nel caos interiore ed esteriore che li tormenta. Un libro commovente e durissimo, crudo ed estremamente umano allo stesso tempo. Una voce viva, vera, una donna che ha delle cose concrete da dire, dei temi profondi da affrontare, delle verità da gridare e che non ha nessuna paura di farlo.

Salpiamo ora alla volta del Nuovo Mondo e incontriamo due scrittori monumentali: Philip Roth e Kurt Vonnegut. Del primo vi consiglio,

animal

L’animale morente (Einaudi): pubblicato nel 2001, terzo romanzo con protagonista David Kepesh ormai anziano intellettuale che perde la testa per la giovane e affascinante Consuela Casillo, studentessa di origine cubana di uno dei suoi corsi. La relazione che instaura con lei diviene una vera e propria ossessione e la narrazione l’analisi di un tormento. Vi lascio una famosissima citazione che vi fa capire la portata del pensiero e dello stile di Roth;

L’unica ossessione che vogliono tutti: l’amore. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione.

Del secondo, invece,

vonnegut

Quando siete felici fateci caso (Minimum Fax): una raccolta di discorsi. Il commencement speech nelle università americane rappresenta un momento fondamentale a conclusione della carriera di studente; questi discorsi vengono tenuti al termine dell’anno accademico da personalità di spicco del mondo universitario, della cultura e della politica. Vonnegut ne ha tenuti quindici e Minimum Fax li raccoglie dandoci la possibilità di avere tra le mani una summa del pensiero di questo fondamentale autore americano. Sempre caratterizzati dal suo inconfondibile humor i discorsi di Vonnegut affrontano tematiche capitali come la politica, la società, l’istruzione e mantengono sempre viva la sua modernità, il suo occhio indagatore e il suo inconfondibile talento di narratore. Questo piccolo capolavoro cambierà il vostro modo di vedere le cose.

Elisa

 

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Alessandra ha detto:

    Incuriosita da Dagerman , prendo nota… grazie! 🙂

    Liked by 1 persona

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