DONNE CORSARE. Racconto dell’ultimo libro di Sandra Petrignani

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La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani è una biografia dettagliatissima e una ricostruzione minuziosa e puntuale della vita e dell’opera di una straordinaria narratrice, giornalista e donna. Petrignani è autrice, giornalista, intellettuale e biografa, ha molte delle caratteristiche che appartengono anche a Natalia. La prima parte del suo lavoro è dedicata all’infanzia della Ginzburg e alla sua famiglia d’origine. Nata a Palermo il 14 luglio del 1916, ultima dopo tre fratelli e una sorella, Natalia è figlia di Giuseppe, scienziato illustre ed ebreo triestino e della milanese e cattolica Lidia Tanzi. Un intreccio di parenti e amicizie illustri costellano la sua infanzia: da Montale a Drusilla Tanzi, da Turati ad Adriano Olivetti. Una giovinezza vissuta nel timore reverenziale della figura paterna, eclissata dalla gigantesca presenza della sorella che ruba l’attenzione della madre. Ad aggravare la situazione contribuiscono gli anni in cui cresce Natalia: sono quelli del delitto Matteotti, della marcia su Roma e della salita al potere del Fascismo. Ci viene raccontata una famiglia straordinaria, sempre circondata dal calore del mondo intellettuale che riconosceva in Giuseppe Levi il faro di una generazione. La narrazione ci dà la sensazione di poter essere seduti a tavola con loro, di veder Natalia che studia con la madre in casa e che fin da bambina trova rifugio nella scrittura, di ascoltare le urla del padre e le risate dei suoi fratelli. Almeno finché non arriva il vento gelido della Storia a cambiare le sorti del mondo.

Negli anni Trenta le cose mutano. La famiglia Levi è ebrea. Giuseppe e i suoi figli vengono arrestati e processati per antifascismo. Sono gli anni in cui si rafforzano i legami tra gli intellettuali, in particolare tra coloro che orbitano intorno alla casa editrice Einaudi. Tra questi vi è Leone Ginzburg: magistralmente narrato da Sandra Petrignani, di lui ci viene raccontata l’intelligenza straordinaria, l’opera letteraria, l’ardore politico e, soprattutto, l’uomo. La sua delicatezza si mischia a una forza d’animo e d’ideali che raramente sarà possibile ritrovare in altri uomini. Sembra un personaggio di un romanzo, magari uno di quei libri scritti dagli autori russi che lui tanto amava. Nel 1938 sposa Natalia. Insieme costruiscono una famiglia destinata ad affrontare enormi difficoltà, e lo fanno senza perdere mai il senso comune della loro esistenza: la voglia di narrare. Gli arresti, il confino e persino la detenzione nel carcere di Regina Coeli (dal quale non uscirà vivo) non fermeranno lo spirto di quest’uomo meraviglioso. Egli cambierà per sempre le sorti della vita di Natalia sia come donna che come autrice. L’ultimo degli insegnamenti che Leone lascia alla sua adorata moglie è “Sii coraggiosa”: la vita non smetterà di essere inclemente con lei portandole via quell’uomo ma anzi, quello fu solo l’inizio. Tra le eredità che Leone lascia a Natalia ci sono le sue strettissime relazioni con il panorama culturale a loro contemporaneo. Egli contribuì a fondare la casa editrice Einaudi insieme a quello storico gruppo di intellettuali di area socialista e radical-liberale, tra i quali: Carlo Levi, Foa, Bobbio, Vittorini. Fondamentale fu il rapporto di Natalia con Pavese.

Le conversazioni tra Sandra Petrignani e Ludovica Nagel ci danno memoria di quanto accadeva in quegli anni in casa editrice. Ma le vite lavorative travalicano nelle vite private, e così i legami tra queste figure ci vengono descritti come sempre più invischianti. Hanno condiviso non solo le idee ma anche la tragica realtà: le loro vite ci appaiono inscindibili. La biografa è molto convincente nel restituirci le figure di cui parla non solo come miti di un’epoca ma uomini e donne normali. Il ruolo di Natalia all’interno dell’Einaudi diviene, in maniera crescente e costante, sempre più influente. Lavorare esorcizza il dolore della perdita, della sconfitta. Inizia un periodo di grande sviluppo della sua figura professionale: è l’unica donna ad animare le riunioni dell’Einaudi.

Dagli anni Quaranta per lei diventa punto di riferimento Italo Calvino: con lui si confronta sul mondo, sul lavoro e sulla reciproca produzione; la loro è un’amicizia sincera, che non vive delle difficoltà che conobbe quella con Pavese, in quanto egli era troppo tormentato dai fantasmi del passato. Altra figura importantissima si rivela Salvatore Quasimodo, con il quale vive un intenso e breve amore che la lacera e la mostra, ancora una volta, umana e forte, tanto da rialzarsi e dedicarsi completamente alla scrittura. Cesare Garboli, Elsa Morante, Moravia, Giulio Einaudi vengono tutti raccontati dalla Petrignani in un catalogo di tipi umani necessari per conoscere meglio Natalia: aiutano a raccontarla e a raccontare il tempo in cui visse; tutti loro vengono caratterizzati (seppure sinteticamente) in maniera puntuale, tanto da riuscire ad avere un’idea precisa della personalità di ognuno di loro. Tutti hanno conosciuto gli anni turbolenti della guerra e, più tardi, conosceranno quelli folli che li seguirono: un misto di ricostruzione e nuovi inevitabili cambiamenti dei quali Torino e Roma furono protagonisti e con loro tutti quelli che vi abitavano, Natalia compresa.

Tra le persone che conobbe tramite la scrittura su rivista, negli anni Quaranta, quando le cose sembravano iniziare a cambiare e il pensiero ad allontanarsi dai ricordi nefandi, vi è Gabriele Baldini. Ci vollero altri dieci anni perché questo diventasse suo marito. Un uomo diversissimo da Leone con il quale lei era in una perfetta comunione di idee e di intenti. Gabriele viene descritto in questo saggio tramite le parole (tra gli altri) di Masolino D’Amico e quelle di Viola Papetti come una vera e propria esplosione di energia, un uomo vulcanico e infaticabile, con alcuni vizi importanti ma non per questo meno presente e fondamentale nelle vite di chi lo conosceva. Oltre ad essere stato un brillante e stimatissimo professore universitario, fu grande esperto di cinema e musica. Quasi sempre in disaccordo con quella donna che tanto amava e dalla quale ebbe due figli: due anime sfortunate, due casi cruciali nelle loro vite che però non minarono la loro solida unione. La sua prematura scomparsa, invece, rappresentò l’ennesimo lutto nella vita di Natalia, un’altra prova da superare, un’altra ricostruzione da affrontare.

Si apre ora un altro capitolo della vita della scrittrice. Ancora una volta un cambiamento. I figli sono cresciuti, Gabriele non c’è più e a lei resta solo la consueta ancora di salvezza: la scrittura. Inizialmente concentrata sul giornalismo, si allontana dall’Einaudi e poi mette in piedi l’idea di un romanzo, una storia lunga e articolata che ripercorre le tappe della sua vita e di quella della sua famiglia. Una sorta di autobiografia o forse sarebbe meglio dire un testamento da lasciare a tutti quelli che l’avrebbero letto per ricordare che tutto ciò che narra è stato ed è degno della memoria storica di una civiltà. Nasce Lessico familiare. Natalia ha avuto in tutta la sua vita (di donna oltre che di scrittrice) un unico obiettivo: dire la verità. Condivideva questa volontà nella scrittura con Leone, probabilmente da lui l’aveva appresa. E così decide di dire esattamente quanto è accaduto nella sua vita: non la volontà di autocelebrarsi ma la necessità di attingere a ciò che si conosce per essere costantemente onesti con il lettore, per sapere di cosa sta parlando, per essere vera sempre. Petrignani ci racconta di come il romanzo divenne immediatamente fondamentale, un best seller che la portò alla vittoria dello Strega e di come questo rappresentò la sua definitiva consacrazione nel panorama della letteratura italiana.

Natalia è stata una donna poliedrica: scrittrice di romanzi e commedie, ma è rappresentata anche nella sua veste di giornalista culturale e cinematografica, critica, editor, scout e parlamentare tra le fila del PCI. Interveniva con consapevolezza e cognizione di causa in moltissimi aspetti del vivere sociale: affrontò il discorso femminista prendendone le distanze e avanzando nuovi punti di vista; ripensò la sua fede religiosa, convertendosi al cattolicesimo ma mai abbandonando le sue radici ebraiche perché convinta che Dio sia in tutte le cose prima che in tutte le religioni; perseguì ideali politici conoscendo i reali cambiamenti storici; rivoluzionò il panorama culturale non dimenticandosi mai di essere umile. Una donna forte, sin dal suo aspetto quasi mascolino. Una donna appassionata e mai vinta dal dolore, impavida e coraggiosa, una vera corsara che portava nello sguardo una malinconia senza fine «come quella che avevo visto negli occhi di Cesare Pavese e di Ernest Hemingway» racconta Lalla Romano.

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg è un libro pensato, uno scritto ben congegnato e costruito su uno studio attento e appassionato: ogni archivio è stato setacciato, ogni indizio è stato seguito portandola a creare un’indagine labirintica attraverso i quasi ottanta anni in cui visse Natalia. Dalla prima battaglia combattuta, quella per la sopravvivenza durante il regime fascista, all’ultima, quella sulle colonne dell’Unità in cui difendeva la presenza del crocifisso nelle scuole, Ginzburg ci viene descritta come una donna che vive e combatte per ciò in cui crede. Nelle relazioni umane appare come un’amica sincera, un animo nobile e probabilmente proprio per queste caratteristiche tanto stimata: soffriva profondamente Natalia ed è forse per questo che viveva così intensamente. Una scrittura fluida e un ritmo delicato accompagnano tutta la stesura di questo saggio, lo rendono fruibile ed appetibile, quasi ipnotico proprio per quella capacità di narrare che appartiene in maniera viscerale a Sandra Petrignani: sembra di ascoltare una lunga confessione, un lungo dialogo tra le due donne corsare che ricorda tanto quelle lunghe interviste intime e timide che la Ginzburg rilasciò ad Oriana Fallaci.

Elisa 

Link al sito Neri Pozza: La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg 

 

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