Papaya, peperoncini e lime: ricetta per la “Papaya salad” di Elisa Macellari

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Editore: BAO (link al sito)
Prezzo: 21,00
Pagine: 232
Autore: Elisa Macellari

A volte le ricette migliori sono le più semplici. Non servono tempi lunghi o cotture eccezionali: bastano la qualità e l’equilibrio degli ingredienti. Un po’ come la preparazione della papaya salad, un piatto tipico thailandese, ovvero un’insalata piccante davvero speciale. Un cibo di quelli che si fanno ricordare, proprio come la bellissima storia raccontata e illustrata da Elisa Macellari, appunto “Papaya salad” edito da Bao Publishing. Ecco qui gli ingredienti per una graphic novel davvero gustosa:

1. “Due tazze di papaya acerba tagliata a striscioline”

In ogni ricetta che si rispetti c’è sempre un ingrediente principale e in ogni storia c’è sempre un protagonista. In questo caso parliamo dell’anziano Sompong, che durante un pranzo con i parenti arrivati a fagli visita nella sua casa a Bangkok, racconta alla nipote Elisa l’affascinante storia della sua vita. Una storia ancor più assurda perché vera, dato che l’autrice dichiara di essersi ispirata a fatti realmente accaduti, raccontati a lei da bambina e approfonditi in un diario di memorie. La storia di Sompong inizia a Udon Thani, la città in cui ha trascorso la sua infanzia, in una comunità povera, basata sul commercio dell’acqua piovana. Nel 1923 la sua famiglia decide di spostarsi: è solo il primo dei viaggi che il protagonista si trova ad affrontare, costellato di pericoli e di inquietanti segni premonitori. Tutto fa pensare a un cambiamento imminente, a una vera trasformazione.

2. “Due peperoncini”

Ma cos’è la vita senza il sapore di piccante che ci solletica la gola e solleva i nostri animi? Sompong dopo qualche anno diventa un ragazzo istruito e con la testa sulle spalle, ma sente una mancanza, il desiderio di conoscere le lingue, girare il mondo: è quello l’ingrediente necessario, l’imprescindibile sapore di cui ha bisogno la sua giovane esistenza. L’unica via d’uscita per ottenere una borsa di studio per l’estero è l’arruolamento nell’esercito, scelta difficile eppure sopportabile in vista dello scopo. Come in una favola Sompong ottiene il premio tanto ambito: volerà fino a Berlino, in Germania. Eppure la Storia invade le vite degli uomini in modi imprevedibli: è il 1939 e la Germania ha appena dichiarato guerra alla Polonia.

Sembrava che un certo Adolf Hitler stesse travolgendo i miei piani.

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3. “Il succo di un lime”

Eppure, nonostante l’amarezza della notizia, aspra come il succo di un lime, Sompong viene assegnato a una nuova destinazione, l’Italia. Un viaggio lunghissimo ed estenuante, che lo conduce, a ventidue anni, a Roma, città che lo affascina per le sue bellezze culturali e lo turba allo stesso tempo: è il 10 giugno 1940 e, immerso in una marea di persone, si trova per caso ad ascoltare la terribile dichiarazione di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia. L’Italia entra in guerra e da quel momento per Sompong inizia un nuovo viaggio, stavolta come luogotenente dell’ambasciata thailandese di Berlino. Tra bombe, esplosioni, distruzioni e innumerevoli privazioni, il giovane trova il coraggio di non arrendersi e la vita, in un momento così difficile, gli regala un nuovo ingrediente, dolce come non mai.

4. “Un cucchiaino e mezzo di zucchero di canna”

Fondamentale è l’incontro con la giovane Lek, figlia dell’ambasciatore, di cui Sompong si innamora all’istante. Da quel momento in poi le loro vite si intrecciano in maniera inaspettata e affrontano con coraggio le sorti della Storia. Gli americani infatti li catturano come prigionieri di guerra.

Mi sentii nuovamente colpito dagli eventi. Mi sentii colpito due volte… dalla sofferenza che quella situazione mi provocava. E dall’ostilità che questo generava in me. Mi ricordai allora di mia madre. Della sua solidità. Della sua calma. Del Buddha dorato. Delle api. Della papaya salad. Non era solo nostalgia. Non era solo un’ancora che mi sorreggeva durante le fluttuazioni. Quelle immagini lenivano le mie ferite. Anzi. Erano permeate così a fondo da costituire la mia stessa struttura.

5. “Un cucchiaio e mezzo di salsa di pesce, due cucchiaini di arachidi tostate, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di gamberetti essiccati, cinque pomodorini”

Senza più certezze, con la paura nel cuore e la mancanza di libertà, Sompong deve affontare gli orrori della guerra negli anni in cui la Thailandia si allea con il Giappone, anni oscuri segnati dallo spettro della bomba atomica, della morte che ovunque sembra impadronirsi del mondo. Eppure, in questo miscuglio di ingredienti che sembravano senza alcun senso, ognuno segue il filo del proprio destino, con un finale inaspettato e commovente.

Elisa Macellari, illustratrice italo-thailandese (nata a Perugia e di base a Milano) con la sua opera di esordio è riuscita a costruire un universo unico, fatto di sapori piccanti, aspri e dolci, come la vita stessa. I valori, la famiglia, la guerra, la centralità dei sentimenti, il bisogno di conoscere ed evadere dai propri confini, la scoperta dell’amore, i momenti di sconforto e la bellezza che l’esistenza regala anche quando tutto sembra ormai smarrito: sono tutti elementi che rendono questa graphic novel un prodotto editoriale egregiamente pensato, illustrato e confezionato (il libro stesso è concepito come una papaya che si “apre” e offre il proprio profumo al lettore, con la copertina verde e il taglio delle pagine colorato di un bell’arancione vivo). La passione con cui l’autrice racconta la storia di Sompong è percepibile attraverso la scala cromatica delle tavole, dalle tonalità rosseggianti di un tramonto senza fine al blu infinito che ricorda e sottolinea i lunghi viaggi oceanici, con un tratto che a volte privilegia il particolare, altre stupisce il lettore con disegni ricchissimi di elementi su cui fermarsi a riflettere. Un viaggio fatto di viaggi, una ricetta che alla fine soddisfa il palato del lettore che, statene certi, non si farà sfuggire questo piatto esotico e prelibato.

Ioanna

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